Menu 2

Venezuela: cosa significa la morte del giudice Anderson

L’assassinio a Caracas del giudice Danilo Anderson, segna un prima e un dopo. E non è un caso che sia contemporaneo ad un altro “prima e dopo”: quello della svolta a destra (sic!) della seconda amministrazione Bush.


Danilo Anderson, 38 anni, era il principale giudice che lavorava sui crimini commessi durante il colpo di stato dell’11 aprile 2002, fallito per la spinta delle manifestazioni popolari il 13 aprile che aveva riportato a Miraflores il governo legittimo. I golpisti, mentre lasciavano una scia di sangue di quasi cento morti, fecero in tempo ad essere riconosciuti dal Fondo Monetario Internazionale, dal governo spagnolo di José María Aznar e da quello statunitense di George W Bush. E anche su queste connessioni faceva luce il lavoro di Danilo.


Due anni dopo il governo di Hugo Chávez è infinitamente più forte nel paese, passando di vittoria in vittoria elettorale, dal referendum revocativo alle elezioni amministrative. Ma è infinitamente più forte nella regione. In due anni tutta l’America atlantica ha portato alla vittoria governi critici verso l’impero e amici del Venezuela bolivariano. Dopo quello giustizialista in Argentina e quello petista in Brasile, si somma adesso l’Uruguay del Frente Amplio. Questo giunge al governo con un mandato popolare forte accompagnato da un indirizzo preciso sancito dal referendum popolare contro la privatizzazione dell’acqua.


Il confronto adesso si trasforma in scontro. Negli Stati Uniti vincono infatti quelli che definiscono i governi progressisti latinoamericani come “Nuovo asse del male” e minacciano l’apocalisse. A Santiago del Cile domenica 22, George W Bush ha incoronato (doppio sic!) Ricardo Lagos leader naturale della regione, in barba alla storia, alla geopolitica e all’economia. Ma Ricardo Lagos, insieme al colombiano Uribe, che ammazza o fa ammazzare l’85% dei sindacalisti che cadono nel mondo, è l’unico uomo del sud che continua ad essere sacerdote ortodosso della religione del neoliberismo.


Il mese scorso il terrorista e organizzatore di squadroni della morte in Salvador e Nicaragua, Posada Carriles è stato amnistiato a Panamá e adesso sverna felice a Miami, giocando a golf con Otto Reich, l’uomo che ha gestito il colpo di stato in Venezuela. Contemporaneamente Bush riceve amichevolmente l’ex presidente Carlos Andrés Pérez -una fortuna alle Barbados- che da due anni spinge all’uso della forza contro il governo democratico di Hugo Chávez.


E’ naturale che sia venuto adesso il momento del terrorismo come penultima arma contro il Venezuela bolivariano delle scuole rurali e degli ambulatori nei ranchitos. Danilo Anderson era una specie di Giovanni Falcone venezuelano. E’ morto in circostanze altrettanto drammatiche, assassinato da quelle forze golpiste legittimate allora come oggi da Bush, Aznar e dall’FMI. Tra trent’anni la grande democrazia statunitense confermerà le nostre illazioni di oggi aprendo gli archivi agli studiosi. Ogni anno succede. Nel 2003 gli archivi di Washington rivelarono che tutto quello che per trent’anni s’era scritto sull’11 settembre era vero.


Tra trent’anni leggeremo di Danilo Anderson. Avrebbe avuto 68 anni Danilo nel 2034, quando la grande democrazia statunitense probabilmente ammetterà di avere armato i suoi assassini. Oggi, il suo assassinio, così puntuale, è molto probabilmente il primo atto politico della seconda amministrazione Bush verso l’America Latina.

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,