L’America integrazionista reagisce e si stringe intorno alla Bolivia, minacciata dal terrorismo secessionista finanziato da Washington e sull’orlo della guerra civile
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La situazione in Bolivia è drammatica. Nella giornata di ieri forze paramilitari facenti capo al prefetto (governatore) dell’opposizione del dipartimento di Pando, hanno provocato una strage di contadini che ha causato otto morti. Un altro grave attentato terroristico, con danni per 100 milioni di dollari al gasdotto che esporta il gas boliviano verso il Brasile, è stato condannato da tutti, meno che dal governo statunitense. Quell’attentato terroristico è parte di una strategia di destabilizzazione giunta al punto di non ritorno e che non colpisce solo la Bolivia ma tutta l’America latina integrazionista.
Ma la Bolivia non è sola: in un comunicato congiunto i governi del Brasile, del Cile, dell’Argentina e del Venezuela hanno affermato che “non riconosceremo nessun governo che pretenda di sostituirsi a quello democratico eletto dai boliviani e confermato in un referendum appena un mese fa con quasi il 70% dei voti”. Le parole più pesanti le ha usate il governo del brasiliano Lula da Silva: “il Brasile non tollererà, ripetiamo, non tollererà, nessuna rottura dell’ordine democratico in Bolivia”. La battaglia della Bolivia è quella di tutta l’America latina.
L’opposizione secessionista e golpista, dopo la durissima sconfitta subita nel referendum revocatorio dello scorso dieci agosto, quando il governo legittimo di Evo Morales sfiorò il 70% dei voti, ha scelto dunque la via del terrorismo e della guerra civile. Sta cercando di ripetere il 2002 venezuelano, quando un colpo di stato sanguinoso, appoggiato dai governi statunitense e spagnolo e dal Fondo monetario internazionale, fu però spazzato via in 48 ore da milioni di cittadini venezuelani scesi in piazza in difesa del governo di Hugo Chávez. La stessa sorte toccò alla serrata golpista contro la PDVSA, la compagnia petrolifera di stato. Anche il sabotaggio dell’economia del paese fu sconfitto dalla resistenza popolare.
La Bolivia democratica, appena ieri costretta a espellere l’ambasciatore degli Stati Uniti Philip Goldberg, accusato di organizzare e finanziare la secessione delle province più ricche del paese, ha i mezzi per difendersi. Nonostante la rappresaglia statunitense, che ha espulso l’Ambasciatore boliviano e quello venezuelano e tirato fuori dal cilindro accuse di narcotraffico per funzionari del governo venezuelano, la Bolivia democratica può contare sulla reazione in propria difesa di tutti i più importanti governi dell’America latina integrazionista.
Tutti insieme, senza i pudori e le paure che hanno contraddistinto per decenni le relazioni con le oligarchie delle diverse nazioni e con Washington che queste ha sempre appoggiato, il concerto latinoamericano si è unito intorno a Evo Morales per dire all’opposizione e a Washington che non è più tempo di colpi di stato in America latina. E’ esattamente quello che prevede la carta della OEA, (l’organizzazione degli stati americani): nessun sovvertimento di governi democraticamente eletti sarà più accettato in America. Anche in questo caso stride il silenzio del governo degli Stati Uniti, un silenzio che invece appoggia apertamente la sovversione violenta del governo legittimo boliviano. Ma dell’appoggio statunitense al golpismo e al terrorismo, statene certi, i giornali di domani non faranno parola e invece parleranno d’altro.
L’escalation è iniziata. Il governo brasiliano ha denunciato che la propria Ambasciata a La Paz sta da giorni cercando di comunicare con l’opposizione ma che questa, semplicemente, rifiuta qualsiasi contatto con il governo del più importante paese della regione. Il Brasile vuole trovare una maniera di alleggerire la situazione e aprire una prospettiva di dialogo. L’opposizione, manovrata e finanziata da agenzie statunitensi come la USAID e il NED, non vuole il dialogo perché vuole portare la situazione ad un punto di non ritorno, alla caduta del governo legittimo, al golpe o alla piena guerra civile.
Dall’Argentina la stessa presidente Cristina Fernández ha espresso la sua durissima condanna per “il sabotaggio terrorista” e “condanna le azioni violente promosse dalle autorità locali [dei dipartimenti controllati dall'opposizione] del quale si rende protagonista l’opposizione” ed ha affermato che “l’Argentina è fermamente decisa a difendere l’integrità territoriale boliviana e conferma il suo pieno e incondizionato appoggio al governo di Evo Morales”.
Con un discorso franco si è espresso in pubblico il presidente venezuelano Hugo Chávez (vedi video), anch’egli sotto rumor di sciabole e vittima delle continue ingerenze statunitensi, e già sopravvissuto al golpe dell’11 aprile del 2002. Chávez, come misura di solidarietà alla Bolivia, ha espulso l’Ambasciatore statunitense a Caracas e richiamato il proprio da Washington e con parole durissime ha dichiarato che sarà disponibile a ristabilire relazioni diplomatiche solo con il prossimo governo degli Stati Uniti: “gli statunitensi devono imparare a rispettare i popoli dell’America latina”.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
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Raffaele Della Rosa | 13 settembre 2008 08:06 | Rispondi
Ho però qui davanti un articolo di commento de LA JORNADA (ultimas)con una ambigua dichiarazione del capo delle forze armate boliviane, gen. Luis Trigo, in risposta alle dichiarazioni diChavez. Le FFAA rifiutano e sono in grado di respingere qualsiasi tentativo di eserciti stranieri di ingerirsi negli affari interni boliviani.
Il gen. Trigo pur condannando apertamente le violenze ed i gruppi che le hanno attuate e ribadendo l’appoggio delle FFA alla Carta Costituzionale non esprime però apertamente obbedienza ed appoggio al legittimo governo di Evo Morales.
Al quale peraltro è andata persino la solidarietà piena ed inequivocabile (almeno a parole) del governo messicano, il che è tutto dire….
Da parte sua l’opposizione golpista chiede al Presidente Morales di comportarsi con il Venezuela così come ha fatto con gli USA, ovvero di espellerne l’ambasciatore.
Credo quindi che le dichiarazioni di Argentina e Brasile, di fronte agli omicidi ed agli incendi di queste ore, non siano forse sufficienti a gettare acqua fredda sui golpisti-secessionisti. Non vorremmo rivedere quello che accadde in Spagna nel 36 e in Cile nel 73.
Ovvero le democrazie condannano i golpe ed appoggiano i legittimi governi costituzionali a parole (e nei fatti, debolmente e sotto banco) lasciandoli però di fatto soli a fronteggiare un conflitto SOLO APPARENTEMENTE interno.
Certo è che anche le storie rispettivamente di Brasile ed Argentina non autorizzano alcuna previsione ottimistica, se i governi chiedessero alle proprie forze armate di….ecc. ecc.
emanuele | 13 settembre 2008 14:59 | Rispondi
Poco fa sulle notizie in breve di RaiNews24 leggevo che anche l’Honduras ha espulso l’ambasciatore USA dal proprio territorio, tempi duri per gli yankees…
upuaut | 13 settembre 2008 19:23 | Rispondi
A proposito delle tensioni tra America Latina e USA, oggi a radiopopolare ho sentito una notizia di cui non ho trovato conferma e chiedo a Gennaro e a tutti i frequentatori del sito se ne sanno qualcosa.
Pare che gli USA abbiano una flotta che incrocia nell’Atlantico meridionale e che e’ stata equipaggiata per risalire i grandi fiumi, che nel continente sono assi portanti che penetrano all’interno di molti paesi. E’ comprensibilissimo che, se davvero fosse cosi’, la cosa susciti allarme nei paesi latinoamericani e sia vista come una possibile minaccia.
Qualcuno ne sa qualcosa?
Eliolibre | 14 settembre 2008 03:20 | Rispondi
Vera la notizia della presenza della flotta, non so se equipaggiata per risalire i grandi fiumi. Questo sarebbe l’inizio della fine perchè penso che questa volta non ritornerebbero indietro vivi! Quel deficente di Bush non si rende conto che glie le stanno suonando da tutte le parti, ci manca solo che si metta in America Latina! Forse non ha ancora smaltito gli effetti dell’alcol, la disintossicazione richiede tempi lunghi….
upuaut | 14 settembre 2008 16:06 | Rispondi
Mah, non so quanto la notizia sia fondata, ma di norma radiopopolare verifica le fonti.
Spero si tratti solo di una goffa manovra psicologica per far pressione sui governi latinoamericani…
Annalisa Melandri | 14 settembre 2008 17:20 | Rispondi
Forse parlate della IV flotta, è già presente e sta già pattugliando le acque latinoamericane, che quelle navi possano risalire i grandi fiumi mi sembra improbabile, ma volendo ne possono trasportare di più piccole e comunque nel caso avvenisse saremmo già ad un invasione in piena regola no? Per risalire i grandi fiumi si deve prima entrare nelle acque territoriali, credo…