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Ancora sulla concubina di Nassiriya

Ringrazio tutti per il dibattito così fecondo sviluppatosi sul sito su un tema che evidentemente ha toccato nel vivo. Tra l’altro il pezzo “La concubina di Nassiriya” è stato pubblicato sul sito di Libero (il fornitore di servizi non il quotidiano di Feltri) e lì ci sono stati oltre 300 commenti. Ma sinceramente mi risultano più importanti e graditi i vostri.

Quello che più mi ha sconvolto rispetto alla vicenda, oltre a quanto ho scritto, è stato che l’esponente più autorevole del centro-sinistra ad avere preso una posizione sul tema è stato Franco Grillini, deputato in quota ArciGay. Ovvero il silenzio assordante dei massimi dirigenti del centro-sinistra fattosi rappresentare -di fatto- da Grillini, contribuisce ancora una volta al tragico equivoco per il quale il problema delle unioni di fatto riguarda solo la comunità omosessuale e pertanto lì confinandolo.

Povero Fassino, non chiediamogli troppo. Ieri non poteva aprire anche questo fronte ed era impegnato ad arrotolarsi la lingua stigmatizzando chi ha usato le armi chimiche a Falluja e allo stesso tempo giurandogli lealtà.

Non solo è tragico che il centro sinistra abbia delegato proprio Grillini ma a questo punto c’è veramente un limite culturale che in questo dettaglio si esplicita nella classe politica e nella società. Nei 300 e più commenti su Libero ho notato per esempio che una quota importante di persone identifica l’unione di fatto con il matrimonio civile, come se ci fosse un’omologazione culturale che impedisse pensare ad altre forme di unione. Ora mi domando: a quale tipo di omologazione culturale ci riferiamo?

Qual’è l’omologazione culturale che fa comunque riferire al matrimonio consacrato l’unione “perfetta”? Questo paese da almeno tre decenni e dal divorzio in avanti è pieno di unioni di fatto, famiglie allargate e, a parte qualche sporadico parroco di campagna, o Storace che per risparmiare poche migliaia di Euro differenzia ancora tra figli legittimi e figli della colpa, non mi sembra che ci sia aria di pogrom verso il concubinaggio. Perfino su Rai1 in prima serata passano fiction con coppie omosessuali (aridaje la confusione) con buon successo di ascolto e se non ci fosse accettazione sociale per le unioni più o meno di fatto e il sesso extraconiugale cadrebbero tutti i mercati dei media, da quello cinematografico alle soap opera. Invece perfino Famiglia Cristiana, poi cristianamente si pente, mostra il culo. Se tutti fossero davvero scandalizzati, la TV dovrebbe trasmettere solo vite di santi, ma dopo l’outing dell’Abbé Pierre dovrebbero stare attenti anche con quelle…

Ed allora questo mondo che caccia via Adelina Parrillo e che si riferisce sempre e solo ad un solo modello di famiglia esiste senz’altro in un certo tipo di società anziana e conservatrice (ma scrivono sul blog di libero?) ma soprattutto corrisponde all’ipocrita finzione di mondo proposta dal cardinal Ruini insieme al concubino Fini e al concubino Casini.

A questo da aggiungere la polemica sulla RU486 dove da Storace a Ruini malinterpretano la Bibbia (Genesi) trasformando il “partorirai con dolore”, in “abortirai con dolore”. A chi giova? E soprattutto chi davvero li segue?

Ma quante divisioni ha davvero il Cardinal Ruini? Sarebbe a questo punto un elemento di chiarezza per il paese se qualche comitato etico, qualche “movimento per la vita” chiedesse un referendum per l’abrogazione della 194. Almeno, dovendo raggiungere il quorum, si aprirebbe davvero un dibattito nel paese reale, non tra Rutelli e Buttiglione a Porta a Porta o a Ballarò. Chi vincerebbe oggi un referendum sull’aborto?

Di sicuro c’è che Ruini dovette fare il gioco delle tre carte per vincere il referendum sulla fecondazione assistita, chiamando vergognosamente all’astensione (ovvero puntando ad una non sconfitta dei valori che propugnava) piuttosto che chiamare al voto contro (ovvero puntando alla vittoria di quei valori). Forse è per ciò che nessun Casini (Carlo) raccoglie firme per quel referendum. Ma se così è, perché il centro-sinistra tutto, da Mastella a Bertinotti è così succube dei voleri di un Vaticano che si permette perfino di sfottere sulla laicità dello stato “a patto che”, come Ratzinger dixit yesterday.

Quello del 12 giugno resta il momento più basso di questa vicenda dalla quale la laicità dello stato resta stritolata. Una legge promulgata dagli eletti del popolo e con l’appoggio della chiesa trionfante appena uscita dal funerale del secolo, che sceglie di rifugiarsi in calcio d’angolo per non vedere quella stessa legge abrogata da un popolo che si suppone fedele.

Davvero, ci vorrebbero eventi che facessero chiarezza ma da questa classe politica e da questa conferenza episcopale ci si può aspettare tutto meno che l’onestà intellettuale.

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