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Il razzismo territoriale è passato dalle parole alle pallottole, ma l’Italia preferisce non vedere

GastoneIl caso del neofascista Daniele De Santis (foto), che avrebbe aperto il fuoco con una pistola dalla matricola abrasa contro persone che avrebbe odiato “in quanto napoletane”, meriterebbe un dibattito pubblico finora deviato e occultato dai media. Quello registrato nelle ore antecedenti la finale di Coppa Italia a Roma è infatti un salto di qualità nel clima livido e intollerante contro una parte del paese, diffuso da vent’anni da parte della politica e dai media, e che trova nel calcio il suo più laido sfogatoio. Intanto migliaia di persone, come l’ustascia veronese Stefano C. nella foto in basso, si augurano pubblicamente la morte della più grave delle vittime di De Santis.

La tentata strage attribuita a De Santis ha tutte le caratteristiche per comportare le aggravanti previste dalla Legge Mancino per i crimini d’odio. De Santis (secondo le ricostruzioni), e i suoi eventuali complici, hanno pianificato un agguato con tecniche di guerriglia urbana, probabilmente apprese negli stessi circoli dell’estrema destra dai quali è partita l’imboscata. Più volte quegli stessi ambienti hanno colpito e spesso ucciso cittadini Rom, immigrati, omosessuali. Anche sabato hanno agito per odio contro un determinato gruppo sociale, rappresentato non da altri tifosi con i quali regolare i conti secondo un presunto codice d’onore, la cosiddetta “mentalità ultrà”, ma contro persone provenienti dalla città di Napoli, alla quale, come per altre “minoranze”, sono ormai sistematicamente associati disvalori: ignoranza, parassitismo, devianza.

Tutto ciò non è già più, da decenni, “questione meridionale”, che è tutt’altro problema. Siamo di fronte ad un bombardamento politico-mediatico ultra-decennale per indurre a credere che in Italia esista una parte sana e una malata: nord contro sud, partite iva contro pubblico impiego, eccetera. Tali semplificazioni, affatto ingenue e sempre politicamente conservatrici, impartiscono colpe e assoluzioni collettive (“ebrei deicidi”, “italiani brava gente”) e hanno eletto da tempo la capitale del Mezzogiorno a simbolo di tutti i mali del Paese.

ustasciaLa sofferenza e le difficoltà della città di Napoli sono innegabili e proporzionalmente più gravi della crisi che patisce tutto il Paese. La strumentalizzazione per trarre profitto politicamente ed economicamente dai guasti del Sud è evidente, dalle campagne “contro” della Regione Veneto per sottrarre turisti alla Campania alle prese con il problema rifiuti al tentativo di sottrarre quote di mercato all’eccellenza della mozzarella di bufala spacciando il succedaneo di latte padano come più sicuro. Nell’ustascia nella foto, che si augura la morte del “napolecane” Ciro Esposito “per risparmiare la pensione d’invalidità” trovate sintetizzati vent’anni di cultura dell’odio.

Tutto ciò è possibile in un contesto di marcata lumpenizzazione dell’opinione pubblica: con un sistema educativo in caduta libera, pochi laureati e ancor meno lettori, pochi in Italia sono in grado di leggere la tendenziosità dei media ed esercitare un pensiero critico scevro da pregiudizi, stereotipi, manipolazioni. Chi guarda la TV che propone “Genny ‘a carogna” come metastasi, sottacendo il caso “Gastone” De Santis, si fa spingere docilmente dal particolare al generale e da qui all’infezione dell’odio. È la logica disinformativa dell’allarme politicamente funzionale a far passare come parte della dialettica democratica le aberrazioni più disgraziate: i morti nel canale di Sicilia, procurati dall’odio leghista, i pogrom contro i cittadini Rom, le stragi di lavoratori immigrati, l’intollerabilità che Cécile Kyenge potesse essere cittadina italiana e ministra della Repubblica, le leggi discriminatorie contro gli insegnanti meridionali. L’avanguardia armata neofascista di sabato a Roma amplia ancora il campo. È auspicabilmente un episodio isolato, ma il contesto emulativo per nuove esplosioni o per scellerate vendette è presente.

Non prenderei un caffé col signor De Tommaso ma rilevo due cose: se il suo soprannome fosse stato “Mackie Messer” o “Jack the Ripper” avrebbe riscosso meno livori che come “Genny ‘a carogna”. Inoltre, nonostante i capi ultrà siano così a qualunque latitudine, è identificato dai media come simbolo della napoletanità, come fosse Totò o Roberto Murolo. A nessuno viene in mente, e meno male, definire “Gastone” come simbolo della romanità.

Per la cultura d’odio dominante De Tommaso è perfetto nel fornire ai media ago e filo per ricucire i cocci dello stereotipo andato in pezzi con le pallottole di De Santis e riorientare dall’inconsueta immagine del napoletano vittima a quella più rassicurante del napoletano carogna. Per arrivarvi i giornali si sono riempiti di ricostruzioni fantasiose nelle quali pistole con matricola abrasa appaiono magicamente sulla scena e gli aggrediti diventano aggressori. “La Stampa” di Torino ha addirittura incolpato della sparatoria un inesistente immigrato rumeno: un modo per rappresentare sia carnefice che vittima come corpi estranei devianti.

In tutto questo cosa c’entra il calcio? C’entra per due motivi. Il primo è perché resta una delle industrie più importanti del Paese e risponde a una storia popolare nella quale sono da sempre rappresentati anche i peggiori umori. Il secondo è che la squadra del Napoli, dopo un ventennio oscuro, va sempre meglio, forte di un management con una visione globale, fa quadrare i conti e rappresenta una realtà imprenditoriale di successo. È un Sud che funziona e che non va col cappello in mano. Se la lettura dell’opinione pubblica fosse appena più raffinata, il Napoli dovrebbe essere applaudito in ogni stadio. Al contrario, mettendo in discussione gerarchie considerate immutabili, dove il Nord sta sempre sopra e il Sud sotto, come i bianchi sopra i neri e gli uomini sulle donne, il Napoli destabilizza e genera rancore. La tradizione del disprezzo anti-partenopeo è lunga; negli anni ’80 gli azzurri erano accolti sui campi al grido di “terremotati”. Nel calcio di oggi (ma il discorso andrebbe allargato alla società tutta) la forma più visibile di tale livore, prima delle pallottole, è stata nei cori che si augurano la distruzione dell’intera città e una morte orrenda per milioni di persone, in qualche caso evocando addirittura la Shoah, accomunando la lava del Vesuvio ai forni crematori.

Quando le istituzioni hanno individuato in quei cori e in quegli striscioni una forma tipicamente italiana di razzismo da combattere, il razzismo territoriale, da parte del mondo del calcio e del complesso mediatico-industriale vi è stata la difesa corporativa dello statu quo. Complice degli ultras, una potentissima macchina mediatica, Sky, RaiSport, Mediaset, i quotidiani sportivi e non, si è incaricata di convincere l’opinione pubblica che la punizione delle espressioni d’odio mettesse a rischio lo spettacolo calcistico. Non era l’odio a rappresentare un pericolo per il calcio, ma la sanzione di questo. Invece di individuare e punire i colpevoli, il calcio ha fatto macchina indietro isolando le vittime, milioni di persone nate nella città di Napoli, macchiandosi di un riduzionismo criminogeno. Se le vittime si sentono offese da quell’odio ostentato e generalizzato, è perché non hanno senso dell’umorismo.

Forse la macchina mediatica non ha armato la mano di De Santis, ma, favorendo l’impunità del razzismo territoriale, ne ha legittimato l’azione: se in centinaia di migliaia sono liberi di auspicare la morte di milioni di napoletani, possiamo sorprenderci se qualcuno si armi per esaudire questo desiderio? Adesso che il livello dello scontro s’è alzato, chiarificando i termini e proponendo maggiori problemi di ordine pubblico, ci vorrebbe un colpo d’ali. E invece no, il trucido “Genny ‘a carogna” è un paravento perfetto: non siamo noi che siamo razzisti, sono loro che sono napoletani.

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39 Responses to Il razzismo territoriale è passato dalle parole alle pallottole, ma l’Italia preferisce non vedere

  1. Cercando di capire 6 mag 2014 at 10:00 #

    Sono d’accordo con molte cose ma non col fatto che il razzismo territoriale sarebbe rivolto solo al sud e più specificatamente a Napoli. Purtroppo esiste in tutto il paese, è una delle tipicità italiane odiare il vicino (con tutto che siamo anche un paese capace di grande solidarietà, è la nostra contraddizione) e individuare un “razzismo a senso unico” mi sembra il modo peggiore di affrontare la questione. Con l’aggiunta che il mondo delle tifoserie ha delle regole incomprensibili che non credo possano essere evacuate dall’analisi di quanto successo sabato sera. Ps: per quanto riguarda i cori disdicevoli, bisogna avere una griglia interpretativa di un certo livello per pensare ai forni crematori, le curve hanno modi meno complessi e più immediati, se di fronte avessero avuto fiorentini avrebbero cantato qualcosa del genere “Arno affogali col fango” ed è da ingenui pensare che i napoletani non facciano mai corri di razzismo territoriale rivolti sia a nord che a sud. Capisco però che ci si possa sentir feriti da quel canto collettivo che racconta a mio avviso la potenza di coinvolgimento dell’odio dell’altro, non tanto l’altro “territoriale” quanto dell’altro tout court.

    • Gennaro Carotenuto 6 mag 2014 at 14:39 #

      scusa anonimo, a me non risulta che se si gioca Udinese-Atalanta o Verona-Bologna si canti “Arno affogali col fango”. Le persone si frizionano col diverso vicino ma poi si uniscono contro i napoletani.

      • step 6 mag 2014 at 22:43 #

        ti assicuro che quando c’è brescia atalanta è una guerra, giusto per citarne una. le tifoserie lanciano inni di odio verso quelle avversarie in quasi tutte le partite, il problema degli ultrà e delle discriminazioni territoriali non è una prerogativa solo dei napoletani.

        • kowalsky 7 mag 2014 at 09:34 #

          credo che la differenza stia nel fatto che tutti si sentono in libertà di odiare, insultare, augurare la morte etc etc ai napoletani.

        • pio 7 mag 2014 at 11:30 #

          proprio la partita brescia atalanta è l’esempio più eclatante di come sia truccato il calcio in italia, non si gioca da 10-15 anni, guardacaso ogni volta che una delle due sale in serie A, l’altra scende in serie B, la violenza nel calcio è figlia del malessere sociale di questo paese, generata oltre che dall’ignoranza e dall’imbecillità che si sfogano contro i presunti più deboli, e colgono i loro motivi di sfogo dalla presunzione e dal potere dispotico che ci propinano da anni club come la juventus e il milan, che sfoggiano la loro superiorità in titoli e i loro successi, come unico motivo valido di partecipare alle competizioni, il motto stile juve vincere è l’unica cosa che conta, è la base dell’odio sui campi di calcio

    • libby 7 mag 2014 at 15:57 #

      Scusami credo che tu non sei bene informato… negli stadi si canta contro i napoletani anche quando non si ci gioca contro o non si lotta per lo stesso obbiettivo. .. esempio derby di milano

  2. stefano 6 mag 2014 at 16:14 #

    dott gennaro sono la persona della foto e la invito di togliere immediatamente i riferimenti personali in quanto non sono stati autorizzati dall sottoscritto e la invito a non pubblicare immagini personali. le.comunico inoltre che ho gia inviato 100 mail di scuse e frantesi per una si becera frase detta in un momento di impeto in quanto si accetta tutto ma non minaccia alle persone care. ho sbagliato. mi scuso stop
    sia gentile grazie /=\

    • Gennaro Carotenuto 6 mag 2014 at 16:26 #

      Vede, io l’immagine e i riferimenti li posso anche levare, da persona prudente quale sono. Ovviamente registro che è la millesima volta che frasi biasimevoli come le sue, una volte esposte alla luce del sole, vengono ridotte dall’interessato al rango di errore o scherzo. Però vorrei prima capire con lei, non contro di lei, perché mi odia e perché odia persone a causa della loro carta d’identità.
      grazie
      gc

      PS onde non ingenerare corti circuiti sappia che tornerò a leggere tra varie ore. Sto andando in archivio, noi al Sud sa com’è, si lavora.

    • savio 6 mag 2014 at 18:27 #

      Stefano sei un bel porco, per conto mio.
      Ti i miei riferimenti per querelare, se vuoi.
      Ci divertiremo un sacco, in tribunale. .

      • stefano 7 mag 2014 at 07:59 #

        io non querelo nessuno ci mancherebbe ho sbagliato io chiedo scusa cosa volete ? basta per favore mi sembra che si stia creando un caso nazionale
        se lei legge la pagina fb mia allora dove suoi compaesano pubblicano le foto di mia moglie taroccate con scritto di tutto …..ripeto basta e poi siete completamente fuori strada per quanto riguarda tutto il contesto

    • pio 7 mag 2014 at 11:31 #

      e fa na cosa mittiti na funa nganna

  3. stefano 6 mag 2014 at 16:38 #

    lei intanto levi che piu che prudenza è reato

    poi tornado alle sue belle parole è COMPLETAMENTE FUORI STRADA sia perchè non mi conosce come persona. nessun odio creda nessun atto di razzismo come dite voi ….

    gentilmente

    ps cosa centra se lei lavora o meno conosco la realtà napoletana sociale e territoriale a sufficienza.

    saluti e stia tranquillo

    • Gennaro Carotenuto 7 mag 2014 at 03:53 #

      Che fosse reato lo dice lei. Prendo atto che lei affermi di non odiarmi, né essere razzista e di conoscere la realtà napoletana. A volerla credere resta ancora più sorprendente capire come mai “in un momento d’impeto” desiderasse la morte di un ragazzo che credo non conoscesse di persona con una pallottola in una vertebra, Ma forse è meglio non indagare e finirla qui.

  4. Ernesto 6 mag 2014 at 17:41 #

    semplice..perchè è un lurido fascista…

  5. savio 6 mag 2014 at 18:29 #

    Fai bene a vergognarti.
    Fa male quando ci si mette la faccia e Stefano?

  6. savio 6 mag 2014 at 19:58 #

    Gennaro non togliere niente… se era su Facebook era pubblica..

  7. Marco Piacenti 6 mag 2014 at 23:51 #

    Vede Sig. Stefano, fortuna vuole che l’INPS non è tenuta ad erogare pensioni ai cerebrolesi e ai superficiali, altrimenti sarebbe Lei a stare a carico dello stato.
    Le Sue scuse sono false come una banconota da 30 Euro. È palese che sono figlie della paura, e questo non fa altro che qualificarla ulteriormente.

  8. Alessandro Boemia 7 mag 2014 at 02:04 #

    Mi limito semplicemente a sottoscrivere la sua lucidissima analisi. La penso esattamente come lei e sono preoccupato della mia stessa meraviglia. Meraviglia nel constatare che qualcuno ha il polso della situazione e che la memoria storica non è completamente estinta. Io credo che il degrado culturale del nostro paese affondi nell’avvento delle tv commerciali negli anni 80. Un appiattimento che come un cancro ha minato le menti italiane irreversibilmente. E la scuola ha fatto il resto.

  9. marcobinotto 7 mag 2014 at 11:22 #

    Sono completamente d’accordo Gennaro. La cosa che a me ha fatto piu’ impressione sia stata la scelta di enfatizzare, da subito, durante la diretta, la “violenza ultra'” nella curva (limitata al lancio di fumogeni e qualche petardo) rispetto alla gravita’ dell’attentato a Tor di valle. Anche se, forse perche’ meno implicato personalmente, io enfatizzo meno il “razzismo antimeridionale” ma hai scritto con estrema maggiore chiarezza quello che a caldo mi sembrava di individuare nei fatti e nella demonizzazione di De Tommaso a cui, scusami, permetto di rimandare:
    http://virusfera.wordpress.com/2014/05/05/il-paese-civile-e-a-carogna/
    http://virusfera.wordpress.com/2014/05/04/rovinare-la-festa/
    Grazie.

  10. francesco 7 mag 2014 at 11:29 #

    Anche io mi complimento per la lucidissima analisi. Media e ceto politico hanno deliberatamente scelto di mettere in primo piano “genni ‘a carogna” per orientare verso questa maschera, assunta a simbolo dell’inciviltà, la reazione emotiva a un fatto di sangue, per mettere in ombra le responsabilità degli apparati pubblici che avrebbero dovuto prevenire fatti del genere, per nascondere la complessiva incapacità della classe dirigente e così via. A questo modo, con una operazione mediatica nemmeno tanto raffinata, bensì becera, al’immagine della vittima è stata sovrapposta quella dell’incivile. Detto in volgare, manca poco che si formi un’opione pubblica più o meno così: di che vi lamentate voi napoletani, ve la siete cercata.

  11. Massimiliano 7 mag 2014 at 11:31 #

    L’articolo seppur ottimo è monco.il razzismo anti meridionale è uno strumento scientifico di propaganda adottato a far data della fine dell’800 dalle classi dirigenti c.d. risorgimentali fornendo in tal modo una piattaforma ideale per la colonizzazione del Sud Italia. In questo piano di “esportazione della democrazia” e denigratorio anti-borbonico (il c.d. “grido di dolore” di Vittorio Emanuele II, non a caso II di Savoia e non I d’Italia ) giocarono molto i Croce, i Poerio, i Niceforo essi stessi meridionali ( è un classico dell’ascarismo) da un lato e dall’altro la borghesia industriale settentrionale parassitaria e colonizzatrice per il tramite dello stato italiano ( basta leggere Gramsci ) ed il partito socialista che introdusse nelle masse operaie appunto il razzismo scientifico -antimeridionale – di Lombroso ( di cui purtroppo fanno macabra mostra le teste dei c.d. briganti legittimisti nel Museo di Torino). Basta leggere (tutto) e non solo quello che conviene Gramsci. E questa è una critica a tutti gli intellettuali c.d. di sinistra che si dimenticano di ricordare i suoi scritti sulla questione meridionale quando lo citano sulla medesima. Pertanto nulla di nuovo. L’Italia è uno stato fondato sulla soppressione di una parte geografica sull’altra e sulla trattativa ( ricordiamo Giolitti, ricordiamo lo stesso Garibaldi in Sicilia ed a Napoli) istituzionalizzante le varie mafie. E continua cosi’. Gennaro De Tommaso ( il suo cognome non e’ la carogna) purtroppo è suo malgrado il mostro, il napoletano lombrosiano antropofago e criminale per natura. Ciro Esposito quasi ammazzato da un fascista romano ben protetto da certi circoli romani tutt’al piu’un correo ( in quanto napoletano) in un parcheggio dove la polizia avrebbe dovuto esserci ma non c’era ma nei pressi di un covo di fascisti……Ma a Palermo il pool viene smantellato ed a questo serve lo “sputtanapoli”.
    Cordiali saluti.

    • Gennaro Carotenuto 7 mag 2014 at 14:24 #

      ringrazio, e ringrazio tutti. Un dettaglio: volevi dire “soppressione” o “repressione”?

      • Massimiliano 7 mag 2014 at 15:08 #

        Entrambe. La repressione della rivolta del popolo delle due sicilie puo’configurarsi nelle forme e nei metodi come vero e proprio genocidio.

  12. Francesco 7 mag 2014 at 11:54 #

    “Siamo di fronte ad un bombardamento politico-mediatico ultra-decennale per indurre a credere che in Italia esista una parte sana e una malata: nord contro sud, partite iva contro pubblico impiego, e -con l’aiuto di Carotenuto-

    DESTRA contro SINISTRA
    Fascisti contro Demo-cazzari neoliberali e filocapitalisti alla Tsipiras

    L’obiettivo è di far scannare gli italiani con la scusa dei neofascisti (in assenza di fascismo storico da oltre 70 anni) mentre i banchieri, amici degli amici di Carotenuto, esprimono il massimo della violenza possibile sulla nazione e sul popolo
    indebitandolo
    affamandolo
    inebriandolo di circo calcistico.

    Questo forum è funzionale al sistema.

    ‘Il più disgraziato e pernicioso prodotto del fascismo è l’antifascismo militante’ (Amadeo Bordiga, marxista)… quello alla Carotenuto.

  13. Fabio Senesi 7 mag 2014 at 12:06 #

    Sono d’accordo su tutto e mi complimento per il bellissimo articolo. L’unica cosa su cui dissento un po’ è la gestione che la federazione stava facendo del provvedimento contro razzismo territoriale. Dato che la stava applicando esclusivamente nei confronti delle tifoserie quando c’era di mezzo il Napoli. Questo creava una stortura dato che le offese (molto pesanti) che si sentivano nei confronti di Roma e i romani in tutti
    gli stadi d’Italia o quella dei fiorentini nei confronti degli juventini, e viceversa, passavano come se fossero di serie B o del tutto ignorate , o molte altre che fanno del tifo di campanile un pretesto per offendere. O si utilizza la regola per tutti allo stesso modo o diventa poco credibile il provvedimento stesso. Senza contare che il “punire tutti” per fare da esempio ad una tifoseria intera è sbagliatissimo. Io sono sempre andato allo stadio e non ho mai offeso nessuno, vedo la partita, mi diverto o impreco a seconda del risultato, poi torno a casa e la vita continua. Non capisco perchè debba essere punito come quelli che offendono con cori d’odio solo perchè stanno ad assistere allo spettacolo nello stesso mio settore. Mi è sembrato il solito provvedimento all’italiana senza capo ne coda. Penso infine che il male endemico di questo Sport non può essere risolto con provvedimenti simili, agendo solo nella parte finale del fenomeno tifo e delle sue degenerazioni ma iniziando a far svolgere gli eventi in strutture più adatte al calcio e più confortevoli responsabilizzando i tifosi stessi. Se non facciamo questo salto di qualità non risolveremo mai nulla ed allo stadio andranno sempre più solo i violenti, le persone per bene (che sono la maggioranza in tutti gli stadi) lasceranno il passo. Purtroppo.

  14. Alfonso 7 mag 2014 at 12:14 #

    Spero che tu non ti troverai mai in una situazione simile, in questo non è odio verso i napoletani ma odiare il prossimo. Questa persona meriterebbe la stessa sorte, ma noi siamo superiore è non auguriamo il male a nessuno

  15. Giulio G. 7 mag 2014 at 16:14 #

    Non tolga niente caro Gennaro. Tali persone, che si mostrano così come sono spogliate a nudo della loro parte umana e ragionevole (se ne hanno una) devono vergognarsi di loro stesse e farsi, come si usa dire a Verona, “mezz’ora ‘e scuorno”. In questo caso un paio d’anni.
    Immagino un supplizio all’Inferno dantesco per costoro. Camminare col nome della loro terra di provenienza scritto in su la fronte e ricevere pummarole, purtualli e cavericiori pirùti in faccia con sottofondo demoniaco urlante: ‘nguacchiato – per l’Eternità…
    Ovviamente solo un’ipotesi atta a sdrammatizzare il tutto; essendo napoletano da generazioni non provo rancore e disprezzo per alcun essere umano. Che Gesù Cristo abbia pietà di costoro.
    Un Napoletano col buonumore.

  16. Ivan 7 mag 2014 at 16:37 #

    Un ottima analisi della situazione in tutti i post, involontariamente anche in quelli del “caro” amico veronese.
    Permettetemi però di essere ancora più pessimista: l’attacco frontale alla cultura, dove per cultura intendo scuola e informazione di massa, ed al welfare portata avanti in questo paese da 25 anni da chiunque abbia governato e non, ha portato, tra le altre cose, ad un impoverimento economico e culturale delle masse, facendo assomigliare l’Italia alla Jugoslavia post-Tito. Una vera e propria opera di balcanizzazione ( antieuropeismo dilagante, separatismo interno, fascismo in generale).
    A questo paese manca solo la scintilla per scoppiare. A chi diamo l’accendino??

  17. Mauro Cortese 7 mag 2014 at 16:55 #

    Egregio “Sig. Stefano”
    sono napoletano e abito da 20anni in provincia di Brescia, conosco, ho conosciuto e conoscerò personaggi come lei… le sue scuse sono solo dettate dalla paura!
    E’ tipico dei codardi come lei… si vergogni e colga questa occasione per riflettere seriamente sulle sue posizioni.
    Colga l’occasione di per crescere come UOMO, mi creda ne beneficerà chiunque la circonda!
    Grazie Gennaro!

  18. savio 7 mag 2014 at 16:59 #

    Francesco te lo confermo. . I fascisti alla De Santis costituiscono la parte malata D’ Italia..
    Anche se non l’unica..

  19. Francesco 7 mag 2014 at 22:14 #

    Savio, il fascismo è nato a Piazza san Sepolcro nel 1919 ed è morto a Piazzale Loreto nel 1945. Data di nascita e di morte coincidono, nel bene e nel male, con il destino di un uomo: Benito Mussolini.
    Tra queste due date c’è stato il fascismo, un’esperienza della storia d’Italia, mentre dopo questa data NON c’è più stato fascismo, né fascisti, ma qualche povero nostalgico fuori dal tempo e dalla storia.

    Dal 1948 noi viviamo in una democazzarìa italiota, sotto costante occupazione USurocratica, con ben 120 basi militare installate sotto il culo e con una moneta senza sovranità.

    De Santis è un sottoprodotto delle periferie dell’Italia democratica e antifascista.

  20. Emiliano Rossi 7 mag 2014 at 22:53 #

    che ne dite del razzismo territoriale “buonista” di sinistra?
    Tweet di Laura Puppato:
    “intitolare lo stadio San Paolo di Napoli a Filippo Raciti”.
    Così i napoletani possono espiare le loro colpe, che fortunati.
    …cambieranno pure verso, ma a me sembra che puntino sempre di più verso il vaticano.
    ps. il termine buonista è veramente ridicolo, ma in questo caso coglie incredibilmente nel segno.

  21. Francesco 8 mag 2014 at 10:01 #

    Caro Savio,
    ti avevo risposto sul perché non posso considerare i tipi alla De Santis dei fascisti, ma il censore Carotenuto ha fatto il suo lavoro di pulizia etno-politica.
    Lui che detesta la marginalizzazione della dissidenza, ha tagliato le mie motivazioni rispetto all’antifascismo militante.

    • Gennaro Carotenuto 12 mag 2014 at 06:46 #

      Il “censore Carotenuto” è divertente… non ricordo quando ho cancellato o non pubblicato l’ultimo messaggio (molti anni fa) ma ogni volta che tardo mezz’ora nel moderare arriva uno sdegnato a darmi del censore. Vabbé.

  22. compagnodimerende 26 giu 2014 at 11:27 #

    Fin quando in italia non esisterà la certezza della pena avremo tanti Ciro Esposito, Gabriele Sandri e Filippo Raciti. Certo, questa volta è diverso, c’è una pistola, un partito politico, una ideologia, per quanto bizzarra, un questore, un prefetto, ed un ministro dell’interno che non disdegna di blandire il cadavere martoriato di una bimba di 13 anni per dare nuova linfa vitale alla sua rincorsa alla poltrona. C’è un percorso, lungo il quale, in vecchi edifici, precedentemente di proprietà della FIGC, si annidano e prolificano frange estremiste del tifo romanista. E la polizia….. Insomma è chiaro: è un omicidio di stato! Voluto quanto premeditato. Personalmente, il sentimento che attraversa il mio animo è quello di una vendetta cruenta, che produca altri morti, magari romanisti. Sono sicuro che come me ce ne saranno tanti che, traboccanti di rabbia, aspettano il passaggio del cadavere in riva al fiume.
    Ma quello che proviamo noi conta poco; noi siamo solo le pedine attraverso cui istituzionalizzare la nuova intifada. Sono decenni che la bramano, la cercano, la vogliono ma, almeno fino ad oggi, con scarsi risultati e molta “imperizia”.
    Sia chiaro, il “mostro” che ci accingiamo a combattere è forte, astuto e potente ma c’è una componente che gioca nostro favore: è accecato dall’odio etnico verso i napoletani. E’ lì che dovremo batterli. E’ lì che dovremo colpire. Fare dei Napoletani e di Napoli un corpo unico con una potenza devastante. Dovremo essere vigili, protestare, farci sentire, colpire con tutti i mezzi leciti a nostra disposizione per ottenere giustizia…se non vorremo altri Ciro Esposito.

  23. compagnodimerende 26 giu 2014 at 11:37 #

    Fin quando in italia non esisterà la certezza della pena avremo tanti Ciro Esposito, Gabriele Sandri e Filippo Raciti. Certo, questa volta è diverso, c’è una pistola, un partito politico, una ideologia, per quanto bizzarra, un questore, un prefetto, ed un ministro dell’interno che non disdegna di blandire il cadavere martoriato di una bimba di 13 anni per dare nuova linfa vitale alla sua rincorsa alla poltrona. C’è un percorso, lungo il quale, in vecchi edifici, precedentemente di proprietà della FIGC, si annidano e prolificano frange estremiste del tifo romanista. E la polizia….. Insomma è chiaro: è un omicidio di stato! Voluto quanto premeditato. Personalmente, il sentimento che attraversa il mio animo è quello di una vendetta cruenta, che produca altri morti, magari romanisti. Sono sicuro che come me ce ne saranno tanti che, traboccanti di rabbia, aspettano il passaggio del cadavere in riva al fiume.
    Ma quello che proviamo noi conta poco; noi siamo solo le pedine attraverso cui istituzionalizzare la nuova intifada. Sono decenni che la bramano, la cercano, la vogliono ma, almeno fino ad oggi, con scarsi risultati e molta “imperizia”.
    Sia chiaro, il “mostro” che ci accingiamo a combattere è forte, astuto e potente ma c’è una componente che gioca nostro favore: è accecato dall’odio etnico verso i napoletani. E’ lì che dovremo batterli. E’ lì che dovremo colpire. Fare dei Napoletani e di Napoli un corpo unico con una potenza devastante. Dovremo essere vigili, protestare, farci sentire, colpire con tutti i mezzi leciti a nostra disposizione per ottenere giustizia…se non vorremo altri Ciro Esposito.

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  1. Pixel Zoom | Il razzismo territoriale è passato dalle parole alle pallottole, ma l’Italia preferisce non vedere - 7 mag 2014

    […] Fonte: gennarocarotenuto.it […]

  2. Hai visto Scampia al telegiornale? - Gennaro Carotenuto - 28 giu 2014

    […] e denigratorio del quale si nutre quella cultura del disprezzo e del dileggio, se non dell’odio, nei confronti della città di Napoli e di cui è contaminata mezza […]

  3. Hai visto Scampia al telegiornale?Tribuno del Popolo - 30 giu 2014

    […] e denigratorio del quale si nutre quella cultura del disprezzo e del dileggio, se non dell’odio, nei confronti della città di Napoli e di cui è contaminata […]

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