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Nelle mani della Lega Nord. Italiani: "fujitavenne"

bossi_ditomedio Secondo le prime proiezioni sui seggi al Senato, Silvio Berlusconi avrebbe una maggioranza netta al Senato. Se i dati fossero confermati, con 166 seggi minimo (probabilmente circa 170 e la possibilità alla bisogna di cooptare 3 cuffariani dell’UDC) governerà questo paese per i prossimi 5 anni. Anzi, si sta profilando la più limpida e piena delle vittorie di Berlusconi in 14 anni.

Lo farà sapendo che la Lega Nord con almeno 22 senatori, lo condizionerà in ogni suo passo, che ne scriverà l’agenda, che detterà i tempi e la cultura di questo paese. All’interno del PDL esce debolissima la componente pseudosociale di Alleanza Nazionale. Gianfranco Fini vince le elezioni ma forse perde il partito. Si consolerà con il potere e forse con l’eredità, quando sarà, di Berlusconi.

Con il 5.2% sopravvive l’UDC, ma fallisce nella sua speranza di essere ago della bilancia e dovrà probabilmente rassegnarsi all’opposizione, particolarmente difficile per un partito nato per stare comunque al governo.

Il Partito Democratico perde le elezioni e riconsegna il paese alle destre (e quali destre!). Tuttavia ottiene un risultato cospicuo che non può essere qualificato come numericamente negativo. Non sarà facile per un partito che ha scelto di non attaccare direttamente Berlusconi fare un’opposizione dura a quello che si preannuncia come un governo ancora peggiore di quello che ha distrutto il paese dal 2001 al 2006. L’ottimo risultato di Di Pietro in questo potrebbe rappresentare un’ancora. Dalla giustizia e dalla questione morale, che una volta era berlingueriana e oggi è rappresentata da Italia dei Valori si può partire per quella che è, parliamoci chiaro, una traversata nel deserto.

Disfatta invece è l’unico termine spendibile per la Sinistra Arcobaleno che al momento non è neanche sicura del 4% alla camera. Esce con le ossa rotta il leader Bertinotti e la pretesa di campare sulla rendita di posizione dell’esistenza nel paese di un’area antagonista del 15%. Pur penalizzata dal voto utile è innegabile che solo un elettore su quattro di quell’area ha scelto la SA rifiutando un non progetto politico pensato per la sopravvivenza di quattro burocrazie. Gli altri si sono divisi tra i micropartiti, il voto utile al PD e l’astensione. Un disastro così completo non ha precedenti nella storia politica italiana e solo un azzeramento completo di tutte le cariche potrebbe far rigenerare l’area dove alligna (ma comincio ad avere dubbi) il meglio del pensiero critico di questo paese.

La frammentazione del quadro politico italiano (malattia soprattutto della sinistra) non sarà facile da domare: i micropartiti alla sinistra del PRC nell’insieme colgono l’1.5%, ma dalla Destra ai socialisti di Boselli, tutte le piccole formazioni raccolgono briciole che qualcuno consumerà.

L’Italia è nelle mani della Lega Nord prima ancora che del crepuscolo di Berlusconi. La società del Lombardo-Veneto impone all’Italia la sua ideologia, il proprio darwinismo sociale e la propria xenofobia. Come diceva Eduardo de Filippo oramai 30 anni fa: "fujitavenne", scappatevene.

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