martedì 07 settembre 2010, 08:56

Ma insegnare a Macerata è una diminutio?

Sia per quanto concerne le mie posizioni sulla lista antisemita, sia per quanto riguarda le mie posizioni sull’America latina, in questi giorni trovo scritto ripetutamente in giro con identico tono irridente “un professore dell’Università di Macerata si permette di dire che…”

Lo fanno, ma non solo loro, soprattutto quei giornalisti mainstream colti con le mani nella marmellata. Si sono passati la voce e lo ripetono come sono abituati a ripetere le veline di Langley o le loro fonti esclusive da Miami: “che vuoi che ne sappia di America latina uno che insegna a Macerata”.
Non potendo attaccare sul merito si attacca la sede, cosa che testimonia da sola la qualità di chi usa tali argomenti e quanto classista e limitata sia la loro testolina. Avessi detto che insegnavo nell’ultimo junior college negli Stati Uniti si sarebbero inchinati. Essere stato professore invitato e aver dato conferenze in svariate Università del continente (o sull’altro fronte conoscere tanto i territori occupati come Israele e scriverne da una dozzina d’anni) non conta nulla.

Invece insegnare di America latina all’Università di Macerata (e da lì scriverne sui giornali di 5-6 paesi latinoamericani e soggiornare per studio e lavoro in America latina varie volte l’anno da 15 anni a questa parte, e aver pubblicato decine di saggi e centinaia di articoli sul tema), sarebbe una diminutio?

Poveretti…



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RSS Feed for This Post 6 Commenti

  1. Annalisa Melandri | 14 febbraio 2008 13:44 | Rispondi

    Penso, ma non da adesso, che gli studenti della facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Macerata siano molto fortunati.

  2. reynamiranda | 14 febbraio 2008 16:03 | Rispondi

    Gennaro, la colpa è tua che vai in America Latina a studiare l’America Latina!

    Devi andare a Miami che loro si che sanno tutto!

  3. Martino Mai | 14 febbraio 2008 16:47 | Rispondi

    Io non ho mai capito perché gli pseudocorrispondenti dei grandi giornali stanno sempre a Miami o a Rio de Janierio o al massimo a Buenos Aires.

    Ma se sono così interessati a capire la realtà, perché non vanno a Caracas? Perché non vanno mai a Lima? O a La Paz o a Bogotà o altre capitali brutte, violente e difficili da viverci?

  4. Francesco Zurlo | 15 febbraio 2008 09:52 | Rispondi

    Ehi, chi l’ha detto che Lima e La Paz sono brutte? E violente poi…Anche messe assieme sono violente la metà di Rio de Janeiro..

    Rispetto al difficili da viverci sono invece d’accordo…Ve lo vedete un corrispondente del Corriere della Sera o de La Repubblica vivere in una città a 4000 metri sul livello del mare, dove la maggior parte delle case non ha ricaldamento, gli allacci alla rete fognaria sono spesso provvisori e il centro è sempre congestionato dal traffico?

  5. Celia | 15 febbraio 2008 15:53 | Rispondi

    Francesco, ma il senso del giornalismo non è quello?
    Come parlare di Cuba con le notizie copia-incollate dai giornali di Miami: ha senso??

  6. Iginio Roberto Calamita | 16 febbraio 2008 09:54 | Rispondi

    Ladran Sancho….

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