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Cose che ho imparato durante il viaggio in America latina di José Ratzinger

papafidel

In questi giorni ho evitato un’imboscata. Mi avevano invitato su RAI1 a dibattere di Cuba con gente carina come Aldo Forbice e Antonio Polito. Ho preferito di no. Le sirene televisive da tempo non bastano più rispetto alla dignità personale. Andrei al Grande Fratello piuttosto che farmi tenere da Polito e menare da Forbice o viceversa. Ma ho parlato a lungo con tante persone, in Messico e a Cuba, scritto e rilasciato interviste a chiunque me ne chiedesse. E ho osservato dalla distanza.

Quel che segue è un breve compendio di quello che ho notato in questi giorni. Intanto, a grande richiesta, godetevi la foto di Benny e Fidel (vestito da monaco benedettino, cosa che alimenterà le speculazioni sulla conversione) e la splendida vignetta di Paz&Rudy da Buenos Aires.

1) America Latina e Sudamerica  sono sinonimi. Chiunque parla spagnolo per i grandi media è sudamericano (compresi filippini e andalusi) e se provi a farglielo notare (salvo Luca Sofri, che infatti dirige il Post) ti danno dell’antiamericano perché un paese scrauso come il Messico non può stare in Nordamerica e il solo pensarlo è peccato mortale. Tu avresti voglia di dare spiegazioni da terza elementare (Nordamerica, Centroamerica, Sudamerica, Caraibi…) ma li guardi in faccia e ti fa davvero troppa fatica parlare al vento.

2) La tappa a Cuba era infinitamente più importante di quella in Messico vista appena come un antipasto. Se domandi perché ti rispondono che è ovvio che è più importante, se insisti a chiedere il perché ti guardano come un pellaio e non ti rispondono. Perché era più importante la tappa a Cuba?

3) A Cuba il papa avrebbe chiesto libertà religiose; e in Messico? La realtà è esattamente contraria a come la mettono i media. È in Messico che il papa è entrato a gamba tesa nella politica locale per chiedere (Cfr. La Croix ma anche i nostri articoli di presentazione) “libertà religiose”. Perché le libertà religiose in Messico non interessano?

4) L’incontro tra Ratzinger e Fidel è il momento clou del viaggio. Tu avresti voglia di far notare un po’ di complessità, le enormi questioni aperte per il cattolicesimo a Cuba, in Messico e in tutta l’America ma no… smaniano… si starà convertendo Fidel? Gossip religioso.

5) Se i giornali statunitensi (ma anche El País di Madrid) dicono peste e corna del viaggio del papa a Cuba, che solo servirebbe alla dittatura castrista e accusano il cardinale cubano Ortega di collaborazionismo col regime: MI-NI-MIZ-ZA-RE. Al di là della forma il Papa e Bush (Obama) hanno lo stesso obbiettivo di fondo: riportare la democrazia a Cuba. E allora perché sono così arrabbiati col papa? E perché non si può dire?

6) Risposta al punto 5. È inutile insistere sulle innumerevoli voci che dagli Stati Uniti parlano di inciucio Vaticano-Cuba. Tanto se noi non ne parliamo la notizia non esiste.

7) Un prigioniero politico a Cuba vale come 10.000 prigionieri politici in Messico (Ni hablar de Colombia u Honduras). Se ricordi che secondo Amnesty questi a Cuba sono UN-DI-CI, noi rilanciamo, sono tremila o tre milioni oppure tutto il cucuzzaro. La verità siamo noi.

8) Ma se un dissidente politico cubano critica il papa, GLIS-SA-RE. N’ze’po’ddi.

9) Però invece, se Yoani Sánchez fa un tweet  col cellulare dove dice che non ha campo sul cellulare (stesso): A-PRIR-CI-IL-TG!

10) Gli “arresti preventivi” sono una schifezza a qualunque latitudine. Anche a Cuba. Ma: a) vi basta un tweet per copincollare la notizia o fate qualche verifica? b) perché se gli arresti preventivi li fa la polizia danese, magari ai terroristi noglobal, applaudite?

11) La visita del papa è un po’ come un carnevale dove ogni scherzo vale. Per esempio ci si poteva sganasciare per il “tumore terminale” di Hugo Chávez. Cfr. Corriere della Sera. Il livello è inversamente proporzionale al pedigree della testata.

12) Ripetere “la sensazione è quella di fine regime” almeno una volta ogni tre righe e una volta ogni trenta secondi in caso di audio. Da 22 anni.

13) Ratzinger ha detto poche cose abbastanza evasive sia sui grandi problemi del Messico sia su quelli di Cuba. Non basta mangiare un po’ di carnitas dopo sette anni e dire “oggi mi sento messicano” perché qualcuno (che non faccia il giornalista) se lo creda. Speaking frankly, se avesse voluto, avrebbe potuto dire ben di più in un caso e nell’altro.

14) Eppure le cose banali dette sul Messico (se le hanno ascoltate, se le hanno capite) le hanno registrate con sciatteria e riportate senza enfasi. Quelle cubane se le compitavano ed esaltavano mille volte. Com’era quella che tradurre è un po’ tradire?

15) Guai a citare le vittime di padre Maciel in Messico e l’imbarazzo per un amicone di Maciel come Ratzinger, le poche parole sul narcotraffico e i 50.000 morti di una guerra criminale voluta da un governo appoggiato dal Vaticano come quello Calderón, i sette anni di attesa per questo viaggio (ma il papa ha sempre avuto nel cuore il Messico…), o il fatto che il viaggio storico a Cuba era quello di 14 anni fa (e allora che siamo venuti a fare?) e che 14 anni fa Cuba era isolata e oggi non lo è più (What?), o il fatto che 800 giornalisti stranieri a Cuba non sono stati capaci di fare una foto di bambini che chiedono l’elemosina. Guai parlare del dibattito nella società cubana (impossibile, non esiste) o del problema delle conversioni alle chiese protestanti in Messico… Comunista, antiamericano…

Bye bye Ratzi, è stato bello comunque, col sombrero e i pedalini rossi… mi sa che da queste parti non ci torni…

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