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Angelo Vassallo, così muore un italiano

20100907primapaginaIl Manifesto – Angelo Vassallo, ucciso per legalità

Lo hanno pedinato, seguito e bloccato, quindi hanno esploso almeno nove proiettili, probabilmente da due pistole diverse di calibro 9×21, centrandolo prima in pieno volto e poi infierendo su tutto il corpo. Colpi mortali che non hanno lasciato scampo ad Angelo Vassallo, 57 anni, il sindaco Pd di Pollica (Sa), freddato domenica sera tra le 9 e le 10:30. Il primo cittadino ambientalista convinto paladino di tante battaglie contro gli abusi edilizi è deceduto così mentre percorreva da solo sulla sua Audi una strada appena inaugurata proprio dal suo comune; il suo corpo è stato ritrovato riverso sul sedile anteriore dell’autovettura che aveva il freno a mano tirato e il finestrino abbassato. Segno che Vassallo volesse parlare ai suoi killer? Al momento il movente del suo omicidio, che gli inquirenti definiscono di estrema brutalità per un’area poco abituata alla violenza e oggi sotto choc, resta senza risposte.

«Se si privilegia una pista non si sa lavorare, però abbiamo due o tre cose da verificare», ha detto arrivato sul luogo del delitto il pm Alfredo Greco, a cui sono state affidate le indagini insieme al procuratore di Vallo della Lucania, Giancarlo Grippo. Poche parole che non lasciano trapelare molto, dalla pista delle beghe personali – Vassallo era contitolare di una società ittica – alle denunce a suo carico per estorsione e per reati contro la pubblica amministrazione che lo dipingerebbero come un personaggio controverso. Ma amici, compagni di partito, familiari, e i cittadini che lo avevano eletto per ben 4 volte, l’ultima lo scorso marzo, sono pronti a giurare sulla sua integrità e sembrano convinti che dietro all’agguato, viste le modalità, vi sia la mano della camorra.
Eppure Vassallo non si sarebbe confidato con nessuno, né si ha notizia di minacce o avvertimenti ricevuti negli ultimi tempi. Al vaglio dei magistrati ci sono delibere e appalti dal comune, l’ultimo più consistente riguarda il secondo lotto per la costruzione del nuovo porto di Acciaroli. «L’appalto però è stato già affidato senza problemi – spiega il vicesindaco Stefano Pisani che a stento contiene le lacrime – per i primi lavori abbiamo avuto delle tensioni con la precedente ditta appaltatrice, ma stiamo risolvendo tutto per vie legali». E anche Pisani non si capacita di questo delitto: «Il nostro territorio è completamente libero dalla camorra. Non riusciamo a capire, né a venire a capo del movente. A noi amministratori non aveva detto niente, ma era il suo carattere, ci teneva a mantenerci fuori da certe beghe». D’altra parte non tutti sono convinti che questa splendida area vicina al parco del Cilento non facesse gola alla criminalità organizzata. Tra questi c’è il procuratore di Torre Annunziata Raffaele Marino che conosceva bene lo stesso Vassallo perché da anni assiduo frequentatore di questo angolo di paradiso campano: «A me non ha raccontato di minacce ricevute – spiega – non perché sono un magistrato ma perché era nel suo carattere, molto deciso e convinto di conoscere bene la sua terra. Un portatore di legalità e credo che questa sua integrità anche un po’ ingenua lo abbia reso poco guardingo verso avvertimenti che immagino abbia ricevuto. Forse ha pensato di poter risolvere le cose da solo». Marino, che qualche mese fa ha ricevuto anche una lettera di minacce con proiettili per le sue inchieste nei comuni vesuviani, ricorda come la zona di Acciaroli sia da tempo oggetto di appetiti camorristici, da Cutolo al boss Fabbrocino, passando per il clan Nuvoletta ai Casalesi: «Vassallo aveva fatto del suo comune un volano di sviluppo per tutta l’area, dove cresce l’economia turistica con costruzione di alberghi, residence, villaggi. Ovviamente le mie sono solo supposizioni, ma le modalità del delitto, la premeditazione, il fatto che sia stato seguito, che i killer fossero almeno due, mi fa pensare a un agguato di camorra».
I magistrati ieri hanno sentito anche i familiari, la moglie Angela Amendola, che proprio domenica insieme al fratello di Vassallo ha scoperto il corpo riverso in una pozza di sangue, e i figli Giuseppina titolare di una enoteca e Antonio proprietario di un ristorante. Al lavoro anche la Dda di Salerno guidata dal procuratore Franco Roberti che cercano di districare la matassa di eventuali pressioni subite dal sindaco. E restano basiti anche i suoi assessori che ora si arrovellano su un piccolo particolare: Vassallo avrebbe infatti dovuto partecipare alla presentazione del film di Mario Martone a Venezia, «Noi credevamo» girato proprio nei luoghi cari al primo cittadino, ma ha rifiutato all’ultimo momento inviando al suo posto l’assessore alla cultura Palladino. Una caso o una pista? Fatto sta che la sua presenza al lido forse gli avrebbe evitato la morte. Ed è unanime il cordoglio del Pd, dai dirigenti locali a quelli nazionali, che chiedono si faccia immediatamente luce sull’assassinio.

Angelo Vassallo era attivo in Slow Food: era vicepresidente di Cittaslow, il braccio operativo, come diceva lui, di Slow Food. Guarda il video del suo intervento al congresso di Sloow Food Italia lo scorso maggio

Francesco Pilla, Il Manifesto

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