Thursday 09 February 2012, 14:00

Il compagno Fini?

fini10_int Qualcuno, perfino a sinistra, fa il tifo per Gianfranco Fini, non foss’altro che, come Bruto, avrebbe vibrato la prima coltellata a Cesare. Guardando i nomi degli oltre 40 parlamentari finiani (33 alla camera più una decina al senato) si vede però che più che la destra europea e moderna di “Fare Futuro”, quella degli Alessandro Campi e Sofia Alfano, è rappresentata un’accozzaglia di rautiani, qualche fascista non pentito, omofobi, cuori neri, tradizionalisti cattolici. E’ gente che a Fini deve la carriera più di quanto non la debba a Berlusconi ma che forse, le analisi politiche appaiono sottovalutarlo, più che andare “con Fini” va via “da Berlusconi”.

Li accompagnano altre schegge impazzite in uscita dal regime, come il fondamentalista liberale, ex-radicale, Benedetto Dalla Vedova. Il gruppone profila dunque non un’uscita dal PdL “da sinistra”, come invece molti credono, ma “da destra”, magari verso “La Destra”, ben più che verso un calderone centrista montezemol-rutellian-casinista che trovi una larga intesa col PD e magari poi accetti perfino Nichi Vendola come leader (il mondo dei sogni).

Lo strappo dei finiani non c’è stato sulla laicità o sui migranti, temi sui quali il Presidente della Camera ha a lungo solfeggiato lo spartito della destra moderna (a volte a sinistra dell’ectoplasma del PD incapace di posizioni originali), ma si è potuto consumare solo su una legalità declinata come legge e ordine.

Con cose banalissime i finiani si sono rifatti una verginità che il paese appare aver perduto per sempre. Sfonda una porta aperta Fabio Granata quando afferma che non potevano rimanere in un partito che ha come coordinatore in Campania un dirigente colpito da mandato di cattura come camorrista. Fa un’affermazione rivoluzionaria (sic) Gianfranco Fini quando dice che il garantismo non significa impunità. Ma da ben prima delle comiche finali e del predellino Fini e i finiani sapevano bene che Dell’Utri fosse un mafioso, Cosentino un camorrista, Berlusconi stia lì per le leggi ad personam e Bossi voglia sfasciare l’Italia. Eppure con questa gente hanno fondato un partito, vinto le elezioni, fatto un governo.

Anche senza negare i percorsi e le maturazioni personali, che si evincono per esempio da alcuni editoriali di Flavia Perina, chi sogna di costruire maggioranze future, magari solo “di transizione”, con i finiani potrebbe svegliarsi con amare sorprese.

Il profilarsi per la prima volta da trent’anni (bomba a Bologna, terremoto in Irpinia, Ciro Cirillo come spartiacque) di una pattuglia di destra legalista che inverte la deriva di rapina e di dissoluzione etica della nazione di quella parte politica con Berlusconi e già prima di Berlusconi, può essere comunque accolto come un fatto positivo. Lo è soprattutto tatticamente rispetto alla possibile caduta del regime berlusconiano.

Ma il campo politico, non solo la maggioranza, esce ulteriormente terremotato dalla novità. Siamo di fronte ad un panorama dove il solo punto fermo appare la Lega Nord. Né il PdL né il PD sono infatti ad oggi sicuri di avere un futuro come tali e solo la Lega ha progetto, forza, novità, purtroppo futuro. Un punto fermo che sta ispirando ad alcuni dirigenti del PD il piano suicida del rieditare la finzione della costola della sinistra garantendole il federalismo fiscale (qualunque cosa esso sia e qualunque sia il prezzo) in cambio di una seconda coltellata (mortale?) a Cesare. Chissà se ad oggi (allo stato attuale, farebbe dire La Russa a Berlusconi) il nemico prevalente è ancora Cesare e non sempre più Umberto. La ricerca di un nuovo accordo con la Lega per liberarsi di Berlusconi (e il berlusconismo che è in noi?) vuol dire non cogliere l’eversività weimariana della stessa ed eludere il problema della centralità di questa.

Intanto il bipolarismo, per chi ci credeva, è definitivamente abortito e il bipartitismo artificiale è rimasto nel mondo dei sogni del perdente con vocazione maggioritaria che condusse il PD alla rovinosa sconfitta del 2008. Né il maggioritario, né le liste bloccate, né svariate forme di premi di maggioranza sono riusciti a garantire governi stabili al paese. Nonostante ciò una legge elettorale infame e il controllo sostanziale da parte del regime del complesso mediatico rischiano in autunno o poco più in là (con o senza transizioni e larghe intese) di riconsegnare di nuovo il paese a Dell’Utri e Cosentino, Verdini e Gelmini.

L’illusione ottica delle larghe intese, il tatticismo del tutti dentro moderatamente, allungherà l’agonia del paese come ha testimoniato l’inciucio per l’elezione dei membri laici del CSM e in particolare di Michele Vietti. La sudditanza culturale della classe dirigente del PD al modello economico e il fatto che la classe dirigente (soprattutto locale) del partito si sia dimostrata non all’altezza politicamente e moralmente lo rende uno strumento di conservazione fino a vaneggiare (e come sennò?) nuove alleanze, una più centrista dell’altra. Come se Fini e i finiani fossero davvero usciti dal PdL “da sinistra”.



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RSS Feed for This Post 6 Commenti

  1. Raffaele Della Rosa | 2 agosto 2010 01:39 | Rispondi

    “il bipartitismo artificiale è rimasto nel mondo dei sogni del perdente con vocazione maggioritaria che condusse il PD alla rovinosa sconfitta del 2008″

    OVVERO

    Svanì per sempre
    il sogno mio d’amore…
    L’ora è fuggita,
    e muoio disperato…
    e muoio disperato…
    E non ho amato mai tanto la vita!
    Tanto la vita…

    :-) :-)

  2. Raffaele Della Rosa | 2 agosto 2010 01:59 | Rispondi

    La complessità della realtà politico-sociale-istituzionale è un tantinello più ricca (ad essere eufemistici) delle considerazioni che seguono ma….
    Il governo nazionale, in questa fase, è davvero il consiglio di amministrazione della borghesia ? o qualcosa di meno ? un momento necessario a legittimare decisioni prese altrove (v. vicenda FIAT-Pomigliano abolizione -quanto meno ridimensionamento- della validità erga omnes dei contratti colletivi, ristrutturazione in senso americano della contrattazione).
    La politica estera ingessata ed appiattita sugli USA, quella economica pesantissimamente condizionata dalla U.E., privatizzazioni ecc. ecc, alla fine ci rimane solamente la possibilità di fare leggi razziste, di stabilire il bilinguismo sulle targhe stradali ma non molto di più….
    Insomma il governo più che un CdA sembra uno schermo volto a far finta che il popolo sia, più o meno d’accordo, con le scelte che centri di potere neppure troppo occulti hanno comunque preso e comunque prenderebbero alla faccia di qualsivoglia governo.
    LA GOVERNABILITA’ NON E’ MAI STATA IN PERICOLO, ma si fa finta che non sia abbastanza garantita sia per squilibrare in senso ancor più decisionista le istituzioni cosiddette rappresentative, sia per giusitificare in un modo o nell’altro le inefficienze del nostro capitalismo colpevolizzando la macchina amministrativa pubblica che a tale capitalismo è sempre stata obbediente e funzionale.
    Questo non significa certamente che non vi siano contraddizioni…
    Ma vorrei sapere che cavolo possa rappresentare agli occhi di un lavoratore a reddito medio basso tutta la manfrina finiana, la richiesta di crisi di Bersani che non ha mai lanciato un’offensiva per l’alternativa a questa manovra.
    E sì con tutti i soldi che si fottono questi del PD potrebbero pagarne di manifesti che spieghino alla gente cosa contrappongono alle scelte del Berluska…. come se non ci ricordassimo la transizione LIRA-EURO.

  3. Raffaele Della Rosa | 2 agosto 2010 02:07 | Rispondi

    Proprio come avvenne il passaggio LIRA-EURO mi fece cadere ogni, sia pur condizionata speranza, swu Prodi, Bertinotti e compagnia….ma credo abbia anche impresso un marchio di lunghissima durata che ha favorito non poco la Lega che ha sempre criticato in chiave beceramente populista la scelta dell’euro.
    Si poteva scegliere l’euro ma monitorare i prezzi ed agire su di essi, che in Italia si sono alzati più che in Germania, con salari notevolmente inferiori….ed invece no…occorreva pagare il tributo agli anelli della catena distributiva….anche un bel po’ mafiosa in molti casi. Ed eccoci qua, a guardare disperatamente attenti le mosse e contromosse del delfino del fucilatore Almirante.
    Certo la politca è movimento…ma verso dove e come ?
    Pure la cacca si muove, nella colonna fecale….

  4. Luca Romeo | 2 agosto 2010 11:41 | Rispondi

    Di Fini mi basta ricordare il ruolo avuto durante il G8 di Genova, il fatto che su migranti e laicità dica cose civili, non di sinistra (perchè l’accoglienza e il rifiuto della teocrazia non sono cose di sinistra ma di civiltà umana, può essere di sinistra il modo di declinarne la gestione…), non cambia la sua natura, delfino di almirante è nato e delfino di berlusconi stava morendo.
    Sul Pd non mi dilungo, faccio solo notare che in italia, da sempre, per vincere un’elezione si aspetta il declino del governo attuale, mai si è provato a vincere grazie a progettualità e capacità proprie…

    E per chiudere, sarò di parte, ma personalmente non ritengo casuale il fatto che la peggior legislatura della storia repubblicana coincida con la prima in cui non sono presenti dei comunisti in parlamento…

  5. Alessandro Bruschi | 5 agosto 2010 10:39 | Rispondi

    Mi piacerebbe saper cos’è che cambiato,per Fini,dal 94.Qual’è stato il percorso politico che è culminato nella separazione,anzi nell’espulsione dal pdl.Forse prima il suo degno compare si era dimostrato diverso?Forse le strade si sono separate sempre di più nel cammino?Domande retoriche, ma anche per chi ha poca memoria,non basta essere cacciato dal sig. B.per rifarsi una verginità,e pure le recenti affermazioni sulla dignità dei migranti puzzano di ipocrisia,se uno ha partorito la Bossi-Fini.Purtroppo la memoria è corta e la cosa più deprimente è che la sedicente sinistra sia tutta in speranzoso fermento ad aspettare le mosse degli “ex” fascisti

  6. Raffaele Della Rosa | 5 agosto 2010 12:51 | Rispondi

    Francamente quello che è cambiato (ma anche quello che NON è cambiato) in Fini mi interessa assai poco. Due o tre giorni fa, guardando La7, ho avuto la sorte di vedere un dibattito tra La Torre e Stracquadanio…
    Nick La Torre, NLT, argomentava che il Pese sta vivendo uno stato di crisi gravissimo e dovrebbe essere guidato da persone serie…Silvio se ne deve andare ecc. ecc.
    In effetti il gruppo UNICREDIT ha parlato di 4700 licenziamenti e alla Telecom i sindacati ne hanno concordati 3900…insomma roba da far venire i brividi.
    Gli stessi slogan spappagallati da NLT ce li stiamo ritrovando sui manifesti ai muri….ma cazzo e stracazzo, mica dicono cosa dovrebbe fare, secondo loro, un governo serio.
    Se Berlusconi non fa abbastanza, o fa cose sbagliate, per fronteggiare la crisi, che per lui è addirittura in via di superamento, l’OPPOSIZIONE, dovrebbe strillare a pieni polmoni le misure che adotterebbe se fosse al governo, dovrebbe chiamare la gente a scendere in piazza non per sostenere il PD, l’IDV, SEL o qualche altro cacchio di sigla ma per chiedere al parlamento di adottare 1) 2) 3) ecc. ecc.
    Quando mai ? :-( :-(
    Allora se esistesse un’ opposizione di programma e non di poltrone anche un rottame come Fini potrebbe, in caso di necessità tattica, essere utilizzato…potrebbe, mica un obbligo…sia chiaro.
    Perchè chi sa quello che vuole lo dice e su quello fa accordi, ma l’opposizione non sa quello che vuole, SE NON TORNARE A TAVOLA, e chi volete che faccia accordi con gente così, magari appunto un rottame come Fini.
    Che poi non si stupiscano taluni, se D’Alema e Veltroni si troveranno scavalcati a sinistra dal delfino del fucilatore…al massimo potranno andare a frignare sulle spalle dell’ inFausto Pernigotti…di più e di meglio non meritano.
    :-( ( :-( ( :-( (

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