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Rafael Caldera

Rafael_Caldera,_1971 E’ morto a 93 anni a Caracas Rafael Caldera.

Democristiano, fu in casa sua che nel 1958 si gestò il Patto di Puntofijo che, dopo la caduta del dittatore Marco Pérez Jiménez, stabilì in Venezuela una democrazia dell’alternanza tra i democristiani del Copei, del quale Caldera è stato uno dei maggiori dirigenti, e i socialdemocratici di Acción Democrática.

Puntofijo fu un patto che da una parte salvò il Venezuela dalle dittature fondomonetariste che distrussero l’America latina negli anni ‘70 ma dall’altro rappresentò una morsa in grado di continuare a garantire per 40 anni il controllo delle straordinariamente corrotte élite sul paese.

Caldera fu presidente due volte, dal 1969 al 1974 e di nuovo dal 1994 al 1999 quando già il discredito di Acción Democratica era massimo e il Copei stava andando in frantumi e con essi la IV Repubblica spazzati via dal movimento partecipativo che faceva capo ad Hugo Chávez. Nel primo mandato, nei primi anni ‘70, Caldera si caratterizzò per una sorta di politica dei due forni. Da una parte si accordò con Richard Nixon e superò da destra la politica di non riconoscimento delle dittature latinoamericane alla quale aveva fino ad allora dato impulso Romulo Betancourt, il grande fondatore di Acción Democrática e probabilmente la figura politica più importante del XX secolo in Venezuela. Dall’altra si accordò con le guerriglie marxiste e legalizzò il Partito Comunista.

Nel secondo mandato successe a Carlos Andrés Pérez (AD) nel periodo più torbido della storia recente del Venezuela. Il mandato di Pérez, oltre che per il livello di corruzione tra i peggiori al mondo e nella storia (ne sa qualcosa Moises Naím, oggi opinionista dall’Espresso al TG1 ma allora Ministro e complice), per il massacro del Caracazo, del 28 febbraio del 1989, quando l’allora vicepresidente dell’Internazionale Socialista fece trucidare migliaia di persone ree di protestare contro i voleri dell’FMI e per il susseguente tentativo di rovesciarlo da parte del Movimento V Repubblica diretto da Hugo Chávez. Dopo quei fatti Pérez fu destituito dalla Corte Suprema per corruzione e da allora, “esiliato” (al modo di Craxi) negli Stati Uniti, non ha mai smesso di tramare contro il suo paese. Lo sostituì proprio Caldera che favorì i processi per corruzione e amnistiò Hugo Chávez, sancendo in qualche modo la legittimità del tentativo del 4 febbraio 1992 contro un governo, quello di Carlos Andrés Pérez, genocida e corrottissimo, che era già ben altro che democratico. Una volta amnistiato, come si sa, Chávez riuscì a portare a termine il progetto di arrivare alla V Repubblica in maniera costituzionale. Un uomo del passato, senz’altro, Rafael Caldera, ma che, al contrario di Pérez, seppe aprire le porte al futuro.

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