Friday 10 February 2012, 00:49

Di nuovo stallo e repressione in Honduras

hondurasmilicos Il terzo giorno dal ritorno di Mel Zelaya in Honduras è stato pesante come i primi due dal punto di vista della Resistenza popolare che sta pagando senza arretrare prezzi altissimi.

Di fronte alle grandi manifestazioni popolari per il ritorno del presidente e all’isolamento internazionale, la dittatura ha risposto con l’unica arma che conosce, la repressione.

Coprifuoco quasi continuo, almeno tre morti confermati da martedì, ma c’è chi ne calcola una decina, centinaia di arresti , feriti e denunce di sparizioni, soprattutto nella periferia della capitale Tegucigalpa dove l’esercito entra con difficoltà tenuto in scacco dalla Resistenza.

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RSS Feed for This Post 6 Commenti

  1. sabrina | 25 settembre 2009 17:49 | Rispondi

    Segnalo questa raccolta firme in proposito di Amnesty International: http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2612

  2. Doriana Goracci | 27 settembre 2009 23:26 | Rispondi

    Caro Gennaro leggo: (ANSA) – TEGUCIGALPA, 27 SET – Le autorita’ Usa hanno espulso oggi la figlia del presidente de facto honduregno Roberto Micheletti. Bianca Micheletti lavorava presso l’ambasciata di Tegucigalpa a Washington. Lo hanno reso noto fonti honduregne precisando che Bianca Micheletti e’ arrivata stasera all’aeroporto di Tegucigalpa assieme a due concittadine, Carmen Martinez e Gloria Alvarenga, anch’esse espulse dagli Stati Uniti”.

    Molti punti interrogativi, anche esclamativi.
    Sebbene di giovani virgulti sulle orme dei padri , ne abbiamo conoscenza anche noi.
    Cosa puoi dirci nel merito oltre la mossa?

  3. Mirco Baschieri | 28 settembre 2009 10:20 | Rispondi

    http://www.notiziedalmediooriente.it/?xstart=b&new=10572

  4. Doriana Goracci | 28 settembre 2009 10:39 | Rispondi

    Credo non ci sia bisogno di commento…ma constatazione dei fatti, si, partecipo.

    TEGUCIGALPA – Giro di vite sulle garanzie costituzionali e i media in Honduras: il governo de facto di Roberto Micheletti ha limitato i diritti sanciti dalla Costituzione per un periodo di 45 giorni, prevedendo anche la possibilità di chiudere i mezzi di comunicazione e dando più poteri alle forze armate per il rispetto “dell’ordine pubblico”.

    La decisione, che riguarda la libertà di riunione e di circolazione, giunge tre mesi dopo il golpe contro Manuel Zelaya che, dopo il suo rientro nel paese, lo scorso lunedì, si trova asserragliato nell’ ambasciata brasiliana di Tegucigalpa. Nelle ultime settimane c’erano state, d’altra parte, diverse manifestazioni a favore del presidente deposto, che ieri aveva lanciato un appello agli honduregni a marciare sulla capitale, come “offensiva finale” contro il governo golpista. Lo stesso Zelaya aveva poi definito, in serata, “una barbarie” le imposizioni di Micheletti, invitando il Parlamento a sospendere il provvedimento.

    Il decreto proibisce “ogni riunione pubblica non autorizzata” e le dichiarazioni dei media che vadano contro “le risoluzioni del governo” o possano alterare “il rispetto della pace e l’ordine pubblico”. Nel precisare che le forze armate sono autorizzate a sostenere la polizia “per garantire l’ordine”, il decreto prevede “l’arresto di chi viene trovato fuori dall’orario previsto (dal coprifuoco, ndr) per la circolazione, o di chi venga considerato in qualche modo sospettato di poter danneggiare le persone o i beni”. Alcune reti radio e tv, prosegue il decreto, “stanno diffondendo odio e violenza contro lo Stato, lanciando appelli all’insurrezione popolare. La Commissione per le telecomunicazioni è quindi autorizzata, tramite la polizia e le forze armate, a sospendere ogni radio, tv o via cavo che non rispetti i programmi dettati dalle presenti disposizioni”. Nel mirino di Micheletti sono già finite l’emittente Canal 36 e Radio Globo, più volte in queste ultime settimane oscurate con l’accusa di diffondere le notizie dei sostenitori a favore di Zelaya. Ieri, il governo golpista aveva dato al Brasile dieci giorni di tempo per spiegare in base a quali criteri ha permesso a Zelaya di rifugiarsi nell’ambasciata, da giorni circondata dai militari. L’ultimatum è stato respinto qualche ora dopo dal presidente Lula, il quale ha precisato che “se i golpisti entreranno con la forza nell’ ambasciata, considereremo violata ogni norma internazionale”.

  5. Luca Romeo | 28 settembre 2009 10:44 | Rispondi

    La situazione peggiora: http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/esteri/honduras/sospesa-costituzione/sospesa-costituzione.html

  6. jacopo | 28 settembre 2009 15:50 | Rispondi

    Mentre è in atto l’ennesimo macabro scenario del mai morto “Plan Condor”, cui stanno seguendo sparizioni, torture, prigionieri negli stadi, armi importate (da Israele?) e proibite dall’ONU, (perchè la guerra è un gioco dalle regole precise), mentre si cerca di stanare Zelaya con i gas (HTN: cianuro di idrogeno) e mentre gli USA, da un lato condannano il golpe di Micheletti mandando a casa i parenti del lombardo e dall’altro permettono che si compia questo gravissimo attentato all’umanità, i canali di informazione televisiva risciacquano la notizia fotocopiando la velina del giorno prima. Non ho visto nessun nostro inviato sul posto. Se Zalaya si fosse rintanato nell’ambasciata USA e non in quella brasiliana non si sarebbe certo permesso questo scempio. Finirà come in Cile ’73, con il bombardamento oppure sono già iniziati gli strazianti voli della morte, mentre quel piccolo paese centroamericano se ne sta lì, ignorato da tutto e tutti. Un piccolo punto di inchiostro che vale a malapena una cancellatura. E la sinistra? Nemmeno una manifestazione… troppo impegnati a “liberare” l’informazione. ¡Vergüenza!

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