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Martti Ahtisaari Nobel per la Pace

SVETLAphoto Dunque Ingrid Betancourt non ha vinto il Premio Nobel. Gli amici di Giornalismo partecipativo sanno che questa prospettiva né entusiasmava né scandalizzava chi scrive. Non entusiasmava perché sarebbe stato un premio Nobel soprattutto mediatico in un processo come quello colombiano dove migliaia di formichine lavorano veramente da una vita per una pace che resta ancora drammaticamente lontana. Non scandalizzava perché spesso questi premi devono sintetizzare in una persona una ferita e Ingrid Betancourt forse non ne sarebbe stata indegna.

Sicuramente Martti Ahtisaari è un premio Nobel meno telegenico, ma che incarna molto di più l’idea del lavoro costante per la pace e non quella dell’essere simbolo di una battaglia al momento perduta e perfino dimenticata da Ingrid. L’ex presidente finlandese, protagonista di numerose mediazioni internazionali, in Africa, nei Balcani e soprattutto quella che nel 2005 portò alla pace tra l’Indonesia e i ribelli di Aceh incarna sicuramente molto di più quest’idea. E la motivazione dà il senso del motivo per il quale gli viene assegnato: “per i suoi importanti sforzi, in diversi continenti e per oltre un trentennio, per risolvere i conflitti internazionali”.

Tornando a Ingrid in molti avranno notato la terribile acidità dell’articolo a pag. 17 di La Repubblica di oggi firmato da Anais Ginori. La si accusa di aver perfino (sic) convocato una conferenza stampa per oggi alle 12 a Parigi in caso di premiazione. Che è probabilmente quello che qualunque personaggio pubblico con un buon ufficio stampa avrebbe fatto in un caso del genere. Chissà, magari qualcuno in questo momento sta andando alla conferenza stampa di Ahtisaari con in tasca un invito stampato ieri. E allora? Un blister di Maalox per Anais Ginori.

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