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Messico, sui poveri le conseguenze della guerra al narco

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Qualche numero prudente sul conflitto in Messico, che non interessa a nessuno. Da quando l’11 dicembre 2006 l’ex presidente Felipe Calderón lanciò la sua guerra al narco (trasformando lo Stato in un cartello in più), i morti sono stati oltre 150.000 e circa 26.000 sarebbero i desaparecidos. Circa 280.000 persone si sono trasformate in profughe interne a causa del conflitto. La cosiddetta guerra al narco sta costando all’economia messicana 220 miliardi di dollari l’anno, il 17% del PIL della nazione di quasi 120 milioni di abitanti, il triplo di quanto lo stato investe in salute.

Il prezzo delle case nelle zone di conflitto è caduto del 40% (sono 400.000 le case abbandonate) e si sono persi l’1.5% dei posti di lavoro. Tra gli effetti della violenza, segnala il Banco Interamericano de Desarrollo (BID), ve n’è uno regressivo: non solo l’80% dei morti sono poveri, ma il conflitto ha ridotto drasticamente il valore dell’unico bene immobile posseduto dalle classi popolari, la casa. (Fonti principali Ansa, BID, IEP)

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