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Chevron condannata: pagherà 18 miliardi di dollari per l’inquinamento dell’Amazzonia ecuadoriana

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Confermata in secondo grado in Ecuador la sentenza che condanna la multinazionale petrolifera Chevron (fusa con Texaco nel 2001) a pagare un’indennizzazione di 18 miliardi di dollari per aver deliberatamente sversato nei fiumi dell’Amazzonia ecuadoriana 68 miliardi di litri di materiali tossici tra il 1972 e il 1992, uno dei più grandi disastri ambientali della storia (nella foto l’attrice Daryl Hannah).

Per il presidente ecuadoriano Rafael Correa “è la vittoria di Davide contro Golia”, per la Chevron, con insolita violenza, “è una sentenza dettata dai giudici politicizzati e corrotti ecuadoriani”. In realtà, la sentenza ecuadoriana è la conferma di un nuovo inizio della giustizia latinoamericana non più del tutto succube dei poteri forti anche se, secondo varie organizzazioni ambientaliste, pur pagando 18 miliardi di dollari la multinazionale uscirebbe benissimo dalla vicenda già che i danni reali supererebbero i 100 miliardi di dollari.

La vertenza dura da quasi 20 anni e nel 1998 il presidente neoliberale Jamil Mahuad, oggi latitante in Ecuador e rifugiato negli Stati Uniti, accettò un indennizzo dalla Chevron di appena 40 milioni di dollari. Questo, probabilmente frutto di corruzione, e poi dichiarato illegittimo, è uno dei principali argomenti usati dalla Chevron a sua difesa. Oggi deve pagare 450 volte di più.

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