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Dialogando dall’Ecuador all’11 settembre

Raggruppo in un solo post alcuni dialoghi arretrati con Massimo di Sarno sull’Ecuador, con Furio Detti su lutto e militarismo, con Mauro Pigozzi su Diego Maradona e Lapo Elkann, con Werner Salomoni sugli Stati Uniti, con Attilio Bongiorni sul neofascismo, con Luciano Foglia sull’11 settembre.

Costituente in Ecuador

Massimo di Sarno: Volevo ringraziarla per aver speso due parole sul referendum in Ecuador; come sempre, i nostri attenti e puntuali mass media non hanno minimamente menzionato la notizia. Capisco che il paese sudamericano non sia considerato "strategicamente fondamentale" per le sorti dello stivale, ma la schiacciante vittoria del Sì all’assemblea costituente, inquadrata nel contesto generale di svolta che attraversa tutto il continente, meritava un pò di attenzione. Io sono legato all’Ecuador, vi ho lavorato alcuni mesi in programmi di assistenza agli anziani, nel 2004. Le dico questo perchè se penso alla situazione che viveva il paese solo 3 anni fa, non avrei mai potuto immaginare un cambio del genere in così poco tempo. La gente sembrava sfiduciata e rassegnata solo al dover emigrare. E invece… comincio ad essere ottimista anch’io.

I funerali del soldato

Furio Detti: complimenti per l’articolo, un’analisi che definire lucida, rigorosa e puntuale, è poco.
su un solo punto – e glielo dico come (ancora, a dispetto degli eventi e dei necessari distinguo) uomo della destra radicale ed estrema – credo che la sua vista non sia andata a fondo.

non credo che l’Italia sia immune dalla pulsione bellica in sé, anche se aver visto la guerra in casa la rende culturalmente molto diversa da USA e UK, impossibile negare questo condizionamento storico, culturale e sociale – credo che la repulsione per la retorica di guerra sia connaturata all’indole nazionale.

Lo è solo perché l’italiano non si impegna mai in faccende che richiedano gravità assoluta, serietà assoluta, dedizione assoluta, e odia tutto ciò che sa di irrevocabile e definitivo. Siamo un popolo non di guerrieri ma di negoziatori, in senso mercantile e più latamente umano. noi abbiamo un bisogno eterno dell’uscita di sicurezza, della possibilità di tornare indietro, di rivedere le posizioni assunte. e credo proprio che a creare questa nostra indole sia stata la storia della Penisola: terra sempre contesa, mai precocemente inquadrata in una autentica comunità nazionale, linguistica ed "etnica", sempre esposta all’arbitrio e all’effimero di dominazioni e apparati troppo poco radicati e troppo poco duraturi per imporsi.

Non conta tanto una presunta (e direi inesistente) identità biologica e "razziale" (irrilevante e assai labile anche nel caso di popoli relativamente omogenei e isolati, quali i Baschi, i Finnnici, gli esquimesi o altri…). Conta quello che si è disposti a credere di sé stessi. e a fare per mantenere l’identità culturale. un Francese o un Tedesco, nel bene e nel male credono all’identità forte del popolo come nazione. anche nel caso dell’illusione razzista, a muovere le masse non è stata la vera appartenenza biologica, ma la rappresentazione culturale che le  varie comunità di uomini hanno o volevano avere di sé stessi.

L’italiano, semplicemente, non ci crede. non crede alla guerra e neppure alla pace in quanto valori assoluti e condizioni da perseguire con volontà e determinazione. Il Fascismo con la sua retorica è stato onestamente figlio – non ho problemi ad ammetterlo – di un esperimento artificioso, artificiale e assolutamente strumentale: la creazione dell’identità nazionale, intesa come sentire profondo e "geneticamente" radicato come (auto)convinzione un un popolo.

Il Risorgimento è stato praticamente la storia di questo Frankenstein romantico e artificiale, vero altrove, perché romanticamente si credeva davvero nelle nazioni come popoli, falso e ciarlatanesco per necessità storica in Italia, dove un mosaico di popolazioni campaniliste e divise non poteva accogliere come su terreno fertile quel seme. L’italiano è allergico per natura a questo sentire. lo ama solo come facciata, retorica, maschera, baracconata. non a caso è un sentimento che emerge forte solo nel campo ludico e nelle superficiali manifestazioni dell’apparire: lo stile italiano, il calcio italiano, il maschio italiano, lo stile italiano, il bello italiano…

In questo senso, certo che anche Lei concorderà con me, Mussolini aveva ragione nel dire – alla fine dei giorni di Salò – "Governare gli Italiani non è difficile: è semplicemente inutile", e credo che per ‘governare’ egli intendesse imporre e radicare un senso di appartenenza  e del dovere – se e quanto strumentale ognuno sia libero di deciderlo – nazionale.

l’Italia è una nazione di negoziatori e tiramolla, che alla vista delle prime assunzioni di responsabilità, lecita o criminosa, si tira monumentalmente indietro. occorre accettarlo. forse è stata proprio questa la caratteristica autenticamente italiana. Siamo il camaleonte che cambia colore, non la tigre le cui strisce restano impresse nonostante attraversi un fiume in piena. Forse sarebbe l’ora di accettarlo e iniziare a vivere autenticamente.

Maradona e Lapo Elkan

Mauro Pigozzi: Cosa ne pensi della vergognosa immagine in prima pagina della Gazzetta dello Sport di sabato sul grande Diego? E’ proprio vero, più uno è lontano e indifeso, più la stampa italiana lo massacra! Per caso ricordi uno stesso trattamento per Lapo Elkann? Ma in effetti è più facile prendersela con un Maradona o con una Kate Moss, che non sono padroni di giornali! Se fossi in Gianni Minà prenderei una posizione durissima sulla vicenda, visto che quando la Gazzetta doveva vendere i DVD di Minà dedicati a Maradona, dubito che il direttore Verdelli avrebbe fatto una prima pagina del genere!

Il monumento violato

Attilio Bongiorni: In questi giorni, qualcuno ha imbrattato con croci celtiche il monumento alla Banda Piccoli. Se potessi spiegherei a chi lo ha fatto perchè quelle pietre e quelle scritte sono lì. Perchè forse semplicemente non lo sanno. Un brano alla fine del libro Il filo della Memoria così recita: "Con questo lavoro ho inteso narrare la coralità della partecipazione degli uomini e delle donne della mia terra alla lotta in difesa della democrazia, lotta dura e lunga per la sua rinascita e per riconquistare la libertà perduta."

Loro sono fatti così

Werner Salomoni: Con tutti gli errori che pure hanno commesso e continuano a commettere… gli Stati Uniti rappresentano un baluardo della democrazia nel mondo e se non ci fossero stati in certe epoche tutti saremmo oppressi: vuoi dal nazismo, vuoi dal comunismo, vuoi dal fondamentalismo islamico. Non è un’attenuante per gli errori che hanno commesso: ma sarebbe meglio concentrarsi maggiormente sulle atrocità della Cina, dell’Unione Sovietica, dei paesi islamici e della cultura fondamentalista, di certi paesi africani E… per favore… non diciamo ancora una volta che è colpa del colonialismo perché sono loro ad essere così come noi siamo fatti così…

Gennaro Carotenuto: sono interessatissimo. Fatti come?

11 settembre

Luciano Foglia: A mio modesto parere, qualsiasi commento di politica internazionale non può prescindere oggi da una precisa presa di posizione sui fatti dell’11 settembre.

Ho recuperato dal sito questo tuo accenno di quasi due anni fa:

Pentagate
  martedì 20 settembre 2005  – 07:47:49, in Blog in italiano,
Non sono mai stato fautore della tesi del complotto sull’11 settembre (2001) come non ho mai creduto a quelli che sostengono che gli statunitensi non siano mai andati sulla luna.

Effettivamente però, la storia del Pentagono, dove non è disponibile nessuna foto dell’aereo che si suppone vi si sia abbattuto, resta sorprendente.

(…)

Naturalmente e si capisce io sono invece convinto che il complotto vi sia stato e che sia evidente.

Ci sono il movente ed una montagna di indizi. Nessuna prova perchè nessuna autorità ha voluto ricercarle. E’ ovvio che non pretendo che tu concordi ma se posso permettermi,  affermare "non sono mai stato fautore della tesi del complotto" è un po’ giocare a nascondersi. Io credo che non si possa non avere un’opinione forte su questi fatti. Ma può essere che nel frattempo tu abbia maturato convinzioni più precise.

Gennaro Carotenuto: Caro Luciano, continuo a essere agnostico. E penso che l’intenzionalità che si cela dietro la reazione all’11 da parte degli Stati Uniti sia più che sufficiente per esprimere un giudizio compiuto senza mettersi nella strada senza uscita del complottismo.

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