Mentre la Gallina Maddalena dice che il nuovo Partito Demagogico sarà socialista e liberale, l’Infausto Libertinotti propone per la futura Europa Sinistrata un programma il cui motto sarà: “Lasciar fare alla pianificazione…!”.
Davanti a simili esternazioni, la platea dei Sofri, che “sofrono” molto per non poter più essere dei piccolo borghesi come gli altri, a causa di un passato da rivoluzionari di professione da fighetti quali erano ieri e ancor di più oggi, discutono di King, di Gandhi, di Habermas, di Bernstein e della famosa citazione capovolta, “il movimento è tutto, il fine è nulla”, capendo per altro ancor meno del suo significato: “il movimento, il bernsteinismo, l’opportunismo da Partito Demagogico è la fine di tutto”, la fine di chi, in nome di chissà quale movimento, non è mai andato da nessuna parte, ad esclusione di dove tira il vento. E il vento tira sempre a destra, dove vuoi che tiri?
Al di là delle raffiche, va precisato che un conto è il revisionismo alla Bernstein o alla Kautsky, e un conto è il revisionismo da Partito Demagogico. Nel primo caso, infatti, il revisionismo parte da una “prima visione” a cui nessun opportunista si è mai permesso di mancare, nel secondo invece il revisionismo non nasce né da una prima né da una seconda visione, ma riflette direttamente la mancanza di un qualunque segnale d’uno oscurantismo peggio che medievale che solo la voce del Rinascimento operaio potrà rimettere quanto prima al suo posto:
O il fine è tutto, o il movimento è fermo. Perché il movimento operaio, o è rivoluzionario o non è niente!
Qua, dall’orlo estremo di un’età apparentemente sepolta, sarà bene parafrasare la più grande rivoluzionaria di tutti i tempi perché, tra le tante mezze calze nominate (King e Gandhi esclusi) a sostegno della loro mediocrità, tutti i rinnegati della nuova bolsa sinistra, non si scordino proprio del tutto le loro origini: «È Bastato che il Partito Demagogico aprisse i battenti, per capire che non aveva altro da dire e da fare che richiuderli subito» (da Riforma sociale o rivoluzione? di Rosa Luxemburg). E già che ci sono, i nuovi rampolli, si ricordino anche da dove nasceva e quale ne era, per questa grande rivoluzionaria, la caratteristica principale del bernsteinismo: «L’avversione contro la “teoria”. L’opportunismo non è in grado di costruire una teoria positiva capace di sostenere in qualche misura la critica». Da qui l’ipocrisia con cui si mischiano, tra le altre cose, socialismo e liberalismo. Ipocrisia che non è di Carlo Rosselli – preveniamo le eventuali obiezioni – ma solo degli eterni opportunisti, cavalcatori ieri del fetido cadavere della defunta Socialdemocrazia e oggi anche, senza ritegno, del “Socialismo Liberale” di questo piccolo, grande italiano.
Ma perché mai gli opportunisti detestano la teoria? Perché dietro l’odio per la teoria, c’è l’odio che l’unica classe dominante completamente analfabeta mai esistita, l’impresentabile borghesia a cui appartengono oramai irrimediabilmente, nutre per la cultura; l’antipatia profonda, viscerale e giurata contro i “classici”, contro lo studio dei “sacri testi”, contro il rigore intellettuale e la ferrea disciplina mentale con cui chi li apprende disimpara l’arte televisiva, comprata a buon mercato, di sgusciare da tutte le contraddizioni e da ogni ideale principio per mettere i piedi in tutte le staffe, nota arte da parata, futurista come solo i graffiti delle caverne hanno saputo esserlo, dalla quale tutti gli ignavi della terra, costi quel che costi, non vogliono assolutamente separarsi.
Per fortuna, mentre l’esercito innumerevole dei tartufi contro-riformisti si raduna sotto il “grande palmizio”, probabile simbolo del futuro Partito per l’Estate, dall’altra parte del mondo, dalla punta più avanzata della solita Atlantide che sta lentamente ma inesorabilmente riapparendo, il colonnello Hugo Rafael Chávez Frías, solo come Majakovskij contro tutti i canarini al timone, grida: «Svelti, torcete il collo ai canarini, prima che non solo il Socialismo per il XXI Secolo, ma anche i suoi prodromi, dai canarini siano sopraffatti».
IL SOCIALISMO È MORTO? EVVIVA IL SOCIALISMO!
Lorenzo Mortara su http://www.gennarocarotenuto.it