Friday 25 May 2012, 04:53

Gli articoli con tag: " comunismo "

25 aprile. Luigi Maresca

aragno E’ un 25 aprile che ha il governo all’opposizione. Un 25 aprile in cui non c’è un ministro nato alla cultura della Resistenza o un partito che faccia riferimento alla guerra di liberazione o ai valori della Costituzione. Ci governano gli ex secessionisti della Lega Padana, gli ex fascisti di Alleanza Nazionale e quei forzisti per i quali il 25 aprile, più che una festa nazionale, è sempre stato il trionfo dalla "vendetta e dell’odio dei vincitori a danno dei vinti. E’ un 25 aprile che annuncia tempesta. In attesa che il vento cominci a soffiare, è giusto che la parola passi ai testimoni.

Luigi Maresca

Luigi Maresca, liberale, antifascista e partigiano durante le "Quattro Giornate", nacque a Napoli sotto il segno della reazione, nel luglio del 1898, subito dopo i "moti della fame" e le cannonate di Bava Beccaris, mentre corti marziali e miopia di ceti dirigenti disperdevano nelle isole di confino o seppellivano sotto secoli di galera le voci del dissenso.

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Lettera impossibile a Giuseppe Di Vittorio.

Caro Giuseppe,

mi sei tornato in mente quando ti ho rivisto in televisione, qualche settimana fa.

Capisco che possa esserti difficile pensare all’Italia di cui ti scrivo oggi, ma ti basti sapere che quella scatola elettronica, che ai tuoi tempi era sconosciuta ai più, è entrata pian piano nelle nostre case e ha finito, come già qualcuno ai tuoi tempi aveva previsto, per imprigionarci, senza alcuna via di scampo, nel mondo mediatico della falsità e dell’ipocrisia.

Sì, lo so che non riesci proprio ad immaginarla, questa Italia, e d’altronde non penso nemmeno che sarebbe adatta a te: ormai, anche a “sinistra”, si è persa l’abitudine al dialogo e al confronto, e sono sempre meno quelli che sembrano interessati a recuperarla.

Immagino ti faccia piacere sapere qualcosa del sindacato, della “tua” CGIL; bene, la Confederazione non gode certo di ottima salute: è costantemente umiliata e ignorata dal potere della destra ma, ancora una volta, i lavoratori hanno dimostrato di essere dalla sua, dalla tua, parte. E noi comunisti, se possibile, stiamo pure peggio. Il blocco sovietico si è sgretolato vent’anni fa e, com’era prevedibile, questo ha finito con il causare numerosi danni piuttosto che i fantomatici benefici sbandierati dal liberismo occidentale che proprio adesso sta attraversando una crisi profonda che attacca alla base i diritti dei lavoratori. Il PCI, il tuo partito, non esiste più; i tanti che erano comunisti, salvo rare e preziose eccezioni, dicono di non esserlo mai stati e fanno a gara a rinnegare il loro passato, finendo per rimanere senza un presente e senza un futuro.

In compenso al governo sono rimasti gli stessi, fascisti, massoni, democristiani, che hanno solo sostituito all’olio di ricino e ai manganelli, sempre pronti a colpire nei casi più gravi, con il controllo delle masse attraverso la (dis)informazione.

Il problema è un altro, ed è il motivo di questa lettera: quando vedo che di fronte alla crisi, non solamente economica ma anche sociale e culturale del nostro Paese, di fronte alla spregiudicata offensiva dell’Italia più reazionaria, clerical-fascista e padronale, sono sempre meno coloro che si oppongono con forza e che si rendono conto dei rischi che corriamo, mi sento perso, senza un punto di riferimento a cui guardare.

Ti scrivo perché sento il bisogno di chiederti qualche indicazione, di pregarti di indicare la via giusta al sindacato, ai tuoi “figli”, e, con loro, ai lavoratori di questo Paese, di reinsegnarci come si può, quando tutto sembra remare contro, a decidere di non arrendersi, di continuare a lottare per un ideale, contro ogni ingiustizia piccola e grande, dai piccoli campi del sud alle grandi fabbriche del nord, a farlo con passione, riuscendo ad instaurare rapporti umani e politici con chi, come te, come noi, soffre e sogna un mondo diverso, costruito sull’uguaglianza e sulla libertà.

Ormai qua sono sempre di più coloro che dimenticano, per disinteresse o per convenienza, da dove provengono quelle conquiste sociali che vengono date per scontate, senza accorgersi di quanto possono essere svuotate ed erose se non sono difese con l’impegno quotidiano a migliorare la condizione dei lavoratori con la lotta, senza mai elemosinare levandosi il cappello ciò che spetta di diritto.

Mi manchi, Giuseppe. Mi manca quello spirito di giustizia che ti ha spinto, e conte tanti altri, a superare qualunque ostacolo pur di riuscire ad unire ovunque i lavoratori per fare, e farla davvero, la rivoluzione.

Mi manca un uomo, un comunista, un antifascista e un democratico che di questa parola, rivoluzione, non aveva timore.

Ci manca un compagno che credeva davvero nelle uniche due cose capaci di riscattare tutti gli sfruttati e gli oppressi, di ieri e di oggi: unità e lotta.

Mattia Nesti.

I comunisti e gli scioperi

In che rapporto sono i comunisti con i proletari in genere?

I comunisti non hanno interessi distinti dagli interessi di tutto il proletariato.

I comunisti non pongono principi «settari» (secondo alcune traduzioni francesi e inglesi, NdA)

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The Guardian: "Italia: l’ombra del fascismo"

L’obiettivo centrale di Silvio Berlusconi come primo ministro italiano ormai non sembra più sorprendere e lasciare dubbi. Dal suo ingresso nel vacuum politico creatosi nel 1993 a causa del contemporaneo scandalo sulla corruzione governativa e del collasso del comunismo italiano, Mr. Berlusconi ha usato la sua carriera politica e il suo potere per proteggere se stesso e il suo impero mediatico dalla legge. Durante il più lungo dei suoi tre periodi in carica come primo ministro, Mr. Berlusconi non solo ha consolidato la sua già forte influenza sull’industria dei media italiana – oggi ne possiede circa la metà – ma ha speso un intera legislatura per garantirsi l’immunità. La legge è stata ritenuta incostituzionale ma la nuova elezione di Mr. Berlusconi, che lo riportato in sella lo scorso anno, gli ha permesso di portare a termine con successo il progetto di legge.

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Ramon Mantovani: alle elezioni europee una proposta per unire, per raccogliere consensi, ma senza imbrogliare

Dopo il pezzo di Rina Gagliardi, pubblico volentieri un altro articolo, di Ramon Mantovani, inviato da Maria Rubini sul che fare della sinistra per le prossime europee (gc).

La direzione del Partito della Rifondazione Comunista ha licenziato un documento importante, frutto di una lunga ed elaborata discussione, sulle prossime elezioni europee.

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La Shoah e l’oblio. Perchè la Shoah fu taciuta negli Stati Uniti fino al 1967?

di Marcello Faletra

Fino al 1967, anno della guerra dei sei giorni tra Israele e Egitto, nessuno negli Stati Uniti – compreso le potenti comunità ebraiche, si occuparono esplicitamente della Shoah. La ragione di questo silenzio è semplice. Coloro che menzionavano l’olocausto venivano associati al comunismo. … Leggi tutto

Battisti, Curcio e le bufale dei media

“Evidentemente, dopo aver letto che in Brasile il terrorista Battisti viene considerato un perseguitato politico, Renato Curcio potrebbe farsi considerare in Italia un pensionato”. È il loquacissimo Maurizio Gasparri, con questa dichiarazione, a tracciare un filo tra le vicende che negli ultimi giorni hanno coinvolto i due ex terroristi rossi e infiammato le pagine dei giornali. … Leggi tutto

Il furto della democrazia.Il sintomo Santoro.

Marcello Faletra. La trasmissione di Santoro sui fatti di Gaza è lo specchio dell’Italia di oggi e un sintomo spettacolare del mutamento della percezione sociale della democrazia. Chi ha visto la puntata di Annozero, ha potuto constatare che è stata data molta importanza alla documentazione visiva e alle testimonianze viventi che sono riuscite a passare il muro mediatico imposto dagli israeliani. D’altra parte la trasmissione era dedicata ai fatti di Gaza. E non a ciò che si presume o viene fatto credere su Gaza o sui palestinesi – di cui occorre sempre ricordare che quasi nessuno sa nulla se non immagini di repertorio e opinioni calate dall’alto nei telegiornali per avallare la tesi palestinesi=terroristi.

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Cuba dopo cinquant’anni di Rivoluzione, il contributo di Gianni Minà

che_guevara_fidel_castro Quella notte del 1° gennaio 1959 in cui Fulgencio Batista, il dittatore che governava Cuba con la complicità della mafia italo-americana, fuggì a Santo Domingo con un aereo carico di dollari nessun politologo o editorialista Usa si azzardò a presagire che il movimento di liberazione di Fidel Castro, Che Guevara, Camilo Cienfuegos che era riuscito a cacciare quell’ex sergente sadico e torturatore, avrebbe guidato per decenni l’isola dei Caraibi, da sempre la più ambita dagli Stati uniti.

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Cuba nel Gruppo di Río. Svolta epocale in America latina?

di Annalisa Melandri

“Ieri eravamo una colonia ma domani possiamo essere una grande comunitá di paesi strettamente uniti. La natura ci ha dato ricchezze incalcolabili e la storia ci ha dato  radici, lingua,  cultura e vincoli comuni, come in nessun’altra regione della Terra”

(Fidel Castro Ruz)

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Ridateci Paparazzin!

Oggi è domenica. Non so voi, ma io come ogni buon cristiano che aspetta la domenica per santificare la festa andando a messa, aspettavo la domenica per acquistare Liberazione e deliziarmi con il paginone satirico Paparazzin . Era un’ appuntamento al quale non rinunciavo. Come sappiamo, a causa dei problemi interni al quotidiano, dei quali non intendo trattare qui (nè è la sede appropriata nè si ha la competenza per farlo) si è deciso che non è più il caso nè di ridere nè di sorridere. Ricomponiamoci tutti e cerchiamo di essere seri. Niente più Paparazzin.

Ora, il discorso potrebbe anche filare liscio se la serietà che viene a noi richiesta ci fosse d’esempio da parte della direzione. Se a questo, militanti e lettori dobbiamo essere educati, siamo pronti al sacrificio. Lo siamo sempre stati e anche questa volta non ci sottraiamo, abbiamo capito, il momento è critico, ci siamo rimessi a studiare, ci stiamo applicando  (soprattutto in riguardo al concetto di “comunismo”) e siccome la riflessione a tal proposito è molto seria, complessa ed esige da parte nostra impegno e rigore, rinunciamo volentieri al nostro amato paginone domenicale per dedicarci all’approfondimento. Tuttavia, da quando Paparazzin non esce più, nessuno di noi si è accorto che siamo per questo usciti dalla dimensione del ridicolo. Noi, credete, ci proviamo a riflettere seriamente sulla parola indicibile, ma ci vien difficile quando continuamente leggiamo di chi si dichiara propenso asuperare la forma partito perchè solo al di fuori di questa mappa può esservi salvezza (basta un messia e il resto vien da sè). Leggiamo attentamente, ci riflettiamo, meditiamo, e poi subito il giorno dopo qualcuno smentisce, qualcuno sempre facente parte della parrocchia del precedente, che lo rimprovera di intemperanza, gli dice di parlare per sè perchè quello non era il pensiero del parroco della parrochia a cui appartengono entrambi… insomma, verrebbe da dire: ma perchè prima di scrivere non vi telefonate a casa e vi mettete d’accordo? Lo dico senza malizia e provocazione. Lo sapete, noi siamo umili militanti molto limitati mentalmente, facenti parte di un piccolo partituccio composto da compagnucci settari e identitari, un po’ duri di comprendonio. Abbiate pazienza. Legger certe cose non ci aiuta a superare la crisi, al contrario, ci inquieta non poco e ci confonde sulla riflessione.

Ed ecco che la domanda sorge spontanea. Come potrebbe aiutarci il nostro giornale? Aiutare noi e anche se stesso nella diffusione, che non sarebbe una cattiva idea, vista la situazione economica? Io un’idea ce l’avrei. Diamo spazio alla satira. Ridateci Paparazzin!

Innanzi tutto chiariamo il concetto di satira. La satira non è nè comicità nè sfottò. Al contrario, è l’esternazione paradossale di un difetto che esiste. Lavorando su questo, l’autore satirico ne mostra le contraddizioni e ne promuove il cambiamento, quindi ha una funzione altamente etica. Spesso la satira dice quello che gli Organi ufficiali non vogliono o non possono dire. Queste caratteristiche sono state sottolineate anche dalla Corte di Cassazione che si è sentita in dovere di dare una definizione giuridica di cosa debba intendersi per satira:

« È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene. »
(Prima sezione penale della Corte di Cassazione, sentenza n. 9246/2006)

A Liberazione si deve riconoscere un grande merito: aver proposto Paparazzin quando Rifondazione Comunista era al Governo, non sottraendosi così all’autocritica del tono canzonatorio dei bravissimi vignettisti del paginone. Oggi, che più di ieri questo Partito avrebbe bisogno di una seria e illuminata riflessione sui nostri limiti e difetti di comunisti, Liberazione ci priva di quest’input. Perchè probabilmente, in questa fase delicata e complessa anche “Il PRC ha deciso: la satira ha scassato la minchia”, come riportava un numero di luglio di Paparazzin.

A questo punto parte il mio appello

Libera Liberazione in libera Satira – LiberiamoPaparazzin

Diamo modo alla satira di farci riflettere seriamente durante la settimana, con la sua autocritica ad aiutarci ad individuare difetti e ostacoli e magari ad elaborare soluzioni. E poi alla domenica diamo spazio all’inserto di Liberazione e del suo direttore. Che certamente ci delizierà con le sue proverbiali perle di saggezza. Così, tanto per distenderci dalla riflessione settimanale e farci due sane risate.

E al prossimo Congresso di Rifondazione tutti sulla Mozione Paparazzin. Candidato alla segreteria Alvise Spanò. -)

La gregarietà culturale del Partito democratico. Walter Veltroni: “Io credo all’insostituibilità dell’America”

obamaveltroni Su Repubblica di oggi (p. 10) Goffredo de Marchis intervista Walter Veltroni che dichiara:

“Io credo all’insostituibilità dell’America. Il mondo non può accettare l’isolamento degli USA, non può rinunciare alla sua leadership morale”.

Sarebbe bene che il segretario del Partito Democratico spiegasse se il destino di 20 anni di storia della sinistra italiana sia stato passare da una gregarietà a un’altra, dal ruolo guida dell’Unione Sovietica all’insostituibilità degli Stati Uniti, dalla patria dei lavoratori alla leadership morale degli Stati Uniti.

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C’erano una volta i Chicago Boys

Ricordate i Chicago boys? Erano un gruppo di economisti cileni, oppositori di Allende, formatisi all’Università di Chicago e poi divenuti consulenti di Pinochet. Sono stati gli architetti del modello capitalista e competitivo imposto a punta di baionetta dalla Dittatura e poi, per tanti anni, additato come “faro di salvezza” per tutta l’America Latina dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali (Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale) e da una pletora di economisti cresciuti nel dogma del mercato. … Leggi tutto

Vittorio Foa

foa3 Vittorio Foa nacque a Torino il 18 settembre 1910. Nel 1933, dopo la laurea in giurisprudenza, entrò in Giustizia e Libertà, movimento politico antifascista. Il 15 maggio 1935, all’età di 25 anni, venne arrestato a Torino in seguito alla segnalazione di un confidente dell’OVRA, quindi denunciato al Tribunale Speciale Fascista, che lo condannò a 15 anni di reclusione  per attività antifascista. Condivise la stessa cella con Ernesto Rossi, Massimo Mila e Riccardo Bauer, e nel frattempo sposò il liberalismo di Benedetto Croce.
Dopo essere uscito dal carcere nell’agosto 1943, nel settembre dello stesso anno entrò nel Partito d’Azione (PdA), di cui divenne segretario assieme a Ugo La Malfa, Emilio Lussu, Altiero Spinelli e Oronzo Reale, e per cui fu rappresentante nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), prendendo parte alla Resistenza.

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Vola Casa Bianca Vola

Stiamo in una botte di ferro: allegri Italiani! In uno Studio Ovale, denso come solo un uovo può esserlo, di “sostanza”, in una Casa Bianca che più bianca non si può per quante candeggine ha visto, nel Grande Paese, si sono incontrati i Due, in un secondo lunedì di ottobre, 13, che ad alcuni porta bene: amici “impegnati insieme per trovare soluzioni” alla crisi economica globale. In un giardino di rose, senza spine s’intende, l’Uno, modestamente più basso e consapevole che l’Altro, è l’Americano, per antonomasia e per elezione, lo chiama “gli americani”, che hanno  “salvato il mio paese e l’Europa da fascismo, nazismo e comunismo… Ci hanno aiutato a uscire dalla povertà grazie al piano Marshall”. L’ amicizia personale, trasmuta in amicizia di popoli. L’Altro ha buona faccia e gioco,  per rispondere alla spalla, di cui apprezza la disponibilità, che è certo che farà di tutto per “modificare le restrizioni sui luoghi in cui possono operare le forze italiane in Afghanistan”. … Leggi tutto