Thursday 09 February 2012, 08:13

Gli articoli con tag: " classe media "

Due o tre cose che (forse) ho capito di Teheran

vote

Se fossi iraniano sarei in piazza, sarebbe la scelta più probabile. In subordine mi sentirei manipolato e starei a casa. Di sicuro non riesce a piacermi Mahmoud Ahmedinejad per una serie di ragioni che vanno da un uso propagandistico dell’antisemitismo che mi ripugna, al ruolo della donna che è sempre una cartina tornasole sullo stato di una società, al fatto che non vi sia stato durante il suo mandato un avanzamento nel campo del rispetto dei diritti umani (nessuno se lo aspettava) anche se non so dire se questo sia peggiorato o se un miglioramento ci fosse stato al tempo del riformista Mohammad Khatami.

… Leggi tutto

La Rivoluzione della Cittadinanza in Ecuador. La sinistra di fronte alle elezioni

revolucion ciudadana La comparsa di un nuovo fronte progressista in Ecuador a partire dal 2007 ha tracciato una linea divisoria in America Latina, consolidando internazionalmente il nuovo asse di sinistra e dando fiato al tanto desiderato cambio che nel paese, particolarmente tra i settori medi e bassi, si era manifestato in varie forme negli ultimi 20 anni, ma senza che quest’ultimo avesse avuto soluzioni elettoralmente praticabili e teoricamente coerenti.

… Leggi tutto

Perchè un maschio italiano non può essere fedele

bagnoboccadonnaow0.png Questa frase fatevela spiegare da un signore di 40 anni che oggi ha un nome, Alessio Amadio, italiano e stupratore di una donna rumena, Magdalena, 38 anni che a Roma alle 6,30 del mattino come dipendente di una cooperativa di servizi, “aveva appena iniziato a fare le pulizie in un call center in zona Vescovio quando è stata aggredita alle spalle da un uomo che, minacciandola con un taglierino, l’ha costretta a subire violenza sessuale. Subito dopo lo stupro la donna ha chiesto soccorso in un bar poco distante dal call center e ha chiamato la Polizia Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra mobile, hanno consentito di identificare l’aggressore per A.A., italiano di 39 anni, convivente della responsabile del call center.” … Leggi tutto

Dobbiamo aggiustare l’immagine distorta che abbiamo di Hamas

31 12 2008 DI WILLIAM SIEGHART
Times on line

Gaza è una società laica dove la gente ascolta musica pop, guarda la tv, e molte donne camminano per strada senza il velo. … Leggi tutto

Argentina, Infotaxi…

BUGIARDI, BUGIARDI, BUGIARDI

Buenos Aires, 22 novembre 2008. Il taxista di Tienda Leon si presenta subito: “Parlo italiano. La mia famiglia è calabrese”. Mi fa un compendio della situazione argentina. Ce l’ha con tutti, ma soprattutto con i coniugi Kirchner: lei, Cristina, attuale presidenta dell’Argentina; lui, Nestor, ex presidente ed ora gran burattinaio della politica. Il taxista calabrese parla con foga. Bugiardi, bugiardi, bugiardi… Sostiene che i Kirchner sono peggiori di Menem (il presidente ultraliberista degli anni Novanta, ndr). I due hanno distrutto la classe media, quella che lavora e che ora non ce la fa ad arrivare a fine mese. Distribuiscono sussidi ai poveri – quelli che vivono nelle “villas miserias” della capitale – per avere i loro voti, per portarli in piazza quando serve un supporto politico. Non soltanto ricevono 300 pesos al mese (un euro vale – più o meno – 4,15 pesos, ndr), ma rubano e trafficano in droga. Occupano terreni pubblici e per questo il sindaco di Buenos Aires Mauricio Macri, avversario dei Kirchner – “giovane, bravo e competente”, spiega il taxista – vorrebbe mandali via. Dove?, chiedo. “Fuori, di terra ce n’è tanta”.

E la crisi economica? “Quale crisi? In Argentina, siamo sempre in crisi…”. L’inflazione è a 2 cifre, ma il governo tarocca le statistiche. Bugiardi, bugiardi, bugiardi… Poche settimane fa, Cristina ha nazionalizzato 10 fondi pensione privati. “Ma non erano sull’orlo della bancarotta?”, obietto. “Non importa. Non si può fare così”. I sindacalisti sono miliardari e i giornalisti sono comprati dal governo. Cristina vuole imitare Chavez, con il quale va sempre a braccetto.

Vorrei dire qualcosa (almeno) per difendere il presidente venezuelano, ma sono troppo frastornato dal lungo viaggio e dal caldo. Nel frattempo, siamo arrivati in Corrientes. Saluto il mio taxista calabrese, ringraziandolo per avermi fatto il quadro della situazione. Veritiera o meno, questo è tutto da vedere.

Paolo Moiola

Noi Olimpici, Joseph Ratzinger, Calisto Tanzi, Iginio Calamita e John Maynard Keynes

Per una volta ha almeno mezza ragione perfino Joseph Ratzinger: i soldi non fanno la felicità. Così ha più o meno detto, una cosa banalissima eppure solare. Chissà a chi parlava Benedetto XVI? Credo che il pastore tedesco non avesse l’ambizione di parlare a Richard Fuld, il capo della Lehman Brothers, che prima di farla fallire e mandare per la strada decine di migliaia di lavoratori si è firmato un assegnino da 500 milioni di dollari tra buonuscita e altri benefit. E chissà se parlasse a Calisto Tanzi, che ci tiene a spacciarsi per un buon cattolico, ma che si è fumato i risparmi di 200.000 persone.

Probabilmente non parlava a loro, ma se si pentissero e si confessasero non riesco neanche a immaginare quanti milioni di Avemarie dovrebbero dire Fuld e Tanzi per avere l’assoluzione.

… Leggi tutto

Buone notizie sulla pubblicità in America latina

pubblicitaarmenti Circa un anno fa ho scritto un saggio, oggi pubblicato in cartaceo, sul razzismo nella pubblicità in America Latina.

Ne pubblicai uno stralcio qui.

In breve raccontavo come in un continente soprattutto meticcio, nero e indigeno, l’essere bianco era condizione sufficiente per essere testimonial del mercato pubblicitario. Dal Messico al Perù in America latina acquistare un bene di consumo sbianca la pelle.

Quel saggio credo che valga ancora oggi al 99% ma per fortuna Pietro Armenti, su Notizie da Caracas, ci mostra brillantemente una pubblicità che va in controtendenza.

Riporto il breve commento di Armenti: … Leggi tutto

Bolivia: la strage di Pando come Portella della Ginestra. L’odio dei ricchi contro i poveri

portadalpg “Quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli dei poveri

Pierpaolo Pasolini

Li abbiamo visti tutti i soldatini boliviani inermi, facce da adolescenti indigeni massacrati di botte dai giovani bianchi o sbiancati, creoli o che si sentono creoli o che credono che con quei calci, quegli sputi, quell’odio diventeranno creoli. Li abbiamo visti i soldatini boliviani scappare via nelle strade di Santa Cruz o di Trinidad.

Quei ragazzi contadini dell’altipiano, soldatini di leva microscopici con quelle divise sempre troppo grandi. Avevano le lacrime in faccia impastate nel loro sangue e nel fango degli stivali di chi li ha umiliati. Nei loro occhi più che l’odio c’era il terrore. Il terrore di chi ancora una volta si vede sopraffatto. Il terrore di chi viene bastonato da 500 anni ogni volta che tenta di alzare la testa e teme che anche questa volta finirà nella stessa maniera.

… Leggi tutto

Oggi ho visto i nostri anziani rubare

supermercato acquisti Lui e lei, 70 e più. Lui più vicino agli 80, lei qualcuno in meno, nel piccolo supermercato a pochi metri da casa. Hanno l’aspetto comune di nonni qualsiasi di nipoti qualsiasi.

Lui va alla bilancia con il sacchettino trasparente. Dentro ci sono 4 o 5 pere. Le pesa, cerca a lungo il pulsante giusto, poi lo preme. Stacca l’etichetta adesiva e la applica alla busta. Poi si gira verso di lei, che gli si è avvicinata fin quasi a sfiorarlo. Lui tiene la busta aperta. Lei rapidamente infila un altro paio di pere che tiene in mano. Intanto i due corpi fanno scudo. E’ un attimo.

Lui si rigira e sigilla la busta con l’adesivo rosso e la mette nel carrello. L’operazione si ripete con le pesche, le prugne, i pomodori. Le albicocche a 3.90 € in piena estate le guardano a lungo. Poi le lasciano lì. E’ troppo anche con l’autoriduzione. Lo rifanno con le zucchine. Stavolta lei ne infila solo una con quel movimento velocissimo che ho imparato, con una certa ansia, a riconoscere. Causa un’enorme pena vederli… mi allontano. Ovviamente non mi sfiora neanche il dubbio. Non è questione, come cantò Francesco de Gregori, se stai dalla parte di chi ruba nei supermercati o di chi li ha costruiti rubando. E’ istintivo, a pelle, senza alternative.

… Leggi tutto

Santa Cruz spaccata in due

A due settimane dal referendum revocatorio del 10 agosto in Bolivia un reportage da Santa Cruz di Barbara Meo Evoli

SANTA CRUZ, Bolivia – Per le strade del centro di Santa Cruz si vedono case, bar e locali pubblici con bandiere e insegne verdi con scritto “Autonomia Sì”, ma appena si oltrepassa la terza circonvallazione nella direzione della periferia, scompaiono e sono sostituite dalle scritte verniciate a mano “Evo adempie” alle sue promesse, “Bolivia cambia”. … Leggi tutto

Bolivia, Evo Morales si gioca tutto in un voto. È legge il referendum revocatorio

Dopo il sì del senato (di destra) Morales promulga la legge che può mandare a casa lui, il vice e tutti i governatori. Per l’analista Andres Gomez questa volta rischia: ai settori urbani l’indigenismo non piace più

Diletta Varlese

La Paz

Il presidente della Bolivia Evo Morales ha promulgato la legge che il 10 agosto chiamerà i boliviani a votare il referendum per confermare o revocare il suo mandato, quello del vicepresidente e dei nove governatori regionali. E’ il miglior modo, ha detto Morales, per dare consistenza al processo democratico del paese.

… Leggi tutto

Le due facce della Bolivia

di Diletta Varlese su Andinamedia

16/12/07 Santa Cruz de la Sierra: Ieri la Bolivia si è svegliata con due facce. A La Paz, la capitale, si festeggiava la nuova costituzione e la conclusione dei lavori dell’Assemblea Costituente: in pompa magna, in Plaza Murillo, sede del palazzo di governo.
Il presidente Evo Morales, tutti i suoi ministri, le autorità dello stato, e le forze armate al completo, presenziavano in prima linea alla sfilata delle 32 nazioni indigene del paese che accolgono il nuovo testo costituzionale. La piazza, gremita, era vestita di colori e suoni tradizionali, provenienti sia dalle regioni andine che dalle aree tropicali e amazzoniche.
Sembrava la Bolivia di sempre, dei giorni di festa. Ma nelle ricche e prospere terre d’oriente, a Santa Cruz de la Sierra, era un giorno molto diverso. Ieri il dipartimento e la regione di Santa Cruz dichiaravano ufficialmente il proprio statuto di autonomia regionale: perché, secondo le autorità locali, la costituzione non tiene conto delle istanze della cosiddetta Media Luna, composta dalle sei regioni, i cui governatori si oppongono al governo di Morales.
Le sei regioni richiedono la quasi totale gestione della propria economia, delle risorse naturali, degli idrocarburi, della giurisdizione e delle istituzioni politiche. E la dichiarazione di ieri suonava come una presa di posizione nei confronti della nuova carta costituzionale.
Ma sia la costituzione celebrata a La Paz, che lo statuto di autonomia dichiarato a Santa Cruz dovranno essere approvati da due referendum popolari, che si terranno entro 90 giorni.
Nella piazza 24 di Settembre, nel centro di Santa Cruz, si ritrovavano gruppetti di persone, vestite di bianco e di verde, i colori dello scudo della città. Ovunque venivano issate bandiere che reclamavano «Autonomia! Ya Somos Autonomos!», siamo già autonomi.Nella sede dell’assemblea per l’autonomia si leggevano i 157 articoli dello statuto uno ad uno. Quelli presenti all’assemblea erano visi molto diversi da quelli dei rappresentanti del governo Morales.
La classe politica cruzeña è composta da gente blanca, con la pelle chiara, di classe media. La presenza indigena, ieri, era nettamente minore: solo tre donne portavano un cartello con la scritta «anche noi appoggiamo l’autonomia», avevano un’aria sperduta e poco convinta, ma facevano «presenza», perché non si potesse dire che Santa Cruz, «l’autonoma», fosse razzista ed escludesse gli indigeni.
Sui muri della città, numerose scritte minacciavano di morte il presidente Morales. Nella piazza principale, intanto, si stavano smantellando le installazioni che avevano ospitato per due settimane lo sciopero della fame degli abitanti in appoggio all’autonomia. A scioperare, sono stati soprattutto giovani studenti delle migliori università della città, l’ordine degli avvocati, degli ingegneri, comitati civici, casalinghe e i pensionati: tutti orgogliosamente Camba, come si definiscono le popolazioni dell’oriente boliviano, a differenza dei Kolla andini, considerati un po’ alla stregua dei nostri «terroni». I rimandi con i movimenti secessionisti italiani sono anche molti altri. La croce celtica, di colore verde, è il simbolo della bandiera e della città. Rolando Schruppe, discendente di migranti tedeschi, la porta fiero sulla giubba militare. Saluta con un «camerata» i suoi amici della Brigata per l’autonomia. «Volevamo l’indipendenza – dice – ma abbiamo ottenuto solo l’autonomia. Anche se nel cuore di ogni Camba c’è il sogno della Repubblica Federale di Santa Cruz».
Nella sede dell’Assemblea per l’autonomia prosegue intanto la lettura degli articoli del nuovo statuto. L’argomento terra e gestione delle risorse rinnovabili e non rinnovabili è il punto fondamentale. Produzione, vendita e profitto delle suddette deve restare nelle mani della regione, per migliorare la qualità di vita dei suoi abitanti. Santa Cruz è la regione più ricca di gas di tutta la Bolivia, a cui fornisce il combustibile. Qui si trovano le sedi delle più importanti compagnie multinazionali come la brasiliana Petrobas e la spagnola Repsol. Inoltre, le tenute dei pochi proprietariterrieri della regione sono veri latifondi, carichi di denunce di schiavismo nei confronti delle popolazioni originarie che vi lavorano.
Ieri, tutto pareva tranquillo, a parte un presunto attentato al sesto piano del palazzo di giustizia, che non ha provocato danni. I politici locali hanno ripetuto che non intendono occupare le istituzioni del governo centrale, le caserme di polizia. Dicono di voler restare nel percorso democratico che porta all’approvazione referendaria dello statuto, anche se le falangi piu estremiste fremono e l’appoggio popolare è forte: «Siamo pronti», diceva Schruppe: «Se non ci daranno l’autonomia ce la prenderemo con la forza».
Nessuno vuole la guerra di secessione. La ricca Santa Cruz vuole restare tale, e una guerra brucerebbe tutta la sua ricchezza. Meglio un percorso lento, graduale e pacifico, dicevano. Ma Santa Cruz rappresenta anche l’80% delle entrate del paese, e il governo ha dichiarato incostituzionale lo statuto dell’autonomia.

Papà, fumi troppo… e lui le spara e la uccide!

“Papà, non fumare troppo, che ti fa male”. Lui prende la pistola e le scarica l’intero caricatore in faccia. Succede a Padova, profondo nord che si presume progredito, classe media (la vittima neolaureata, lui consulente finanziario, terziario avanzato, il progresso insomma, la madre psicologa), e non desta alcun allarme sociale.

Se questo articolo ti è sembrato interessante, dedica un secondo per votarlo su OkNotizie

[tags] Italia,cronaca,violenza+familiare,Padania,Profondo+nord,terziario+avanzato [/tags]

Del degrado e dell’intenzionalità dei media italiani

Con Annamaria de Paulis, Gianfranco Coccoli, Raffaele Della Rosa, Maria Stefania Giudici, Jean-Paul Haessig con risposte mie

Annamaria de Paulis: ricordo Repubblica su Panama ai tempi della crisi di Noriega, quando ancora ero giornalista. Arrivò un corrispondente serio, che cercò di vedere le cose con una certa obiettività, invece di limitarsi a demonizzare Noriega e vedere gli altri come santi martiri… In un paio di giorni fu sostituito, indovina da chi? Da… Lucia Annunziata.

Gennaro Carotenuto: Cara Annamaria e tutti. Sempre più spesso ricevo richieste di spiegazioni: perché lo fanno? Perché ieri sera il TG3 ha messo insieme la Cina dove non c’è nessuna libertà di espressione con la Russia, dove c’è a tuo rischio e pericolo, e il Venezuela dove le manifestazioni dell’opposizione si fanno con un maxischermo per ogni piazza di Caracas? Fanno d’ogni erba un fascio nell’unica intenzione che gli spettatori, anche quelli del TG3, non capiscano nulla.

Lo fanno perché ci sono delle pressioni enormi in tal senso. Da dentro e da fuori le redazioni per creare mondi virtuali e realtà precostituite dove in Colombia va tutto bene (o non esiste) e in Venezuela va tutto male.

I motivi a mio modo di vedere sono tre e se ne potrebbe scrivere un libro:

1) gli interessi economici europei fanno che … Leggi tutto

Il secolo della precarietà


Brecha mi ha chiesto di introdurre uno speciale per il primo maggio su lavoro e precarietà con una storia del lavoro in 3.000 caratteri. Ne è venuto fuori un quasi Haiku in un po’ più, ma non molto, di 17 sillabe.
Buon primo maggio a tutti gli amici di GennaroCarotenuto.it

In principio fu la fabbrica. Prima della fabbrica neanche esisteva il lavoro. O se esisteva, quelli che lavoravano erano mille pedine prese singolarmente. Ma non erano né individui né collettività. Senza fabbrica non c’erano le masse. La fabbrica creò la classe, i sindacati, i partiti, la coscienza di sé.

Quando Karl Marx e Mijail Bakunin smisero di litigare, cominciò … Leggi tutto