Organizzazione Mondiale della Sanità
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Come Augusto Pinochet, anche l’ex-dittatore argentino Emilio Eduardo Massera (nella foto con Jorge Rafael Videla) è stato dichiarato “demente” (ora?) dalla giustizia di Buenos Aires per evitare che paghi le proprie colpe.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Il museo di scienze naturali di La Plata, capitale della provincia di Buenos Aires, in Argentina, nelle sue sale non ha esposto soltanto resti fossili animali e vegetali ma è stato anche sede di una delle esposizioni di resti umani più discusse di tutta l’America latina. Fondato nel 1877 da Francisco Pascasio Moreno, che lo arricchì di importanti collezioni di sua proprietà, venne aperto al pubblico soltanto nel 1888 e oggi è considerato per la rarità dei suoi reperti e per le ricerche che svolge, uno dei dieci migliori musei del mondo nel suo genere. … Leggi tutto
Annalisa Melandri su http://www.gennarocarotenuto.it
L’8 marzo nella provincia argentina di Catamarca si sono celebrate le elezioni per il ricambio dei deputati al governo provinciale e di altre cariche di carattere locale: il primo scoglio elettorale con l’ex presidente Nestor Kirchner alla presidenza del partito Justicialista. Questa election day locale è stata vissuta dai K come il primo duello nazionale di quest’anno elettorale. Nonostante le alleanze con vecchi avversari politici, nonostante le sfilate di buona parte del governo alla provincia del nord argentino, nonostante il comizio di chiusura del grande capo in persona, Catamarca ha scelto altro. Nemmeno le ormai consolidate pratiche clientelistiche hanno dato i suoi frutti: lo sperimentato Ishii, intendente della località bonaerense di José C Paz, esperto in elezioni –come si suol dire- “aiutate”, non è riuscito a influenzare con la sua sapienza il voto dei catamarqueños. (Ishii è stato talmente bravo nel 2007, che il caso di José C Paz è arrivato persino all’OEA). Nemmeno il già collaudato affitto di remises, per accompagnare i votanti al seggio, ha funzionato questa volta.
Federica B su http://www.gennarocarotenuto.it

Ricevo da Anna Maria De Luca, oltre alla sua adesione alla richiesta di scuse formali da parte del governo italiano e della firma della ratifica da parte dell’Italia al trattato internazionale contro la sparizione forzata, anche questa sua testimonianza.
Mia zia, Angela Maria Aieta, dopo essere stata sequestrata a Buenos Aires e rinchiusa nell’Esma, ha perso la vita in un volo della morte perchè madre del capo dell’opposizione al regime.
Mio cugino è stato dodici anni in carcere senza mai un processo. La moglie sequestrata e violentata. Il fratello sequestrato e ucciso dopo torture inenarrabili; l’altro fratello sequestrato.
Io faccio la gionalista. Mi occupo di diritti umani. Solo l’anno scorso siamo riusciti ad ottenere cinque ergastoli per i gerarchi argentini responsabili all’Esma, nel primo processo aperto a Roma nella storia italiana. Il primo, dopo trent’anni. Il primo dopo migliaia di morti.
Ieri, la battuta del nostro presidente del Consiglio è stata un’offesa alla memoria dei miei parenti e dei loro compagni. Un’offesa all’idea che li ha portati a non risparmiarsi.
Hanno lottato e perso la vita per combattere per la libertà della nazione che li ospitava. Potevano starsene tranquilli a casa, senza reagire, come facciamo noi italiani rimasti qui, invece hanno scelto di agire.
Siamo lo Stato che ha voltato le spalle ai suoi figli in Argentina per tutto il tempo della dittatura. Siamo lo Stato che lo scorso anno ha dato 5 ergastoli agli assassini di mia zia. Siamo uno Stato oggi rappresentato da Berlusconi.
leggi e firma qui l’appello perchè Berlusconi chieda scusa ai familiari delle vittime della dittatura argentina e perchè l’Italia ratifichi il trattato internazionale contro la sparizione forzata
Annalisa Melandri su http://www.gennarocarotenuto.it
Giovedì il governo di Buenos Aires ha ordinato al vescovo negazionista lefebvriano Richard Williamson di lasciare l’Argentina. L’espulsione materiale scatterà tra dieci giorni. E’ una misura importante e apprezzabile per il paese delle Ratlines naziste e dell’attentato all’AMIA. Vista la dignità della decisione sudamericana, l’opinione pubblica italiana deve attivarsi perché il vescovo non tocchi suolo italiano, da nessuna delle due sponde del Tevere, un personaggio così lugubre.
L’annuncio del Ministro degli Interni Florencio Randazzo non ha colto di sorpresa visto il malessere della casa Rosada per quella presenza così intollerabile e improvvisamente così incontinente e presenzialista. Il vescovo Williamson, liberato da Joseph Ratzinger dalla scomunica che lo colpiva in quanto levebvriano anticonciliare, aveva usato quell’occasione per fare propaganda antisemita e negazionista così come avevano fatto nelle settimane passate in Italia altri come don Floriano Abrahamowicz, il negazionista per il quale le camere a gas servivano per disinfettare, vicino politicamente alla Lega Nord.
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Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Che il presidente della Repubblica argentina, Cristina Fernández de Kirchner, scelga di andarsene a Cuba il giorno dell’insediamento del Presidente degli Stati Uniti e incontri l’influente pensionato Fidel Castro, che da settimane la solita grande stampa dava in coma o già morto, e lo trovi in ottime condizioni, è di per sé una notizia.
Ma il rilievo politico non sta tutto nell’incontro, nel peso politico della visita ufficiale del primo presidente argentino dopo Raúl Alfonsín 23 anni fa, sta nel segnale lanciato da Argentina e Cuba all’uomo appena insediatosi alla Casa Bianca. Per Fidel è “un uomo sincero” e “con buone idee”.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Fino a pochi anni fa un battito d’ali di farfalla a Wall Street provocava un uragano nelle borse di San Paolo o Buenos Aires e faceva perdere milioni di posti di lavoro dal Golfo del Messico ai Caraibi. Adesso gli effetti della crisi sono più contenuti e un continente più integrato resiste meglio, anche se i conti sono comunque in discesa. Secondo il CEPAL nel 2009 la crescita sfiorerà il 2% contro il 4.6% del 2008 e si perderanno altri due milioni di posti di lavoro arrivando a 18 milioni. In cambio scenderà l’inflazione che passerà dall’8.5 al 6%.
La Commissione economica per l’America latina e i Caraibi delle Nazioni Unite (CEPAL) ha presentato il suo bilancio preventivo per il 2009. L’effetto della crisi si fa già sentire sull’America latina ma meno che in passato. In dieci anni la crescita dell’integrazione economica regionale ha fatto diminuire la dipendenza latinoamericana e il rifiuto dell’ALCA, l’area di libero commercio che George Bush voleva imporre al continente, rende la regione meno direttamente esposta alla crisi e la ricostituzione di riserve auree (510 miliardi di dollari) dà alle banche centrali maggiori strumenti di manovra e di indipendenza.
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Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
“BOTTINO DI GUERRA”
Buenos Aires, 10 dicembre 2008. La bambina nasce nella “Scuola di meccanica della marina” (luogo conosciuto con l’acronimo di Esma), probabilmente negli ultimi mesi del 1977. In Argentina, sono gli anni della dittatura militare (che – ricordiamolo – durerà quasi 8 anni, dal 24 marzo 1976 al 10 dicembre 1983) e la Esma è un luogo di detenzione e di tortura. … Leggi tutto
Paolo Moiola su http://www.gennarocarotenuto.it
INGRID:
“LE FARC, ANACRONISTICHE E SENZA FUTURO”
Buenos Aires, Ambasciata di Francia, martedì 2 dicembre 2008. Eccola, finalmente, Ingrid Betancourt, la più nota ex-ostaggio delle “Forze armate rivoluzionarie colombiane” (Farc), liberata lo scorso luglio dopo oltre 6 anni di sequestro. Indossa un vestito elegante ma sobrio. Viso senza trucco, un paio di orecchini pendenti, i capelli raccolti dietro la nuca.
In Argentina, Ingrid inizia una sorta di tour di ringraziamento nei paesi latinoamericani, a 5 mesi dalla sua liberazione. Davanti ad una folta schiera di giornalisti, fotografi ed operatori, riuniti in una sala dell’ambasciata di Francia, la donna franco-colombiana parla lentamente e con voce pacata, quasi dolce. Come dolci sono le sue parole. Soprattutto quando ricorda coloro che sono ancora prigionieri, per i quali chiede un’immediata liberazione. Ha ringraziamenti per tutti: per la Francia, che chiama la sua patria, per i presidenti latinoamericani, per i popoli dell’America Latina, che mai le hanno fatto mancare l’appoggio. Misurata nei confronti del governo colombiano di Alvaro Uribe, Ingrid elogia il paese che oggi la ospita e la sua presidente: “Con Cristina – donna preparata ed impegnata – è stato un incontro tra due donne”.
Qualcuno domanda di Hugo Chávez, forse sperando in qualche frecciata polemica nei confronti del presidente venezuelano. La delusione è servita immediatamente. “Chávez – spiega la Betancourt – è molto importante. Lui ha messo la sua faccia per la liberazione degli ostaggi”. Entrerà in politica?, le domandano. “No, non tornerò in politica, perché questa politica (che non è servizio) non mi piace”. Poi annuncia che, nei prossimi mesi, si ritirerà dalla scena pubblica per dedicarsi alla scrittura di un libro.
Il tono di Ingrid cambia radicalmente quando le domande vertono sulle Farc. Non c’è in lei alcuna comprensione per le “Forze armate rivoluzionarie della Colombia”. “Questo – spiega – è stato il loro anno nero: sconfitte, morti eccellenti, umiliazioni, lotte intestine. Spero che i colpi subiti servano per rettificare le loro posizioni. Certamente non sono una formazione guerrigliera, men che meno sono una guerriglia romantica”. E, su sollecitazione di una giornalista cilena, aggiunge: “Sono preistoriche ed anacronistiche. Io vi suggerisco di andare a leggere le loro proposte programmatiche: non vi troverete nulla di nuovo. Veramente, nulla di nuovo. Anzi, sono tanto conservatrici che io le considero di destra estrema. Se le Farc non cambieranno radicalmente, non avranno più spazio in questa America Latina. Se invece cambieranno, ci troveranno con le braccia aperte in un’attitudine di perdono e fraternità”. Con queste parole ecumeniche, Ingrid Betancourt chiude la conferenza stampa. Dalla sala si alza un applauso. Lei se ne va, quasi in punta di piedi.
Paolo Moiola
Paolo Moiola su http://www.gennarocarotenuto.it
LA VOCE DEI COLIFATOS
Buenos Aires, 29 novembre 2008. Quando una canzone termina, chiunque può andare al microfono. Le persone si presentano, salutano, esprimono opinioni, cantano. Lo fa anche Hugo Norberto Lopez, classe 1934, con una voce squillante e un intervento carico di umanità ed ottimismo. “Queridos amigos…”. … Leggi tutto
Paolo Moiola su http://www.gennarocarotenuto.it
SI FA PRESTO A DIRE “BOCA”
Buenos Aires, La Boca, 28 novembre 2008. Nicolas, giovane informatore farmaceutico, mi mostra con orgoglio la sua tessera di socio. E che significa?, chiedo. “Che non c’è un proprietario come in Italia, ma tanti soci che poi eleggono un presidente”. L’organizzazione di cui Nicolas è socio è il Club Atletico Boca Juniors, società polisportiva fondata nel 1905 da 5 immigrati italiani. La fama mondiale del Boca deriva però dalla squadra di calcio, pluripremiata e fucina di grandi campioni (tra cui Diego Armando Maradona). … Leggi tutto
Paolo Moiola su http://www.gennarocarotenuto.it
Barbara Meo Evoli su http://www.gennarocarotenuto.it
L’ALTRA ITALIA VA ALL’UNIVERSITA’
Buenos Aires, 24 novembre 2008. L’altra Italia, quella alla quale fa piacere appartenere, si è mostrata questa mattina nella (bellissima) sede di Buenos Aires dell’Università di Bologna, in calle Rodriguez Peña 1778. Un luogo unico per un’occasione unica: la presentazione di “Patasarriba 2008”, un progetto organizzato da tre associazioni – due italiane (Anpis ed Unasam) ed una argentina (Adesam) – che si occupano di salute mentale. Patasarriba (traducibile con gambe all’aria o sottosopra, dal titolo di un noto saggio di Eduardo Galeano) è un progetto e un viaggio contro il pregiudizio che ancora oggi grava pesantemente sulle persone affette da disagio psichico e a favore di un modo diverso di affrontarlo, come fece – esattamente 30 anni fa (era il 1978) – lo psichiatra veneziano Franco Basaglia, ispiratore di una legge (la 180) che rivoluzionò la psichiatria mondiale.
Il prof. Giorgio Alberti, direttore della sede universitaria (che proprio quest’anno compie 10 anni), ha fatto gli onori di casa, introducendo gli ospiti e l’attentissimo pubblico.
A Buenos Aires, sono arrivate più di 200 persone tra utenti psichiatrici, familiari ed operatori. Tutti, indistintamente, carichi di un entusiasmo contagioso, da distribuire in una serie di appuntamenti (culturali, sportivi, artistici ed anche di svago) approntati per 10 giorni nella capitale argentina.
Va ricordato che, all’inizio di novembre, la sede di Buenos Aires dell’ateneo bolognese è stata duramente attaccata da “il Giornale” (quotidiano di proprietà, come noto, della famiglia Berlusconi). Fare cultura costa e spesso non dà profitti immediati. E questo, nell’Italia di Tremonti e della Gelmini, non è un fatto ma un mero delitto. Da manicomio.
Paolo Moiola
Paolo Moiola su http://www.gennarocarotenuto.it