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Franco e Mussolini: le recensioni della stampa nazionale

G. Carotenuto, Franco e Mussolini. La guerra mondiale vista dal Mediterraneo: i diversi destini dei due dittatori, Sperling & Kupfer, pagg. 243, Euro 17

Qui una breve sintesi di alcune delle recensioni dedicate dalla stampa nazionale:

Lidia Menapace, Liberazione: Il bel libro di Gennaro Carotenuto Franco e Mussolini, che esce proprio nel trentesimo anniversario della morte del dittatore spagnolo, “colma una lacuna”. L’autore mostra di avere acquisito un dominio sulla materia per certi versi incredibile, seguiamo passo passo personaggi luoghi tempi circostanze, quasi come in un peraltro documentatissimo romanzo: alle persone come me le rievocazioni consentono che una serie di ricordi e sentimenti prendano il loro posto, e vecchie e radicate sensazioni abbiano il loro giusto spessore.

Mario Cervi, il Giornale: Carotenuto con grande ricchezza di documentazione esplora in ogni loro aspetto le vicende ora parallele ora intersecantesi di due personaggi che non avrebbero potuto essere più dissimili.

Enrico Mannucci, Il Corriere della Sera: Carotenuto contesta la lettura della non partecipazione spagnola al conflitto come frutto di preveggenza. Per lui Franco non entra in guerra «perché non vi sono le condizioni e neanche Hitler è in grado di aiutarlo». E aggiunge: «Franco, che non può permettersi la belligeranza e che subisce i ricatti angloamericani, fino all’ultimo collabora con Hitler e Mussolini».

Pasquale Iaccio, Il Mattino: A trent’anni dalla scomparsa di Francisco Franco giunge opportuno il libro dello storico napoletano Gennaro Carotenuto sul mai chiarito rapporto tra il dittatore spagnolo e Benito Mussolini: Franco e Mussolini.

ANSA: Una certa storiografia, o meglio una vulgata, che Carotenuto smentisce con documenti ritrovati tra Roma, Londra e Madrid, vuole Franco saggio nella non partecipazione alla guerra, ma il caudillo non pote’ scegliere il conflitto avendo un paese e un esercito allo stremo dopo anni di cruenta guerra civile. Fino ad un minuto prima di abbracciare Washington, Franco era a fianco di Hitler, ma non pote’ scegliere.

Mario Cervi, il Giornale: La Spagna scampò alla seconda guerra mondiale non perché a Franco mancasse la voglia d’entrarci, ma perché le condizioni del Paese non lo consentivano. Per questo l’autore definisce leggenda l’«abile prudenza» del generale-anzi «Generalísimo» – e sostiene che «quella della saggezza del franchismo, alla prova dei fatti, si rivela un’insostenibile vulgata».

Lidia Menapace, Liberazione: L’autore è molto attento a sfrondare da qualsiasi orpello le vicende, fa un vero lavoro di scavo storico e vengono fuori le sordide vicende, gli interessi soprattutto del grande capitale italiano, e i debiti e la miseria scaricata sul popolo.

Mario Cervi, il Giornale: I due regimi, l’italiano e lo spagnolo, ebbero molte apparenti similitudini – finché i fascismi furono in auge – nei rituali, nei saluti a braccio alzato, nelle coreografie. Ma nel profondo divergevano (e Carotenuto lo sottolinea). Militare, clericale, reazionario il franchismo, generato da un classico golpe gallonato. Movimenti di massa, popolari e populisti, il fascismo e il nazismo. La dittatura di massa è per sua natura dinamica, come il pescecane deve sempre muoversi, fare qualcosa, divorare qualche preda. La dittatura golpista è conservatrice, statica, propensa a un’immobilità vegliata dalle baionette.

Enrico Mannucci, Il Corriere della Sera: Sulla primogenitura fascista riguardo al franchismo Carotenuto è scettico sulle teorie che descrivono una genealogia del genere: troppo più repressivo e conservatore il secondo.

Lidia Menapace, Liberazione: Devo prima di tutto dire che l’opinione che Franco avesse evitato al suo popolo la sciagura dell’entrata in guerra con la scelta della neutralità per abile capacità manovriera era molto diffusa: ricordo mia madre che lo aveva in grande odio perchè lo giudicava uno proprio cattivo di natura, uno crudele, feroce, diceva però sempre che era un cattivo furbo capace di non fare le scemenze di Mussolini a proposito di guerra. Il racconto di Carotenuto fa giustizia di questo diffuso giudizio e ci mostra un uomo certo cattivo ed egoista, ma non capace di governare gli eventi, anzi furbescamente e piattamente succube di essi.

Pasquale Iaccio, Il Mattino: «Più che manifestazioni di massa – nota Carotenuto – il franchismo fu carcere, chiesa e caserma». Fu più interessato allo sterminio (degli oppositori) che non alla costruzione di un consenso popolare. La ventilata partecipazione alla guerra viene sempre rimandata accampando pretesti, subordinandola ad aiuti e finanziamenti da ottenere dagli alleati e che, naturalmente, non erano mai sufficienti.

Lidia Menapace, Liberazione: Ma ciò che più giova alla comprensione degli eventi è l’attenta analisi del peso e intreccio e degli scontri fra le varie forze che si disputano le spoglie, il dittatore teso a garantirsi un futuro, facendo stingere la sua adesione all’Asse, con una sgusciante e serpentesca “neutralità”, la monarchia, l’esercito, la falange, ciascuno che cerca una via di fuga. Davvero così fu vissuta la vicenda anche da chi era molto ai margini della storia allora, anche noi dall’Italia settentrionale vedevamo i fascisti nascondersi , “lavarsi la camicia” come si diceva, calpestare la “cimice” (era il nome popolarmente dato al distintivo del PNF), rintanarsi, fare qualche favore a qualche antifascista per garantirsi un futuro ecc.ecc.

Enrico Mannucci, Il Corriere della Sera: Con il massiccio impegno nella guerra civile spagnola, secondo Carotenuto, l’Italia inizia a perdere il conflitto mondiale, dissipando enormi risorse.

Lidia Menapace, Liberazione: Di tutte queste minori vicende Carotenuto offre la spiegazione “grande”, storica e ne chiarisce il senso. Un bel modo di “revisionare” su Franco anche le ingannevoli opinioni “favorevoli”: di simile revisione abbiamo bisogno. Anche Mussolini che qui appare nella sua fine miserevole e confusa, fuori dalla realtà e non però degno di qualche grandezza appare in posture meno accomodate di quelle di cui la storiografia anche critica ci ha tramandato l’immagine. Un illuminante modo di rileggere eventi tragici che ancora non hanno finito di pesare sulla storia presente.

 

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