Menu 2

Sulla natura dei blog e di questo blog

Un blog, un sito personale, non può occultare informazioni. Ma può offrirne altre, parallele, ancillari, complementari, e riscattarne altre, a volte decisive ma occultate dai grandi mezzi di comunicazione di massa. Loro sì che possono occultare informazioni. E lo fanno continuamente.

Quando ho pubblicato su questo sito il memoriale del mio viaggio in Venezuela, ospite dei medici della Missione Barrio Adentro, pubblicato in cartaceo in molti posti e lingue, credo di avere offerto oggettivamente un’informazione fondamentale e censurata dai media mainstream.

Quando Sigfrido Ranucci ha diffuso il suo video su Falluja, Rainews24 ha immediatamente inserito un link alla mia intervista a Javier Couso, uno dei pochi europei ad essere stati proprio a Falluja. L’intervista complementava in maniera perfetta il lavoro di Ranucci e nei giorni e mesi seguenti è stata letta da molte migliaia di persone. In tutta la rete internet non c’erano molte alternative alla mia intervista e lo dico con orgoglio.

Potrei fare un certo numero di altri esempi, ma mi domando quanti “scoop” possa pubblicare un sito personale come questo, soprattutto se tenuto da una persona che si, scrive settimanalmente di politica internazionale, ma che dedica la maggior parte del suo tempo a scrivere un libro sulla storia orale dell’opposizione alle dittature in America Latina.

 

Probabilmente può pubblicare 2-3 articoli l’anno che possiamo definire “importanti”, 2-3 al mese che possiamo definire “buoni” e forse 2-3 alla settimana appena “utili”. Forse meno… Forse in tutto un anno si contano sulle dita di una mano le cose appena utili.

Ho scoperto, a radice di alcune discussioni sorte a commento a miei post della scorsa settimana, che le aspettative e le concezioni che si possono avere sul fenomeno blog, possono essere infinite quanto i milioni di blog in rete. E che anche su questo blog le aspettative degli amici che leggono e a volte scrivono nei commenti, possono essere diversissime dalle mie.

In particolare mi è stato dato del “venduto” per avere scritto che Romano Prodi è stato abile nell’indurre Silvio Berlusconi a rinunciare alla conferenza stampa finale e all’udienza pontificia. “Venduto” in italiano vuol dire “venduto”, ovvero una persona che vende a qualcun’altro se stesso, il proprio lavoro intellettuale, il proprio corpo o la propria anima in cambio di denaro o altro tornaconto personale.

La mia prima pagina “personale” era online nel lontano 1995 e si chiamava “Inventario”. Quindi, per qualche anno, ho gestito due siti che si chiamavano radioitaliana.it e latidoamericano.org, mentre su questo sito, gennarocarotenuto.it, un dominio registrato se non erro nel 1998 o 1999, tenevo il mio cv o poco più, fino a quando, meno di due anni fa, grazie a dblog, una piattaforma facile in ASP, è nato l’attuale sito.

Nella vita faccio il ricercatore universitario e il giornalista pubblicista. Ho sempre concepito questo e i miei anteriori siti, come un posto dove archiviare e rendere disponibile il mio lavoro, i miei articoli, le mie riflessioni. Questi in genere non nascono per questo sito ma in questo sito trovano una collocazione che mi ha dato opportunità di conoscere nuovi amici, autori di riflessioni per me più che arricchenti. Per capirci, domani lunedì mi riunirò con il caporedattore agli esteri di Brecha (il settimanale montevideano per il quale scrivo dal 1997) e stabiliremo se scrivere di Milosevic, di Iran o d’altro. Solo menti fantasiose possono pensare che se scriverò di Milosevic sarà per censurare il tema Iran o viceversa.

Mi occupo a tempo pieno di alcune cose; America Latina per esempio. Non mi occupo (professionalmente) di altre anche se mi interessa leggerne: per esempio di ambiente. Di alcune cose credo di avere da dire con competenza, per altre credo di non avere nulla di intelligente da dire. In ogni caso scrivo quando posso e se ho stimoli per farlo. Per tanto, perché non credo di avere nulla da dire, non scriverò per esempio della “svendita dell’IRI” come mi viene chiesto. Non credo che il lavoro da fare su questo sito sia copiare ed incollare informazioni da altri siti su temi sui quali non lavoro e non sono esperto. Potrà essere considerata una difesa debole, ma non voglio avere una difesa forte, perché non voglio scrivere di temi dei quali non sono specialista. E questo non vuol dire neanche voler coprire Prodi, o essersi venduti a Prodi. Del resto non ho mai scritto neanche del caso All Iberian, ma non per questo mi sono venduto a Silvio nostro.

Per tanto trovo un po’ singolare quando qualcuno mi scrive per chiedere “un post su”. Non perché ci sia nulla di male. Spesso le richieste sono molto cortesi, mi fanno piacere e a volte le esaudisco con altrettanto piacere. Ma l’idea che qualcuno possa pensare che un blog possa essere in qualche modo esaustivo mi sorprende.

Ancor di più mi sorprende quando in maniera polemica mi viene chiesto perché mai non scrivo del “tal tema”, se ho qualcosa da nascondere, se sono in malafede nel non scriverne. Pensare che un sito privato possa nascondere qualcosa è risibile. Se non scrivo di un argomento cercatene notizie altrove. Non sono la Repubblica , è non ho nessun dovere di esaustività, ma credo di avere offerto molteplici articoli inoppugnabili su come questo quotidiano tergiversi e manipoli l’informazione sull’America Latina, mentendo sistematicamente in particolare su Cuba e Venezuela.

In conclusione un sito privato, un blog, può aggiungere, mai sottrarre all’informazione generale. Ovvero, tutto quello che non è qui, semplicemente va cercato in altri siti, mainstream o antagonisti, io non li oscuro di certo. Sono i grandi media che possono sottrarre informazioni, non certo un sito di un comunicatore privato.

, , , , , , , , , , , , , , , , , ,