domenica 01 agosto 2010, 06:01

E’ tornato Kossiga!

kossiga Da “GIORNO/RESTO/NAZIONE” di giovedì 23 ottobre 2008

INTERVISTA A COSSIGA «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei» di ANDREA CANGINI – ROMA PRESIDENTE Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo.

Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».

Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che…

«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in- dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.

«Balle, questa è la ricetta democratica:

spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».

Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università.

E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

E` dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile.

Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.

«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama…».

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente…

«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio del- la contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro.

La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla… Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».

CONFRONTO «Ieri un Pci granitico oggi Pd ectoplasma Perciò Berlusconi dev`essere prudente» [.]



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RSS Feed for This Post 24 Commenti

  1. freddie freeloader | 23 ottobre 2008 17:38 | Rispondi

    Riflettendo sulle BR anche alla luce degli agenti provocatori di cui parla Cossega, mi viene da chiedermi: ma da che parte stavano, questi??
    In fondo, hanno ammazzato solamente figure di terzo e secondo piano, dei disgraziati, tutto sommato, e mai (salvo il povero Moro, che qualche anno prima era stato, guarda caso, nel mirino di un fallito golpe di destra -De Lorenzo), persone che si trovavano ai piani alti della politica.
    è possibile che non si rendessero conto che con le loro azioni catalizzavano il favore dell’opinione pubblica verso i conservatori?
    Mi sembra ingenuo pensare che questi non fossero manipolati…

  2. Victor Serri | 23 ottobre 2008 17:44 | Rispondi

    Ci chiedavamo nel post prima se puo’ essere un falso o meno….o almeno, speriamo sia un falso…

  3. Luca Romeo | 23 ottobre 2008 18:27 | Rispondi

    Chi è che fa terrorismo ora?

  4. Paolo Roversi | 23 ottobre 2008 18:44 | Rispondi

    Brividi lungo la schiena… e quello che faranno no? Il parere è autorevole.

  5. Maurizio Guiducci | 23 ottobre 2008 19:50 | Rispondi

    Cossiga l’ho sempre considerato un degnissimo rappresentate di quelli che, mettendo ingiustamente nel calderone tutto ed il contrario di tutto, marchiando indiscriminatamente vite (ancora ingiustamente) e dimenticando ed omettendo tanto, sono stati definiti teatralmente gli anni di piombo. A suo modo un’icona, da affiancare a tante altre immagini considerate certamente meno rispettabili. Ognuno legga questa affermazione come vuole…

    Però, dopo aver letto, e nonostante la profonda stima che ho maturato su Gennaro (e conoscendone il curriculum) sono dovuto andare a verificare la fonte… Scusa Gennaro.

    Il nostro buon vecchio e democratico ex Presidente, a cosa mira? La logorrea che viene dopo una certa età? Il farmaco serale sbagliato? Qualche tipo di messaggio? Provocazione? Voglio dire: quale logica devo inseguire? Devo confessarlo, sono disarmato.

    E’ tornato Cossiga? Ogni tanto riciccia; io spero di vederlo andar via presto.

    Importante è pensare a ciò che accadrà nei prossimi mesi. A come potrà evolvere la situazione. Agli spazi possibili in questo, sempre meno implicito, regime.

  6. Raffaele Della Rosa | 23 ottobre 2008 19:52 | Rispondi

    Ciccio ‘o pazzo consiglia
    “infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.”
    Ed è esattamente quello che è accaduto a Genova nel 2001 con i Black Blocks….cosa di cui ovviamente Ciccio ‘o Pazzo è a conoscenza, certo con maggiori dettagli di quelli noti a noi….quindi dispettoso come è sta dicendo: “Guardate che se dovessero succedere certe cose la responsabilità non è necessariamente degli studenti…”
    Ma dispettoso come è non rinuncia a vantarsi di avere sconfitto il terrorismo ed a riproporsi per future battaglie, se -chiunque governi- le volesse combattere seriamente…sfottendo tuttto e tutti.
    Il giorno in cui schiatterà, poco, poco, magari solo qualche molecola in meno, ma questo mondo di merda sarà meno sporco

  7. Raffaele Della Rosa | 23 ottobre 2008 20:02 | Rispondi

    Gli italiani e la legalità.
    Un: ex-ministro degli interni, ex-presidente del consiglio, presidente della repubblica, si vanta di aver calpestato codici e costituzione, di aver dichiarato lo stato di emergenza, e di averne dettato ed applicato le regole.

    Non ha detto niente di nuovo si è solo vantato di misfatti tentando di farli passare per buone azioni volte a salvare la democrazia.

    Già che un uomo costretto ad abbandonare il quirinale con ignominia, abbia tuttta questa voce in capitolo prova che i rischi la democrazia in Italia li corre da decenni, potremmo quasi dire da sempre…

    I reati cospitativi per cui dovrebbe essere messo sotto accusa, le apologie di reato sfacciatamente esibite danno la prova che di ben altro che dei furti di Berlusconi e dei suoi sodali i giudici si sarebbero dovuti occupare…Schifani e Cicchitto di fronte a lui sono picciotti, guapp’e cartone.

  8. Flavio | 23 ottobre 2008 20:12 | Rispondi

    E’ vero. Le maestre (due, per ora) di mio figlio, di sette anni, erano con lui in piazza.

    Questo non significa in alcun modo che esse l’abbiano in qualche modo indottrinato, e soprattutto in piazza con lui c’erano anche i suoi genitori.

    Se qualcuno veramente pensasse di applicare le farneticazioni di questo vecchio rudere sarei in prima fila nel difendere fisicamente il diritto, loro e mio, di manifestare un’opinione diversa.

    Una simile intervista sembra avere il solo scopo di soffiare sul fuoco, non ne vero altri davvero.

    Mi viene solo da pensare che il Signor Kossiga dovrebbe trovarsi bene nello stesso ospizio della Thatcher, a ricordare in buona compagnia i fasti dei loro amici “democratici” come Pinochet, Videla e tanti altri.

    Flavio

  9. Flavio | 23 ottobre 2008 21:09 | Rispondi

    Si, è provocazione pura e semplice.

    Lui non vede Veltroni in piazza a prendere le botte, ma certo nella sua lunga e autorevole (autoritaria?) carriera di governante non è mai sceso in piazza a spaccare le teste di cui predica l’eliminazione dalla società, per quello ha sempre potuto far uso di servi dello stato più o meno consapevoli e volenterosi strumenti di repressione.

    Il terrorismo delle BR è nato nelle università, certo. Quello di destra invece è nato dalle chiacchiere da bar di pochi picchiatori di quartiere, mica nei palazzi governativi e nelle caserme che ospitavano i più alti gradi militari…

    Ad averne la forza bisognerebbe solo ignorarlo.

  10. Leonardo R. Andino | 23 ottobre 2008 21:18 | Rispondi

    dà l’impressione di un ubriaco che non riesce a smettere di dire esattamente quello che pensa..
    Abituati alle ipocrisie quotidiane, è quasi una perla. Quasi.

  11. Marco85 | 24 ottobre 2008 00:36 | Rispondi

    “le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale.”
    “Il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese.”
    domanda: sta forse organizzando un atto terroristico?

    Chissà non comprendo bene ciò che viene espresso.. forse sono troppo ingenuo..

  12. Piero De Luca | 24 ottobre 2008 00:41 | Rispondi

    Mi ricordo una vignetta dei primi anni ‘90 (mi pare fosse di Vauro, o di Marassi)

    “Chi c’è dietro Cossiga ? Due robusti infermieri”

    Secondo me ha il Parkinson…

  13. Eliolibre | 24 ottobre 2008 10:38 | Rispondi

    Secondo me andrebbe processato! E forse si comincerebbe e riscrivere la vera storia degli ultimi decenni, non quella che ci hanno sempre raccontato.

  14. Raffaele Della Rosa | 24 ottobre 2008 11:15 | Rispondi

    Mi ricordo bene, era il 12 di Maggio, ero a Roma a festeggiare in anticipo di un giorno il mio 31 compleanno. Ero a Pzza Navona sul palco allestito dal partito radicale, era il 12 maggio 1977. Il giorno dell’assassinio di GIORGIANA MASI.

    Le brillanti idee su come battere il terrorismo e la democrazia, elucubrate da Francesco Cossiga, allora Ministro degli Interni, e messe in pratica tra gli altri, dal commissario Gianni Carnevale e dall’ agente di PS Giovanni Santone, spensero la vita di una ragazza di 19 anni, Giorgiana, a cui non fu possibile mettere in mano niente, ne molotov né estintori.

    Chi volesse saperne di più, per esempio,
    potrebbe partire da qui

    http://isabellasannipoli.wordpress.com/

  15. Raffaele Della Rosa | 24 ottobre 2008 11:17 | Rispondi

    pardon, per il lapsus “battere il terrorismo e la democrazia”….era ovviamente “battere il terrorismo e salvare la democrazia”…. :-(

  16. Maurizio Guiducci | 24 ottobre 2008 15:55 | Rispondi

    Raffaele, lapsus? Hai scritto bene. E battere soprattutto la seconda, magari usando il primo…

    Chiudendo nella tenaglia tante vite e tante idee.

    Un abbraccio.

  17. Maurizio Guiducci | 24 ottobre 2008 16:02 | Rispondi

    Faccio una piccola “correzione” anch’io:
    suona meglio… usando (anche) il primo.

  18. sasa | 25 ottobre 2008 10:41 | Rispondi

    Cossiga praticamente confessa la paternità della strategia della tensione che ha insanguinato la repubblica da Portella della Ginestra al G8 di Genova fino a oggi con i golpisti della P2 al potere. Quando era presidente picconatore della repubblica fu messo in stato d’accusa ma la commissione parlamentare archiviò tutto.
    Si parla dell’eminenza grigia Andreotti ma Cossiga non è da meno. Ogni qual volta qualcuno gli mette il microfono sotto il naso non si lascia mai scappare l’occasione di lanciare messaggi intimidatori se non minacciosi. Nessuno mai gli chiederà conto di queste gravi affermazioni, morirà nel suo letto portando con sè i suoi segreti ma all’inferno insieme a Belzebù. Il paradiso non è per lui.

  19. sasa | 25 ottobre 2008 10:54 | Rispondi

    Vorrei aggiungere che quando queste cose le dicevo anni fa insieme a tanti altri, venivamo accusati di dietrologia e di ossessione complottistica oggi Cossiga confessa nel silenzio di tutti. Gli italiani hanno altri problemi e sono distratti e smemorati e allora rinfreschiamoci la memoria rileggendo le parole di un intellettuale che ha fatto la fine che fanno tutti coloro che rompono i coglioni al manovratore e che auspicava un vero e proprio processo alla DC e ai suoi gerarchi, quella stessa DC e quegli stessi gerarchi che molti oggi rimpiangono perchè al peggio non c’è mai fine e noi ci siamo dentro.
    Pasolini mangia la terra da 30anni, quella DC e quei gerarchi no, vivono e sono ancora vegeti come possiamo constatare.

    Corriere della Sera, 14 novembre 1974
    Cos’è questo golpe? Io so

    di Pier Paolo Pasolini

    Io so.
    Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
    Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
    Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
    Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
    Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
    Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ‘68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
    Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le d

  20. sasa | 25 ottobre 2008 10:55 | Rispondi

    Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
    Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
    Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
    Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
    Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
    Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il ‘68 non

  21. sasa | 25 ottobre 2008 10:58 | Rispondi

    è poi così difficile.
    Tale verità – lo si sente con assoluta precisione – sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all’editoriale del “Corriere della Sera”, del 1° novembre 1974.
    Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
    Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
    A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
    Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
    Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi – proprio per il modo in cui è fatto – dalla possibilità di avere prove ed indizi.
    Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
    Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
    Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
    All’intellettuale – profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana – si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
    Se egli vien messo a questo manda

  22. sasa | 25 ottobre 2008 11:00 | Rispondi

    Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al “tradimento dei chierici” è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
    Ma non esiste solo il potere: esiste anche un’opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
    È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all’opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell’Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
    Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario – in un compatto “insieme” di dirigenti, base e votanti – e il resto dell’Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un “Paese separato”, un’isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel “compromesso”, realistico, che forse salverebbe l’Italia dal completo sfacelo: “compromesso” che sarebbe però in realtà una “alleanza” tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell’altro.
    Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
    La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l’altro intatto e non compromesso, non può es

  23. sasa | 25 ottobre 2008 11:01 | Rispondi

    non può essere una ragione di pace e di costruttività.
    Inoltre, concepita così come io l’ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l’opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
    Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch’essi come uomini di potere.
    Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch’essi hanno deferito all’intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l’intellettuale viene meno a questo mandato – puramente morale e ideologico – ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
    Ora, perché neanche gli uomini politici dell’opposizione, se hanno – come probabilmente hanno – prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono – a differenza di quanto farebbe un intellettuale – verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch’essi mettono al corrente di prove e indizi l’intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com’è del resto normale, data l’oggettiva situazione di fatto.
    L’intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
    Lo so bene che non è il caso – in questo particolare momento della storia italiana – di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l’intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che – quando può e come può – l’impotente intellettuale è tenuto a servire.
    Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l’intera classe politica italiana.
    E io faccio in quanto io credo alla politic

  24. sasa | 25 ottobre 2008 11:12 | Rispondi

    E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi “formali” della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
    Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico – non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento – deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
    Probabilmente – se il potere americano lo consentirà – magari decidendo “diplomaticamente” di concedere a un’altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon – questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

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