La casta? Da quando c’è Silvio gli italiani non se ne preoccupano più
Sorpresa. La Stampa di Torino fa un lavoro meritorio e scopre che il problema della casta politica non preoccupa più gli italiani. Vi ricordate? Solo pochi mesi fa eravamo tutti inferociti. Clemente Mastella era il grande Satana sannita e Romano Prodi il mortadella simbolo degli sprechi e dell’immobilismo. I media indomiti picchiavano giù duro, Gian Antonio Stella ci si è fatto la barca e Beppe Grillo una fortuna. Adesso? Nulla è cambiato, i costi della politica sono sempre quelli ma i media hanno afflosciato e ci raccontano di essere in buone mani. E il bello è che ci crediamo.
Da Fini alla Gelmini, viaggio in un filone che non tira più. E una ricerca rivela: solo il 32% dei cittadini è ancora adirato
segue: E il Pdl salvò le Province
FEDERICO GEREMICCA
Che sarebbe accaduto, un anno fa, se ad esser sorpreso a utilizzare un motoscafo dei vigili del fuoco per fare immersioni in un’area marina super-protetta fosse stato Fausto Bertinotti? I più zelanti, probabilmente, avrebbero calcolato perfino il costo del gasolio consumato e “pagato, naturalmente, da noi contribuenti!”. E se fosse stato il governo passato a riallargare i cordoni della borsa ed a riaprire i voli di Stato a tutti i ministri e perfino ai sottosegretari? Beppe Grillo ci avrebbe forse costruito attorno un altro Vday. Per non chiedersi, ovviamente, che tipo di gogna pubblica sarebbe stata organizzata – appena pochi mesi fa – se si fosse scoperto che un lombardissimo ministro dell’Istruzione che chiede rigore e serietà per la scuola (soprattutto quella al Sud) se ne era andato in Calabria a sostenere – e naturalmente superare – l’esame di abilitazione alla professione di avvocato. «Basta con la Casta!», avremmo strillato.
Adesso non si strilla più. O si strilla assai di meno. E onestamente, tolto qualche aumento di prezzi alla buvette di Montecitorio e la nomina di qualche membro di governo in meno (iniziative, soprattutto la seconda, incidenti e notevoli) non è che i costi della politica siano stati dimezzati o gli episodi di “malcostume da privilegio” spariti. E allora? «Allora – taglia corto don Gianni Baget Bozzo – quel che è accaduto mi pare chiaro: il tema della lotta alla Casta fu sollevato dalla sinistra contro i privilegi, l’enorme potere e le inefficienze della stessa classe politica di sinistra. Il vento dell’antipolitica nacque, infatti, precisamente dalla rottura tra vertice e base, a sinistra: e se vuole sapere la mia opinione, credo che la vittoria di Berlusconi sia stata vissuta come una liberazione – una liberazione dalla Casta, appunto – anche da chi non ha votato per lui».
Giudizio discutibile, naturalmente: ma ci si muove quasi più sul campo della sociologia dei comportamenti di massa che della politica, è molto – dunque – è opinabile, interpretabile. E infatti non è coincidente l’opinione di Ilvo Diamanti, sociologo e politologo di riconosciuta fama: «Guardi, prendersela con la Casta quando al governo c’è Berlusconi, è come prendersela col rumore quando ci sono i fuochi d’artificio». Compagno di banco al liceo di Gian Antonio Stella (autore con Rizzo, appunto, de “La Casta”), aggiunge: «Sono tanti gli elementi che hanno contribuito prima al sorgere del fenomeno e poi all’attuale eclissi. Innanzitutto, io credo, le molte aspettative di cambiamento – non avvenuto – evocate nel quinquennio berlusconiano e poi pagate dal governo Prodi. Il libro di Stella e Rizzo è stata la scintilla: ma perché certi fenomeni esplodano è necessario ci siano condizioni permissive. E queste erano, da una parte, la sfiducia verso l’inefficienza della politica e, dall’altra, il fatto che una Casta di sinistra è considerata davvero non accettabile».
Ma, appunto, la Casta è di sinistra? O comunque: è più di sinistra che di destra? «Non mi sentirei di sostenerlo – dice Eugenio Scalfari -. Però è un fatto che la bufera dell’antipolitica si è scatenata quando al governo c’era il centrosinistra; e un altro fatto è che il governo di allora, facendosi carico di fronteggiare l’indignazione dei cittadini, ha finito quasi inevitabilmente per trasformarsi in oggetto della contestazione. Si è ritrovato ad esser Casta, insomma, chi era al governo in quel momento: nonostante al governo ci fossero persone come Padoa Schioppa, Bersani, Visco e altri che francamente faticherei a definire Casta». Fatto sta che, dopo di allora, il vento s’è posato, l’indignazione è scemata, i giornali hanno smesso di parlarne. «Non è così – replica Scalfari -. I giornali hanno continuato a raccontare. Certo, qualcuno ha tambureggiato di più, qualcun altro di meno. E se nessuno ha più fatto campagna è perché i giornali prima di altri hanno capito che il tema tirava assai di meno».
E si torna, però, al punto di partenza. Perché l’indignazione per le spese della politica, i privilegi e il resto si è attenuata? Una ricerca delle Acli appena resa nota, rivela che oggi “solo” il 32% degli elettori nutre «rabbia» verso la Casta: una percentuale, potremmo dire, quasi fisiologica o comunque assai più bassa di quella che si registrava ancora pochi mesi fa. Perché? Nando Pagnoncelli, della Ipsos, offre una spiegazione molto pragmatica: «I cittadini hanno sempre considerato un male inevitabile i privilegi dei politici: l’esplodere della rabbia è semplicemente il sintomo di un malessere nella relazione, appunto, tra politica e cittadini. Le faccio un esempio: se porto mio figlio da un medico ed egli è scortese, sbrigativo ma guarisce il bambino, io non faccio caso alla sua maleducazione; ma se non lo guarisce, quella maleducazione diventa insopportabile.
Così è per la politica: il cittadino sa da sempre che costa molto ed è luogo di privilegio, ma se funziona e gli risolve i problemi, passa sopra a tutto il resto. Se invece costa molto ed è anche inefficiente, ecco esplodere il malessere. E’ questo – conclude Pagnoncelli – che forse spiega la differenza di clima dopo il passaggio da un governo a un altro: quello di Prodi era diventato sinonimo di liti e immobilismo; l’arrivo di Berlusconi ha portato fino ad ora il segno del “fare”, della concretezza e della novità che, finalmente, c’è qualcuno che decide». E’ davvero così? Giuseppe De Rita, sociologo e tra i fondatori del Censis, ci crede fino a un certo punto. «Le fiammate dell’opinione pubblica – dice – creano un evento, ma mentre lo creano gli scavano la fossa… E’ sempre stato così. Il fenomeno è rientrato, anche se non è detto che non riesploda da qui a qualche tempo. La Casta resta un problema serio, ma la fase è del tutto cambiata: oggi la gente s’appassiona al gossip. Delle foto di Fini in barca nel parco naturale non frega niente a nessuno. Delle foto di Fini che, sempre in barca, si fa carezzare dalla compagna, si è parlato per settimane. Oggi, come sa, si discute della fidanzata di Frattini. In Italia, del resto, è sempre andata così…».
E il Pdl salvò le Province
L’aereo militare che scatenò le polemiche sui voli per Monza con a bordo Mastella e Rutelli. Pochi tagli sparsi. Le Comunità montane continuano a esistere
ROBERTO GIOVANNINI
Berlusconi con le promesse e gli annunci, si sa, non si fa troppi scrupoli. Questa promessa, per esempio, non sembra proprio che abbia avuto finora l’intenzione, la voglia o la possibilità di mantenerla: «La prima cosa da fare è dimezzare il numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali, dei consiglieri comunali. Non parlo di Province, perché bisogna eliminarle». Era il 31 marzo, e parlava a una videochat organizzata dal «Corriere della Sera». «Quindi – proseguiva il Cav., rincarando la dose – dimezzamento dei costi della politica significa innanzitutto dimezzare il numero delle persone che fanno politica di mestiere ed eliminare tanti enti inutili, Province, Comunità montane, e tutti quegli enti antichi che sono rimasti in funzione senza produrre alcun effetto». Stesse parole dieci giorni dopo, a «Porta a Porta»: «Dobbiamo ridurre della metà la casta, cioè il numero delle persone che vivono di politica. Secondo alcuni si tratta di 300.000 persone». Dopodiché, tutti sanno che i deputati, i senatori e i consiglieri sono sempre quelli, non uno di meno, e senza un euro di meno in tasca.
Che le Province esistono eccome, ed esisteranno ancora, se è vero che secondo i piani del governo potranno finanziarsi con i proventi del bollo auto (un altro tributo di cui l’attuale premier annunciò l’abolizione entro la legislatura, dalle telecamere di «Matrix»). Per adesso, hanno pagato dazio soltanto le Province ancora non operative, Monza, Fermo e Barletta, congelate fino al giugno 2009. Addirittura le Comunità montane continuano a campare, sia pure tra gli stenti. I deputati salvano integro lo stipendio, anche se dovranno pagare un po’ di più il tramezzino alla buvette (da 1,80 a 2,80 euro) e lavorare cinque giorni su sette, come stabilito da Gianfranco Fini. Il presidente del Senato Schifani, invece, non sembra appassionato al tema del taglio dei costi. E come scoperto da Gian Antonio Stella, quest’anno spenderà 260.000 euro per realizzate la (peraltro molto ben fatta) agendina di Palazzo Madama.
Insomma, ormai la «Casta» non fa più notizia. E in pochi si scandalizzano se – con decreto pubblicato il 22 agosto scorso sulla Gazzetta Ufficiale – a sorpresa il governo Berlusconi riapre le porte degli aerei di Stato sostanzialmente a chiunque, dopo la parentesi rigorista di Prodi, che negava il «volo Blu» anche ai ministri. Ora viaggiano tutti: ministri, viceministri, sottosegretari, portaborse, giornalisti di testate gradite, collaboratori vari, purché «accreditato al seguito della stessa su indicazione dell’Autorità anche in relazione alla natura del viaggio, al rango rivestito dalle personalità trasportate, alle esigenze protocollari ed alle consuetudini, anche di carattere internazionale». Destarono ira e proteste Mastella e figlio Elio in volo per il Gp di Monza? Sabato scorso il ministro degli Esteri Frattini è volato al vertice Ue di Avignone con a fianco la sua fidanzata, Chantal Sciuto. Aereo di Stato, ça va sans dire.
Il governo, però, si difende, snocciolando una lunga lista di interventi mirati a tagliare spesa, sprechi e caste. Ovviamente, c’è Brunetta e le sue consulenze: la norma che consente l’«operazione trasparenza» fu varata dal governo Prodi, ma di suo il ministro della Pa ha inserito nel Dl 112 (la manovra) una norma che rende molto più difficoltosa l’assegnazione di consulenze non utili. In parte, almeno, colpiranno le clientele la norma che elimina gli enti con meno di 50 dipendenti non espressamente «salvati», così come l’abolizione del Secit. Si tagliano del 20% stipendi dei direttori (generali, sanitari e amministrativi) delle strutture sanitarie pubbliche. Del 30% le indennità dei sindaci che non rispettano il «patto di stabilità» interno, così come scenderanno del 30% le spese per compensi ad organi collegiali della Pa, sponsorizzazioni e (del 50%) convegni e mostre. Giro di vite anche per i contributi ai giornali di partito.
Non basta, denuncia l’opposizione. Linda Lanzillotta, controparte «ombra» di Brunetta, attacca: «Il governo Prodi aveva fatto un accordo con Regioni ed Enti Locali per ridurre costi e organigrammi. Che fine ha fatto? Perché non si lavora per ridurre la moltiplicazione di organismi con compiti più o meno simili? Perché si va a un federalismo che rischia di moltiplicare spese e inefficienza»? «Anche l’operazione Nuova Alitalia – denuncia l’economista del Pd Stefano Fassina – indirettamente è un “costo della politica”. Un’operazione costruita per rispondere a esigenze politico-elettorali del centrodestra, scaricando sui contribuenti 1,5 miliardi di debito che resterà nella bad company».
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
















Kama | 12 settembre 2008 12:18 | Rispondi
Sono le solite menzogne ! l’unica cosa vera è che i giornali si sono completamente prostrati al nuovo governo e continuano a sparar bugie a raffica… ma basta fare un giro in internet per capire quale sia la verità . Presto questi giornali tradizionali spariranno e con loro mi auguro anche questi giornalisti da strapazzo !
basta vedere chi siano gli ultimi 3 o 4 direttori de ” la stampa ” per capire molte cose…ma signori : chi volete prendere in giro ?
Raffaele Della Rosa | 12 settembre 2008 18:42 | Rispondi
Anche io sono dell’avviso che il discorso della CASTA sia stato utilizzato GIUSTAMENTE, A BUON DIRITTO, contro la sinistra.
Infatti, visto e considerato che, i programmi, a prescindere dai tempi e dai modi (che contano e come, ma talvolta non sono, o non sono percepiti, come fondamentali) pur senza essere uguali hanno molti punti in comune: subordinazione ai diktat USA, scarsa considerazione per i problemi della scuola e della formazione, subordinazione al vaticano in tema di diritti civili, insomma dalle pensioni alle privatizzazioni, anche dei beni comuni (acqua ecc.) i due schieramenti non apparivano così alternativi il CentroSinistra ha giocato, infaustamente per lui la carta dell’ onestà, correttezza e trasparenza.
Prescindendo da valutazioni strettamente giudiziarie… un governo che mette il ministero della giustizia in mano a Mastella, ma siamo serii..”ma mi facci il piacere” per citare Totò…
Il centrodestra no.
Berlusconi, a prescindere dal dichiararsi tecnicamente innocente, quando non riescxe ad evitare i processi, mica ci marcia su certe cose. Anzi l’esatto contrario. Ha abolito norme che consentivano la tracciabilità dei redditi dei professionisti….non ha mica chiesto voti per moralizzare la vita pubblica o per la lotta alla corruzione.
Lui è “moralmente” (si fa per dire) legittimato a tenersi un Nicola Cosentino, avvocato di Casal di Principe piuttosto chiacchierato, ma Veltroni Prodi e Bertinotti sono legittimati a tenersi i Bassolino, i Del Turco, i Loiero ???
Queste sono domande, ha ragione Kama, che certi giornali non si possono porre….ma che la gente, più o meno consapevolmente, ci poniamo.
Non sarei, come è Kama, così ottimista sulle capacità salvifiche della rete, che appunto, lo dice la parola stessa, è una rete…attenti a non rimanerne irretiti….io, quando devo mettere le spalle al muro, mi appoggio sempre al vecchio COSA E’ L’ILLUMINISMO…che appunto si può leggere anche in rete….
Raffaele Della Rosa | 12 settembre 2008 18:48 | Rispondi
E due….il cognome Geremicca non mi suona nuovo….ma fusse che fusse parente di quel tal Andrea Geremicca, Segretario Prv. le del PCI a Napoli, uno i cui giudizi “problematizzanti” su Gava Antonio, hanno tanto il sapore del preludio a certi “inciuci”, causa possibile della frana che è venuta giù in questi ultimi anni…??? qualcuno ha informazioni in proposito ?
Raffaele Della Rosa | 12 settembre 2008 18:50 | Rispondi
pardon…segretario prov.le negli anni 80, o giù di lì….
freddie freeloader | 13 settembre 2008 23:56 | Rispondi
Da questo ho la certezza di una campagna di stampa occulta contro Prodi.
La “monnezza” napoletana che prima era oggetto di campagna di stampa e ora per miracolo sparisce (ma non è vero: la stampa dov’è?); il senso continuo di insicurezza che improvvisamente viene meno, ma io che vivo in una città in prima linea, mi rendo conto che nulla è cambiato; le forze dell’ordine prive di risorse (in futuro ridotte sempre più); le crescenti difficoltà delle famiglie (com’è che non si parla più del problema della “quarta settimana”?), con sfratti per morosità a cascata; l’Alitalia (come mai nessuno della stampa mette in violenta evidenza, come si dovrebbe, la buffonata della bancarotta organizzata dai consiglieri di sventura del governo?). ecc., ecc.
E non è la prima volta che succede!
Uno fra i tanti segreti è che il governo della destra ha una forte componente massonica (Silvio tessera 1813 della P2, Cicchitto nella medesima loggia, ecc.), e trova probabilmente un appoggio trasversale nella stampa, tra i fratelli di grembiulino (ma non è solo questo, che determina il totale controllo dei mass media).