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Si parlerà del femminicidio di Sofia Varela?

femminicidio Sofia Varela è una ragazza dell’Ecuador ammazzata ieri a Fano a martellate con ogni probabilità dal suo compagno, un odontoiatra italiano di 42 anni, Raffaele Caposiena, al momento piantonato in ospedale dopo un tentativo di suicidio.

La violenza è stata tale che l’assassino le ha completamente sfondato la scatola cranica. Se ne parlerà? Mi sbaglierò ma a giudicare dai primi GR del mattino la vita di Sofia non vale neanche una breve.

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18 Responses to Si parlerà del femminicidio di Sofia Varela?

  1. Raffaele Della Rosa 30 Ago 2008 at 11:48 #

    L’ANSA dà niente, sono le 11, 41 am, mentre ADN-KRONOS, la riporta, però attribuendo un altro nome alla vittima “Valeria Margherita Freire”, infatti non avendo conseguito risultati con il nome posto nel post di Gennaro ho cercato chiave “fano”……ma coincidono sia il nome dell’assassino che il luogo del crimine…

  2. Gennaro Carotenuto 30 Ago 2008 at 11:50 #

    Freire è evidentemente il cognome della madre.

  3. Gennaro Carotenuto 30 Ago 2008 at 11:59 #

    Il GR RAI delle Marche lo aveva come prima notizia ed aveva addirittura mandato inviati a Fano a fare interviste ai vicini.

    Della vittima dicevano che era o era stata “ballerina di night”, con un tono che voleva dire “era una puttana” e sembravano molto più preoccupati dalle condizioni dell’assassino.

  4. Doriana Goracci 30 Ago 2008 at 15:30 #

    Gennaro, ci hai dato “questa” notizia, tu.
    Non ne sapevo niente e dire che spulcio online, la carta non la compro, se non con eccezioni locali…Ma lasciamo perdere, l’origine “forestiera” di queste violenze a furia di crani sfondati, pezzi nei rifuti, affogate o seppellite, la cronaca è piena ma delle denunce, delle coloro che rimbalzano agli onori della cronaca perchè morte o perchè un sindaco rivendica lo stupro del passato o del confinante.
    Immaginiamo un’indagine? E immaginiamo cosa realmente è possibile fare? Sto sempre più andando all’abbandono della delega amministrativa, associativa, per aver toccato con mano la vacuità di questi consorzi e tavole rotonde, che hanno spigoli da squartare ventri e speranze. Perchè tu hai letto e non le altre decine di migliaia di persone? E allora che fare? Protestare con la Rai, con l’Ordine dei giornalisti…? Cominciamo a far circolare ed unire le nostre esperienze, in loco e poi quì, in questa piazza telematica.
    Grazie Gennaro
    Doriana

  5. foscalontana 30 Ago 2008 at 19:53 #

    Qualche tempo fa, sarei stata d’accordo con Doriana, riguardo alla fiducia con la quale ci chiede di “far circolare ed unire le nostre esperienze, in loco e poi quì, in questa piazza telematica”.
    Non che non sia d’accordo. Anzi. Sono sfiduciata.
    Il “dibattito” sul femminicidio è sempre esiguo e facilmente equivocabile. Ho tentato di parlarne in alcuni siti (compresi quelli che per il momento vanno di moda:rectius,quelli gestiti da magistrati)ma niente da fare. O si tentava di “neutralizzare” la rilevanza giuridica (“sono solo omicidi seriali”:previggente linea difensiva, per un qualsiasi avvocato)o addirittura (come già una volta ho scritto) l’argomento non è tra quelli “attuali” dei quali la “ggente”, vuole parlare (il solo parlarne viceversa, non sapete quanto non faccia dormire taluni “colletti bianchi”, parlamentari, ecc.ecc.)
    “Immaginiamo un’indagine?”No, cara Doriana, non puoi immaginare cosa succederebbe se,semplicemente qualcuno/na, decidesse di indagare in questa direzione: credo che crollerebbero la metà delle Procure italiane.E non soltanto per sovraccarico investigativo…
    un saluto

  6. Gennaro Carotenuto 30 Ago 2008 at 20:42 #

    Però cristo Fosca, ogni cosa ha la sua valenza. E le botte (magari sono propedeutiche) magari non sono lo stesso delle martellate (il che non significa giustificare in alcun modo le botte).

    La RAI regionale delle Marche, l’ho già scritto, ha mandato gli inviati a Fano, 30 km da Ancona, che hanno fatto il loro lavoro, sia pur in maniera abbastanza meschina. Da lì al nazionale per un omicidio così efferato il passo sarebbe breve, invece non è successo nulla.

    Nostro obbiettivo, o almeno questa è la mia maniera di intendere il giornalismo partecipativo è 1) fare circolare la notizia. 2) far rivelare che al sig. Riotta, o al Sig. Caprarica o al Sig. Fede… della vita di Sofia non importa nulla. Altro non so pensare, però sento che questo è importante.

  7. foscalontana 30 Ago 2008 at 21:27 #

    Sono d’accordo con te, Gennaro. E’ uno dei motivi per i quali continuo a scrivere e commentare,nel tuo sito.Ma il problema è molto più complesso. Vi siete mai chiesti perché sono scomparse del tutto (tranne in alcuni siti di “genere” o specifi) le notizie del feminicidio messicano(bisogna andare nel sito “Nuestras Hijas de Regreso a Casa” o qui, per fortuna, per avere qualche informazione in merito)o del feminicidio in Guatemala o in Cambogia? Da anni, mi occupo di questo nel mio blog, e ho ricevuto minacce(italiane, con tanto di indagine e arresti da parte della magistratura))e violazioni di privacy(da italiani). Eppure, “io non sono nessuna/no”…

  8. Doriana Goracci 31 Ago 2008 at 07:21 #

    Mi rivolgo a Fosca, alle donne che leggono e agli uomini. Chi legge, e si sente coinvolto negli affari sociali, diventa narratore di nera, con toni secchi, comunicati, lirismi, appelli. Mi sono andata a cercare notizie dell’estate scorsa…sono sempre più giovani le vittime e anche chi fa le esecuzioni. Sono sempre più straniere le ammazzate, il diritto di uso capione, fosse anche di pochi mesi, prevale. Non sto a dire l’angoscia di chi è madre o padre, basta immaginare e raffrontare con la cronaca.
    Sono aumentate le associazioni e sono decresciute quelle che hanno a disposizione dei fondi, il volontarismo diventa velleitarismo e sembra che il fare individuale non possa nulla in un sistema che obbliga all’umanità e al rispetto della persona e nei fatti lo calpesta. Si tira fuori il peggio, dalla nascita e poi con la scuola, meritocrazie e concorsi, chi non gareggia ,è fuori,le vacanze sono vacanze, vanno rispettate come tutte le tradizioni. Un mare di chiacchiere, di riunioni che solo a metterle insieme per date e luogo, si diventa inattive. La forza dei movimenti a sud del mondo, nonostante la drammatica repressione dovrebbe fare impallidire e osare ben altro che una data dove manifestare. Personalmente sono stanca e stufa di questi sguardi oltre confine, di questi appelli e clic, di aiuti ong ed extraong che scaricano le coscienze, che bloccano ogni gesto e iniziativa, quì e subito. Anche senza nessun clamore ma di attenzione e con determinazione, va portato quello che rimane della nostra testimonianza, nel paese come è possibile, guardando ascoltando e agendo in prima persona. Per questo chiunque come Gennaro, tenta l’emersione e non so cosa faccia nel suo lavoro ma lui è ponte tra lo studente e la collettività e così per qualsialtro lavoro, manuale o intellettuale, siamo chiamate e autoconvocati, non è possibile più delegare e mettere insieme “le istituzioni”. Saranno loro che se vorranno, opteranno per una partecipazione collaborativa, alla loro maniera…

  9. foscalontana 31 Ago 2008 at 19:41 #

    In linea di massima, cara Doriana, sono d’accordo con te. Più di una volta, ho espresso il mio apprezzamento per la sensibilità e la passione (ma si,ricominciamo ad usarle certe parole)che Gennaro mette nella sua attività di in-formazione. Inoltre,l’opportunità che hanno le/i lettrici/tori, di partecipare attivamente a questa opera di informazione,permette una pratica concreta della democrazia: attenzione ai diritti delle persone, rispetto per le diverse culture(la visibilità data alla pratica femminista, è una di queste)la lotta contro qualsiasi genere di violenza, e quella per i diritti di autodeterminazione dei popoli.
    Anch’io, come te, sento l’urgenza di un’azione che esprima un’intenzione reale di cambiamento.E forse, ancora di più,di creare ciò che ancora non c’è: un futuro vivibile.E prima ancora, un presente vivibile.
    L’unica cosa che non mi trova pienamente concorde, è quando scrivi che sei “stanca e stufa di questi sguardi oltre confine,”perché in alcuni casi, le cose dentro e fuori i confini, hanno un filo rosso che li accomuna.E a volte, succede che certi avvenimenti attraversando le nostre vite (e sconvolgendole)ti pongono di fronte all’ineluttabile consapevolezza che, non puoi più, rimandare le scelte.

  10. Rudi Menin 1 Set 2008 at 08:38 #

    Evidentemente non viene rispettata quella regola matematica nella quale si evince che invertendo i fattori il prodotto non cambia. Nel caso fosse stato il carnefice dell’ Ecuador e la vittima italiana l’ approccio del mondo dell’ informazione sarebbe stato diverso. Il caso della povera ragazza padovana massacrata in Spagna da un balordo soprannominato “el gordo” ha avuto ben altra visibilità mediatica. Certo, l’ episodio spagnolo ha seguito una diversa evoluzione; per giorni non si è saputo nulla della ragazza, il che rendeva la notizia intrigante e la suspense che suscitava molto appetibile per l’informazione, in special modo per quei tg “horror” (studio aperto ??) che sguinzagliano i propri inviati “sciacalli” alla ricerca dei particolari più scabrosi da dare in pasto all’ opinione pubblica. Ma anche in questo caso ho come l’impressione che, invertendo le nazionalità dei soggetti coinvolti nel brutale episodio, se, per intenderci, “el gordo” fosse stato “il ciccione”, l’ approccio alla notizia sarebbe stato diverso. Questo modo di fare informazione genera poi quei luoghi comuni che spesso sono alla base del pensiero dominante di chi crede che esista un “noi” buono ed un “loro” malvagio. Quando certe efferatezze le commettiamo “noi” allora è meglio non dare le notizie o comunque darle come brevi fatti di fredda cronaca. Quando le commettono “loro” si scatenano i “pitbull” dell’ informazione che di fatto “nazionalizzano” le colpe per poter dare linfa propagandistica al tema “sicurezza”. Così creano le paure del “diverso”. Così i femminicidi non sono un problema, per così dire, antropologico, ma solamente, per così dire, etnico. E quando l’altro giorno elencavo ad un amico gli episodi di femminicidi, dimostrandogli che le donne dovrebbero temere di più, a proposito di sicurezza, il compagno che hanno accanto indipendentemente dalla nazionalità, lui ha preferito glissare rispondendomi che in fondo gli omicidi passionali sono sempre esistiti e sempre esisteranno…mah.

  11. Doriana Goracci 1 Set 2008 at 10:13 #

    Rudi penso proprio che la tua analisi sia quanto mai esaustiva. Le relazioni tra donna e uomo sono ancora quì, tutte “sane” e malate anche di vecchiaia, con i principi della proprietà privata, del possesso e la violenza non cammina solo nei ceti proletari ma anche in quelli molto più in alto, media comune…e può accadere che un amico veda l’ineluttabilità dell’evento, come la prostituzione…e si va avanti come muli, senza neanche voler guardare se c’è una strada diversa da percorrere “insieme”.
    doriana

  12. Barbara Spinelli 1 Set 2008 at 11:54 #

    Purtroppo quella del femminicidio è una triste realtà.
    Strano che non si sia parlato di questo episodio: di solito, oltre alla nazionalità del carnefice, uno dei criteri per i quali la stampa sceglie di mettere in luce un episodio di femminicidio è proprio quello dell’atrocità del modo in cui la donna è stata assassinata. Ma evidentemente, dopo la Zacconi e dopo un’estate di sangue, neanche questo basta più. Tanto più se la donna di cui viene distrutta la vita non è neanche la moglie ufficiale del soggetto in questione.
    Servirebbe una profonda riflessione da parte di uomini e donne su cosa oggi rappresenta una relazione, sulle aspettative che si creano, sulla libertà e sul potere.
    E la riflessione deve partire dai nomi con cui si descrivono i fatti: non parliamo di omicidio passionale, è femminicidio perchè la donna viene uccisa “in quanto donna” perchè non è quella brava amante, mogliettina premurosa, compagna devota, che il serio professionista magari avrebbe voluto al suo fianco, a servirlo e onorarlo…
    D’altronde una conferma ci viene da una ricerca uscita pochi giorni fa: cosa significa essere maschio oggi? Significa che conta l’onore e il rispetto…..detto questo detto tutto. http://it.notizie.yahoo.com/ansa/20080827/ttc-psicologia-per-sentirsi-macho-serve-f6763c2.html

    Sto provando a raccogliere tutti i materiali sul femminicidio in un blog, che purtroppo aggiorno male e a singhiozzo a causa di una cronica mancanza di tempo.
    L’indirizzo è questo:
    http://femminicidio.blogspot.com/

  13. Rudi Menin 1 Set 2008 at 14:00 #

    Anch’ io ho avuto quella sensazione. Quella del chissenefrega della violenza sulle donne, le “nostre” donne (il possesso), appartenenti al nostro ambito familiare, in fondo è sempre esistita. Come la prostituzione. Come la povertà. Come gli sfruttati. Basta che “io” non ne faccia parte, ovviamente. Basta che “io” sia il dominatore e non il dominato.
    Sinceramente, Doriana, dopo quella risposta ho avuto bisogno di qualche secondo per riprendermi. Purtroppo, poi, a nulla è valso ricordargli che l’uomo, rispetto al restante mondo animale, è in possesso di un bene che però molto spesso è usato male, molto male: l’intelligenza. Forse pecco di presunzione nei confronti dell’ amico, in realtà un collega più che amico ma rispecchia e rappresenta il (non) pensiero di molti; non penso di essere più intelligente, solo di pormi qualche domanda in più rispetto a lui. In questo senso, come giustamente hai detto tu, cerco di essere un pò meno “mulo” di lui. Sperando che il confronto, anche con chi sembra a volte impossibile reggerlo, aiuti un po’ tutti, compreso il sottoscritto. Per far sì che certi eventi siano un po’ meno ineluttabili di come, erroneamente, a volte si pensa.
    Ciao.

  14. foscalontana 1 Set 2008 at 22:15 #

    Sono perfettamente d’accordo con Barbara. Fino a quando non faremo nostro il concetto di femminicidio come olocausto di genere,avalleremo (anche se involontariamente)una linea di difesa basata sul “colpo di testa” o quella “gotica” (ancorché,falsa) degli omicidi seriali. Con grande sollievo degli avvocati degli indagati e (soprattutto) dei giudici ai quali, si contorce lo stomaco,al solo pensiero di assumere la rilevanza giuridica (e quindi la visibilità)dell’odio di genere.

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