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Altri quattro militanti del MOVICE assassinati in Colombia dai paramilitari

4awa Un gruppo paramilitare ha assassinato quattro indigeni colombiani del popolo Awa nell’estremo sud della Colombia, alla frontiera con l’Ecuador. Lo denuncia il "Comité Permanente por la Defensa de los Derechos Humanos (CPDH)" che afferma che il massacro è stato compiuto sabato scorso a Vegas Changü, nelle montagne di Ricaurte, nel dipartamento di Nariño, in una delle zone di maggiori combattimenti tra la guerriglia delle FARC e l’esercito.

Gli indígeni Alonso Rosero Moreano (29 anni), Johny Sotelo Rosero (22 anni), Paulino Fajardo Marín (19 anni) Manuel Antonio Rosero, 29 anni, docente nell’Instituto Educativo di Magüí Payán, sono stati prelevati da uomini incappucciati ed armati pesantemente, sono giunti nel villaggio con una lista di nomi, li hanno presi e assassinati sul posto a colpi di fucile.

Secondo la CPDH, la comunità Awa della quale i quattro uccisi fanno parte è integrante del MOVICE, (Movimiento Nacional de Víctimas de Crímenes de Estado), che ha convocato la manifestazione contro il Terrorismo di Stato dello scorso 6 marzo. La diretta connessione tra il massacro e la manifestazione è confermata dal fatto che lo scorso 12 febbraio l’organizzazione del popolo Awa aveva ricevuto pesanti minacce proprio per dissociarsi e non partecipare alla manifestazione contro il Terrorismo di Stato.

Se fosse confermata l’identificazione degli autori materiali come membri dei paramilitari delle "Águilas Negras", o gruppi affini come "Nueva Generación", salirebbero a otto i militanti di organizzazioni in difesa dei diritti umani che hanno promosso la manifestazione del sei marzo assassinati. Proprio in ragione del grave stato di minaccia nella quale versano le organizzazioni promotrici della manifestazione, quattro (o a questo punto otto) assassinati, due sequestrati, e molte decine minacciate direttamente di morte, centinaia di persone stanno firmando un appello per chiedere le dimissioni dello strettissimo collaboratore del presidente Álvaro Uribe, José Obdulio Gaviria, assicurare gli assassini alla giustizia e garantire la sicurezza delle organizzazioni per i diritti umani nel paese. Tra i firmatari dell’appello, ancora più urgente dopo la notizia del nuovo massacro, hanno aderito personalità come Don Luigi Ciotti, Noam Chomsky, Beppe Grillo, Tana de Zulueta.

La Colombia sta vivendo un momento di particolare tensione. Da una parte si moltiplicano i rumori sulla morte di Ingrid Betancourt. Dall’altra le organizzazioni per i diritti umani sono sotto costante tiro da parte dei gruppi paramilitari. Questi stanno alzando il tiro in maniera sempre più imbarazzante per il governo Uribe che sostiene che in Colombia i paramilitari non esistano più. Lo confermano le minacce da parte delle "Águilas Negras" denunciate giovedì 27 dalle ambasciate di Svezia, Spagna, Canada, Norvegia, Ecuador, Bolivia e Argentina.

Inoltre la CPDH denunciava da giorni minacce contro la comunità indigena stessa in una zona nella quale sono in corso attualmente grandi operazioni militari. "E’ curioso che proprio in queste condizioni, gli assassini si sentano liberi di operare in maggiore libertà". Heder Burgos, direttore del Cabildo Mayor Indígena de Ricaurte, CAMAWARI, ha dichiarato che "l’intera comunità Awa sta vivendo sotto continua minaccia da parte di gruppi armati, ma che, nonostante sia evidente che vogliano coinvolgerli a forza nel conflitto, gli Awa non vogliono avere nulla a che vedere con le armi". Nel solo 2007, nei soli municipi di Ricaurte e Barbacoas, almeno 47 indigeni sono stati assassinati.

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