Quanto costa una ricetta? Uno spreco nascosto nella sanità
Gentile Ministro della Sanità Renato Balduzzi,
apprendo con grande sconcerto che ogni ricetta che i medici di base emettono, stampata con una speciale carta filigranata, utile giustamente ad evitare falsi e altri abusi, e dotata dal 2005 di codice a barre per lettura ottica, costa 50 centesimi di Euro e che ogni medico generico ne utilizzerebbe circa 10.000 all’anno. Si fa presto a fare due conti che lei può facilmente affinare o correggere. Tra generici e pediatri in Italia vi sono circa 55.000 medici. I miei calcoli dicono che solo alla voce ricettari la sanità pubblica costa 275 milioni di euro l’anno. Eppure da qualche anno (a che costo?) i cittadini sono stati forniti di un tesserino sanitario magnetico che serve solo (o quasi) a far emettere scontrini scaricabili fiscalmente per le spese farmaceutiche e per i ticket. Non può sostituire completamente la ricetta? Basterebbe dotare il medico di lettore ottico per caricare la prescrizione di farmaci e prestazioni…
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
2 Commenti
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- Da Quanto costa una ricetta? Uno spreco nascosto nella sanità | Informare per Resistere | gen 16, 2012
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Luca Romeo | 13 gennaio 2012 19:29 | Rispondi
Innovazione tecnologica in italia? Stiamo scherzando?
Pochi anni fa, raccogliendo firme per un referendum, andando in un comune per ritirare i certificati elettorali dei firmatari, ho visto l’impiegato cercare a mano in uno schedario i nominativi e battere a macchina i relativi certificati…
morenz | 18 gennaio 2012 20:34 | Rispondi
Esperienza personale di questi giorni: vado dal medico e scopro che per lui risiedo ancora all’indirizzo di 8 anni fa (sul tesserino l’indirizzo non c’è). Con l’impegnativa vado in ospedale e prenoto gli esami. Faccio presente che ho cambiato indirizzo. Lo aggiornano, ma mi dicono che stanno aggiornando solo il database dell’ospedale, dovrò andare alla ASL per comunicare il cambio di residenza. Quando arriva il giorno degli esami (4 mesi dopo), pago il ticket e scopro che hanno “aggiornato” l’indirizzo a quello di quando vivevo con mia madre (12 anni fa, e dove l’hanno trovato?). Vado alla ASL per sbrigare questa faccenda e faccio presente che OTTO ANNI FA ho perso mezza giornata di lavoro per aspettare un ufficiale del comune che accertasse la mia nuova residenza e che sulla mia carta di identità, documento ufficiale della Repubblica, c’è il mio indirizzo corretto.
“La privacy”, mi rispondono…
La “privacy” permette a chiunque di rompermi le scatole mentre sto cenando per cercare di vendermi qualsiasi cosa e impedisce al SSN di accedere ai dati del comune.
Tutto questo nel capoluogo della regione che è “modello d’eccellenza” per la sanità nazionale, secondo le parole del suo illegittimamente eletto presidente, Roberto Formigoni.
Non sono scandalizzato o indignato, c’è di peggio; sono demoralizzato nel constatare che le strutture del paese non hanno nemmeno la minima organizzazione.