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Sui referendum, fuori dai denti

La breve campagna referendaria sta rivelandosi particolarmente triste. Soprattutto sul merito del nucleare il cittadino che volesse farsi un’opinione senza pregiudizi, che è poi l’essenza dell’istituto referendario, si scontra più che con argomenti con una sorta di teledolore che non merita. L’ottimo Mario Lusi ha impeccabilmente commentato la trasmissione di Anno Zero di giovedì sera. Questa, come spesso accade, è riuscita a sintetizzare l’interfaccia che la classe dirigente di destra e di sinistra offre ai cittadini, ovvero un popolo bue al quale ammannire umori e sensazioni (mai fatti o analisi) per spostare il branco dentro o fuori della stalla secondo la convenienza del momento.

L’impeto, quello che è stato inadeguatamente definito “vento del nord”, è in questo momento favorevole per quanto si suppone essere “di sinistra”. E’ una novità positiva dopo 30 anni di egemonia culturale di destra. E’ una novità fragile, che si poggia sugli umori più che sulle ragioni: no al Signor B., no alla signora M., no al nucleare. Se prima e senza Fukushima ciò non sarebbe successo, trattare l’energia nucleare da una parte come fosse l’Apocalisse di San Giovanni e dall’altra come se l’unica alternativa all’atomo fosse il medioevo, non serve a formare quello che in campo sanitario si chiama “consenso informato”.

Sì può accettare di farne una questione di vita o di morte usando il “Re degli ignoranti” Adriano Celentano? E i nuclearisti possono rispondere con personaggini come il prof. Battaglia o Chicco Testa che insultano gli italiani spergiurando che loro a Chernobyl andrebbero in vacanza?

Siamo di bocca buona in questo momento, ma un osservatore piovuto da Marte non potrebbe non interrogarsi e restare sconcertato dalla conversione sulla via di Damasco (Damasco ch’è lontana laddove Bengasi è vicina) del Partito Democratico che si è improvvisamente, strumentalmente, scoperto antinuclearista, a favore dell’acqua pubblica e perfino un po’ –orrore- giustizialista. E’ un rovesciamento opportunista che continua a raccontarci del PD come di una scatola vuota. Oggi è politicamente redditizio essere contro il nucleare o la privatizzazione dell’acqua esattamente come ieri non lo era e domani chissà. Ma si può decidere la politica energetica di un grande paese come l’Italia non sul merito ma sull’opportunità di colpire un governante sia pur pericoloso come Berlusconi?

L’umoralità opportunistica di tale riposizionamento è ben rappresentato dalla scelta degli antinuclearisti di puntare costantemente non su fatti e numeri ma sulla pietà (fino al pietismo) per le vittime di catastrofi nucleari. Lo ha fatto perfino Ignazio Marino, non onorando la propria statura. E’ una scelta al ribasso che può tenere solo perché fotografa un paese dove la cultura scientifica è ormai sconosciuta.

Se la cultura scientifica è in crisi non può non essere in crisi l’istituto referendario. Appare tristemente fallita nella sostanza –va ascritto ai bilanci del 150°- la religione civile ottocentesca del creare una cittadinanza capace di decidere. E’ fallita (ma lo diceva già Lippmann nel 1921) l’idea stessa di opinione pubblica: ondivaga, manipolabile indifferentemente in una direzione o nell’altra. In queste condizioni si imposta la linea politica sull’umore del momento, sulle emozioni, sulla pancia, sapendo che il 90% dei cittadini non è semplicemente in grado di prendere una decisione cosciente ed informata.

Così nelle posizioni antinucleariste, più che un’idea di futuro diverso, si ritrovano elementi di antimodernità che assumono tratti che vanno oltre il pregiudizio fino alla superstizione. Si preferisce oscurare, a favore di elementi emozionali, fatti e argomenti contundenti contro il nucleare stesso, che però supporrebbero ragionamenti complessi e scomodi sul modificare radicalmente questo modello di sviluppo che la società non appare in grado di sostenere e che la classe dirigente non vuole e non sa esplicitare. Il non detto, il non chiarito, e per molti il non pensato, è che l’energia nucleare è indispensabile per sostenere  questo modello di sviluppo e vi si può rinunciare solo trasformando radicalmente lo stesso.

Voterò con convinzione quattro sì. Ma con gran pena.

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9 Responses to Sui referendum, fuori dai denti

  1. elanzetti 4 Giu 2011 at 14:02 #

    Carissimo Gennaro,

    condivido pienamente ció che dici. Sono molto amareggiata perché l’Italia dispone di risorse che possono essere usate per lo sviluppo di eergia alternativa: sole acqua e vento. Io vivo in Germania, qui di sole non ce né molto, ma comunque ci sono campi interi adibiti ai pannelli solari e i contadini hanno tappezzato i tetti delle loro fattorie con i pannelli. Ci sono selve di pale eoliche, che non sono affatto antiestetiche e a quanto pare si metterá da parte il nucleare.

    Io non credo che i tedeschi siano piú intelligenti di noi, ma é sicuro che qui la corruzione, gli interessi economici mischiati alla politica e altre cose poco pulite, non prendono piede come da noi. Anche qui capita a volte, ma non é la norma. In Italia, come dici tu, deve essere modificato il sistema di base, la mentalitá e tirar su nuove generazioni di liberi pensatori invece di trattarli a pesci in faccia facendoli scappare all’estero.

    Io non credo peró che sia facile. ieri ero a Monaco per il cambio di residenza. Ufficio tedesco organizzatissimo, tempi di attesa normali, si sa dove e come e personale gentilissimo. Un’ ora dopo al consolato italiano (bellissima villa ma sporca e da anni non piú tinteggiatao pulita sia fuori che dentro) ho trovato una disorganizzazione completa, nessuno sapeva dove andare, cosa o chi aspettare, personale schlerato e indisponente che ti tratta come se tu fossi uno’ intruso che li disturba. Eppure il personale italiano vive in Germania, vede come funziona negli uffici pubblici tedeschi…

    Forse l’ Italia é diventata un malato terminale, si salvi chi puó.

    Un cordiale saluto e un in bocca al lupo, ci vuole piú coraggio a rimanere che a scappare!!!

    Elena Lanzetti

    PS: io ho votato per il referendum una settimana fa, speriamo che le schede che ho usato siano ancora valide dopo la delibera della cassazione.

  2. Alessandro Vigilante 4 Giu 2011 at 16:19 #

    C´é una discussione in corso su questo argomento su di un altro blog e mi sono permesso di citare questo pezzo. Il blog é http://buffa.blogautore.repubblica.it/2011/06/03/celentano-e-il-nucleare/

  3. Carla 5 Giu 2011 at 21:20 #

    Voterò con convinzione anch’io quattro si, e la pena è identica.
    Il nucleare potrebbe essere per l’Italia una grande possibilità economica e la vera soluzione al problema energetico. Se l’Italia fosse un paese diverso, se la politica fosse diversa, se i cittadini fossero diversi…ma questo abbiamo ed è quindi nostro dovere proteggere anche chi non è in grado di vedere e decidere e potrebbe essere manipolato e raggirato.
    Mettiamola così, faremo come si fa con un figlio non del tutto vispo ed in grado di scegliere il “suo meglio”.
    Lo si protegge, anche sbagliando.

  4. ilBuonPeppe 6 Giu 2011 at 10:11 #

    Articolo assolutamente condivisibile, se non fosse per l’ultima frase.
    “Il non detto, il non chiarito, e per molti il non pensato, è che l’energia nucleare è indispensabile per sostenere questo modello di sviluppo e vi si può rinunciare solo trasformando radicalmente lo stesso.”
    Fermo restando che dobbiamo abbandonare questo modello di sviluppo (e non certo per i problemi legati al nucleare), anche continuando per questa strada l’energia nucleare rimane antieconomica.
    Non è quindi una posizione oltranzista quella di rinunciare all’energia atomica, anzi è proprio il principio fondamentale di questo devastante modello di sviluppo che la mette fuori mercato.

  5. ilBuonPeppe 6 Giu 2011 at 19:52 #

    I sostenitori dell’energia nucleare dicono (secondo me anche in maniera piuttosto chiara) che non c’è alternativa, che se vogliamo lo sviluppo dobbiamo accettarla, eccetera.
    In quella frase tu sembri sostenere la stessa cosa, dicendo appunto che “l’energia nucleare è indispensabile per sostenere questo modello di sviluppo”, e lamentando (per così dire) che questo non viene detto in maniera chiara. Sostanzialmente la stessa posizione di Carla nel commento precedente, che vota SI solo perché in Italia non saremmo capaci di gestirla decentemente.
    In realtà il ricorso all’energia nucleare non è sostenibile in nessun caso, che sia con questo modello di sviluppo o con un altro, dagli italiani o dai tedeschi, non trova giustificazione.
    Se le tue intenzioni erano diverse me ne compiaccio, ma quella frase secondo me non si interpreta in altro modo.

    • Gennaro Carotenuto 7 Giu 2011 at 08:03 #

      Vediamo: questo è un modello di sviluppo altamente energivoro (oltre che vorace di tante altre cose). In questo contesto l’energia nucleare è una possibile pezza perché illude: a) che sia pulita. b) che sia perfino a basso costo. c) che sia di fatto assimilabile alle rinnovabili (la lenticchia di uranio che illumina la città) al contrario delle fonti fossili.

      Tutte e tre queste asserzioni sono false per mille motivi che non vale la pena ripetere ma è evidente che il nucleare è un buon metodo per puntellare il modello in crisi, quello neoliberale, che proprio perché pensa che tutto sia arraffabile subito, senza programmare e progettare alcun futuro, si può permettere di puntare sul nucleare che genera ottimi dividendi per gli azionisti. In questo contesto perché non dovrebbe essere sostenibile il nucleare?

      Dal mio punto di vista, che non pretendo che sia generale, è impossibile disgiungere il discorso sul nucleare (vale anche per l’acqua) dal discorso sul modello di sviluppo.

      • Gennaro Carotenuto 7 Giu 2011 at 08:42 #

        Poi, tatticamente, uno può anche sostenere che nucleare e rinnovabili siano intercambiabili e si può volere questo modello di sviluppo anche senza volere il nucleare. E’, appunto, una posizione strumentale, magari funzionale ai referendum ma strumentale.

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