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No all’intervento militare in Libia

Dopo il voto, inaccettabile, del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha autorizzato, insieme alla no-fly zone, il ricorso a “tutte le misure necessarie” (di fatto il via libera ai bombardamenti), si moltiplicano le notizie di un imminente intervento militare anglo-francese (con una misera foglia di fico araba) sulla Libia.
Noi, che siamo cittadini di un paese che porta grandi responsabilità per la situazione che storicamente si è creata in quel paese, ci dichiariamo disponibili a sostenere ogni azione legittima che contribuisca a fermare lo spargimento di sangue e a trovare una soluzione politica alla crisi, mentre dichiariamo la nostra ferma contrarietà a ogni azione bellica condotta dall’esterno contro un paese sovrano. Quale che sia il regime, quale l’ordinamento che lo regge, la Libia resta un paese sovrano. Un paese diviso, in  preda a una guerra civile assai grave, che ha già prodotto migliaia di vittime, ma non vi sono tribunali esterni, tanto meno armati, che potranno sciogliere legittimamente i nodi che vi si sono aggrovigliati. Non c’è alcuna legittimità in questa impresa, se verrà tentata.
L’obiettivo è consegnare la Libia a un partner affidabile in qualità di fornitore di materie prime energetiche. Sappiamo già che la no-fly zone sarà presa come pretesto per bombardamenti, come al solito “chirurgici”, di cui altri morti, militari e civili, saranno il prezzo che il popolo libico dovrà pagare. Ironia della sorte, toccherà di nuovo a Francia e Inghilterra il ruolo infausto che assunsero nella lontana crisi di Suez. Allora agirono apertamente nel loro interesse. Oggi fingono di farlo per ”ragioni umanitarie”.
Marino Badiale
Gennaro Carotenuto
Angelo Del Boca
Giulietto Chiesa
Massimo Fini
Maurizio Pallante
Fernando Rossi
Alex Zanotelli

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2 Responses to No all’intervento militare in Libia

  1. Antonio Castellarin 19 Mar 2011 at 09:15 #

    Cominciando a bombardare chi bombarda la popolazione civile, dovremmo iniziare da : Londra, Parigi, Washington, Roma, Amsterdam, Riad (freschi freschi in Bahrain). E’ un problema di parresia.

    Dopo e solo dopo si puo’ iniziare a discutere sul mandato che si autoassegnano questi macellai indutriali, mandato che nessuno ha dato loro.

    Come ci hanno ripetuto per decenni che la rivoluzione non si esporta, la democrazia tanto meno, e sicuramente non bombardando civili per l’appunto.

  2. grazia arnaboldi 21 Mar 2011 at 17:54 #

    con la solita presunzione di insegnare la democrazia in giro per il mondo ripetiamo i medesimi errori di sempre.
    un altro fallimento della politica occidentale miope ed ottusa, oltre che fuori misura presuntuosa, arrogante ed aggressiva.
    un’altra occasione persa a costo di vite umane.
    non impariamo proprio mai?

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