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Belpietro in prima pagina, Pignatone (e la Calabria) no

bazooka Dopo essere stata per tre giorni in prima pagina la notizia del presunto attentatore al direttore di Libero, Maurizio Belpietro, con ostentate dimostrazioni di solidarietà da parte di chiunque al mondo, questa è scivolata via. E’ successo, strano, quando, in assenza totale di prove sulla presenza dell’uomo invisibile perfino alle telecamere, si è scoperto che la guardia di scorta aveva ottenuto in passato una promozione in circostanze analoghe, eventualità pari ad uscire due volte vivo da un disastro aereo.

Intanto i giornali hanno coperto ogni singolo respiro di Silvio Berlusconi che pretende addirittura una commissione d’inchiesta sulla magistratura. E’ un gioco di scatole cinesi, l’esecutivo che ordina al legislativo di bastonare il giudiziario, che ha poco a che vedere con le democrazie liberali e la separazione dei poteri ma i giornali riferiscono in ogni dettaglio tale delirio.

Quando i magistrati (o altre categorie di cittadini da additare a nemici del popolo, dai migranti agli insegnanti) sono da bastonare si accendono le telecamere. Queste però restano religiosamente spente quando le categorie da diffamare magari si ritrovano un bazooka sulla porta del Tribunale, come è avvenuto ieri a Reggio Calabria. La verità è che a Reggio la situazione è talmente esplosiva che sarebbe dovere civile della stampa seguire secondo per secondo la situazione. Evidentemente per chi guarda al mondo con i paraocchi di una redazione milanese, la vita di un giornalista lombardo, Maurizio Belpietro va in prima pagina, mentre quella di un giudice calabrese, Giuseppe Pignatone, è una breve.

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