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Il tradimento del web 2.0

SabinaGuzzanti

L’attrice Sabina Guzzanti è seguita in Twitter da 24.759 persone, ma non è interessata a seguirne alcuna. Il suo non è un caso isolato e mette a nudo il fatto che oggi a Sabina Guzzanti e migliaia di personaggi più o meno pubblici (o ai loro uffici stampa) non importi usare le utilità del Web 2.0 per interagire con chicchessia, ma interessi soltanto utilizzare un medium orizzontale per trasformarlo in uno strumento verticale.

Quando nell’aprile 2004 Silvio Berlusconi mandò milioni di SMS per invitare gli elettori a votare nelle elezioni europee sapeva perfettamente cosa faceva. Stava torcendo il braccio ad un medium uno a uno, orizzontale, per trasformarlo, a suoi fini, in un medium broadcast, col quale si trasmette da pochi a molti.

Silvio Berlusconi, dall’alto di possibilità economiche praticamente infinite rappresenta l’eccezione che conferma la regola: i “media personali di comunicazione di massa” restano un modello di interazione comunicativa nella quale senza scambio, senza forme di equilibrio, c’è una ritrasformazione in broadcast e la comunicazione torna unidirezionale.

Se in un social network come Facebook voler diventare “amico” di un personaggio noto che non si conosce di persona è la cifra di una sinonimia al ribasso tra “amico” e “fan”, in strumenti di informazione come Twitter tale giustificazione non vale perché l’essenza stessa dello strumento, almeno da persona a persona, è altra.

Anche se il Corriere della Sera o CNN usano Twitter ne distorcono il senso perché tendono a inondare il medium con un overflow di informazione scarsamente gestibile. Lo stesso accade per strumenti come i feed RSS nati per seguire molti media partecipativi con pochi post al giorno ma che diviene ingestibile quando è occupato manu militari da grandi media che pubblicano centinaia di articoli al giorno. Ma questa è una debolezza laterale del medium. Il merito del problema qui è che Sabina Guzzanti, o chi per lei, è una persona che con Twitter parla ad altre persone ma rifiuta ( e quello zero alla casella “following” lo dichiara) di ascoltare.

Evidentemente un comunicatore popolare tende ad essere seguito da più persone di quelle che a sua volta segue. Se ti seguono in mille, tu puoi seguire 10-50-100. Ma se scegli di non seguire nessuno vuol dire che il medium non ti interessa per quel che è ma nella misura nella quale lo puoi trasformare in altro: un mezzo di promozione della tua immagine, eludendo qualsiasi tipo di interattività.

Perciò vanno stigmatizzati come un uso distorto del medium esempi come quello di Sabina Guzzanti e che tocca sempre più persone e personaggi più o meno noti, che usano intensamente Internet nella promozione della propria immagine ma rifiutano lo scambio e l’interazione con altri interlocutori, proprio perché questa sarebbe alla pari. Fate come vi pare. Ma, se proprio voglio, vi guardo in TV.

Gennaro Carotenuto insegna Storia del Giornalismo, è autore di Storia critica del giornalismo al tempo di Internet, Nuovi Mondi 2009, e il suo account Twitter è qui.