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Legittimità degli interventi militari e percezione comune

Claudio Magliulo: il suo articolo sull’uso pubblico dei funerali mi ha dato da riflettere. Pensavo ad una cosa in particolare. Le nostre missioni militari all’estero, nel quadro del diritto internazionale, possono essere in qualche modo messe in ordine di "legittimità" decrescente: Libano; Afghanistan; Iraq. Ed è questo un argomento (forse L’argomento) utilizzato da gran parte del centro-sinistra per sostenere il ritiro dall’Iraq occupato, percepito come pericoloso risultato di scelte unilaterali, e nel contempo per difendere la scelta bipartisan di invadere l’Afghanistan perchè sotto il cappello della Nato. Infine il Libano è una "scelta coraggiosa", si dice, perchè "solo noi" potevamo svolgere questo ruolo di mediatori dietro mandato Onu. Tuttavia, spero che sia chiaro come la scelta del nostro Governo di prendersi in carico la missione in Libano sia dettata da chiari interessi geo-strategici nella zona e dal bisogno di riacquistare nelle sedi internazionali la "rispettabilità" perduta con le pagliacciate di Berlusconi. In teoria, a differenza dell’Iraq e dell’Afghanistan, il Libano noi non lo abbiamo "invaso", e questo lo capisco. Tuttavia io legittimo  questo nostro impegno alla luce di un’idea di responsabilità della comunità internazionale, secondo la quale i conflitti in Medio Oriente sono "nostri" conflitti, e il petrolio mediorientale non è nostro solo perchè ne abbiamo bisogno (il che è clamorosamente in controtendenza rispetto alle procedure di formazione delle policies dei nostri governi). Questa credo che sia anche la visione della maggior parte dei cittadini italiani, che sono pacifisti e sono (forse incredibilmente) abbastanza interessati, in media, a ciò che accade al di fuori dei propri confini (fonte: indagini ITANES sulla collocazione politica). La domanda è: è giusto "legittimare" un intervento pur sempre militare  con la motivazione di una resposabilità della comunità internazionale nella risoluzione di conflitti (il che implica un concetto radicalmente diverso dell’uso della forza, cosa che traspare anche dal passo del suo articolo, dove correttamente ricorda l’accettabilità nell’opinione pubblica americana di una guerra per interesse)? e se è giusto questo (come affermano i nostri rappresentanti), perchè continuiamo ad accettare la presenza in Afghanistan come "legittima"? Perchè si ascolta il sentimento pacifista del popolo italiano solo quando esso si sovrappone alle esigenze economiche e delle relazioni internazionali?

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