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La desertificazione

Mario Ferdinandi: la desertificazione è la serie di processi sociali ed economici attraverso i quali le risorse naturali e il potenziale vitale dei terreni vengono degradati per le pratiche (agricole, ma non solo) insostenibili, per la pressione demografica, per la cattiva gestione del territorio da parte dell’uomo. Ad aggravare questi processi si sovrappongono ovviamente gli eventi naturali (cambiamenti climatici, erosione idrica o eolica, salinizzazione dei terreni), che sono sempre più catastrofici a causa degli interventi dell’uomo sui delicati equilibri dell’ambiente.

La desertificazione e la siccità sono due processi che camminano di pari passo, e ad oggi il 39% della superficie terrestre è affetta da desertificazione. Inoltre questi due processi minacciano la sopravvivenza di quasi 2 miliardi di persone, più di 100 paesi nel mondo. Sono già 12 milioni gli ettari di terreno che ogni anno si deteriorano nelle zone subtropicali: campi e pascoli che perdono lo stato fertile, e diventano inutilizzabili. 250 milioni di persone sono direttamente a contatto con la degradazione della terra nelle regioni aride, la perdita di reddito imputabile alla desertificazione è di circa 40 miliardi di euro ogni anno e il 70% dei terreni aridi utilizzati per l’agricoltura sono già degradati.

Gran parte delle regioni che rischiano di tramutarsi in terre aride si trovano nelle cinque aree desertiche più famose al mondo: tra questa troviamo il deserto di sonora nel Messico nord-occidentale, fino ad arrivare nella parte sud occidentale degli Stati Uniti. Il deserto di Atacama, che comprende buona parte dell’Argentina, una larga area desertica ch corre in oriente che parte dalla Cina, fino ad arrivare nel Sahara (Africa), comprendente il deserto Araibico, i deserti dell’Iran e della Russia, il deserto Indiano e i deserti del Takla-makan e del Gobi (Cina e Mongolia). Altre zone desertiche le troviamo in Sud Africa e gran parte dell’Australia.

Anche in Italia si sta diffondendo il processo di desertificazione. Le aree più interessate a questo fenomeno sono le piccole e le grandi isole. La più colpita di tutte è la Sicilia, ma desta attenzione anche la situazione in Sardegna, Puglia, Calabria e Basilicata per un totale di circa 16.000 chilometri quadrati di territorio a rischio, pari al 5,35% dell’Italia. Per sensibilazzare l’opinione pubblice, l’ONU ha proclamato il 2006 l’anno internazionale dei deserti e della lotta alla desertificazione, e il primo convegno si è tenuto a Roma, in gennaio. Il fenomeno della desertificazione si può contrastare, ma non esiste un solo metodo, poichè variano le tecniche a seconda dei contesti geografici e sociali: coltivazioni a terrazza, dune artificiali, piccole dighe, barriere antierosive realizzate con piante locali, stazioni di pompaggio che permettono di contrastare pioggie irregolari e al rischio di salinizzazione del terreno.

Quello che serve, sopra ogni altra cosa, è un sistema rispettoso di coltivazione. Quando c’è troppa domanda di mercato, oltre al poco controllo, c’è anche uno sfruttamento agricolo intensivo che utilizza più acqua di quanta se ne estrae. Quindi bisogna limitare questo fenomeno. Grazie alle nuove tecnologie, non serve più la sabbia usate nelle serre tradizionali. Ortaggi, frutti e fiori si possono coltivare nell’acqua, senza spreco di risorse idriche. La plastica usata per coprire le serre è riciclabile e già si lavora per il futuro uso di concimi bioligici, anche se la maggior parte finora utilizzati sono chimici. Il sistema sopra descritto non è altro che una microcascata a circuito chiuso dove l’acqua ha già tutte le sostanza nutritive di cui la pianta ha bisogno, quindi non c’è spreco. Questo sistema che permette di fare a meno della terra, risparmia circa il 60% 70% di acqua, questo a seconda della coltura e del periodo dell’anno. Quindi una prima soluzione si può ottenere, ovvero, fare a meno della terra.

Ma c’è sempre bisogno dell’acqua. Attualmente i metodi di conservazione dell’acqua sono il travaso e la costruzione di dighe, ma si lavora sempre di più sull’utilizzo dei desanilizzatori, cioè la trasformazione dell’acqua salata, in acqua dolce. Ma c’è anche un altro sistema che permette il recupero dell’acqua. Questa tecnica ha bisogno di investimenti, poichè consiste in un’azione costante del recupero della vegetazione intorno ai fiumi, cosicchè la vegetazione si manterrà e l’acqua piovana scenderà nei fiumi senza portarsi dietro la terra. Oltre che un problema ambientale, la desertificazione è un problema sociale (vedi articolo su l’immigrazione).

L’Africa è il paese più colpito dalla desertificazione e , come già detto prima, si calcola che per il 2020 60 milioni di persone emigraranno. Parliamo ovviamente di persone povere che cercano di salvare la pelle andando nel paese più vicino. Tra questi paesi, l’Italia può essere uno dei paesi che verrà colpito da questo enorme flusso emigratorio. Per questo motivo serve una politica sull’immigrazione seria e non più proibizionista, dovremo aprire le porte a quest’enorme flusso emigratorio, e dobbiamo farci trovare pronti ad accogliere questa povera gente.


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