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Dentro e fuori di galera, Battisti, Priebke e Sofri

Come un questurino stamane amministro giustizia, e per fortuna che non mi tocchi farlo davvero.

Dei tre personaggi in questione l’unico che libererei è proprio il vecchio nazista.
Eric Priebke è un personaggio vomitevole. Se potesse oggi stesso risparerebbe alla nuca ad un prigioniero inerme. Mi repellono le argomentazioni sull’obbedienza dovuta. Senza la retorica vuota dell’obbedienza agli ordini non esisterebbe il militarismo e non esisterebbero le guerre.

Ma Priebke ha 92 anni, ed è stato pienamente condannato da un tribunale civile, dopo che un tribunale militare, seguendo la repellente logica del militarismo, lo aveva sostanzialmente assolto. Quello che temo di più del caso Priebke è il paradosso di lasciare l’argomento umanitario nelle mani delle destre radicali, da Forza Nuova a Forza Italia, visto che c’è di mezzo l’ex sottosegretario Carlo Taormina.
Che vada a morire dove vuole, che l’inferno l’aspetta.

Invece proprio non capisco come si possa pensare di difendere il profugo parigino. Anche con questo bel nome risorgimentale resta un rapinatore che ha ripetutamente assassinato a sangue freddo, pluricondannato e che siccome si è rifatto una vita, chiama la giustizia vendetta. Non è più tempo per queste semplificazioni. Non è più tempo per difendere questi compagni che sbagliano. E’ il peggior modo, il più repellente per affrontare la soluzione del problema politico degli anni ’70.
Non muoverei un dito in sua difesa.

Adriano Sofri è tutto un altro caso, per dignità e spessore. Ma, mi dispiace per lui, tanto più nell’Italia berlusconiana, è impossibile parlare di leggi ad personam. E’ proprio folle pensarlo.

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