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Misure anti-crisi – Niente "Social Card" per i migranti. Anche la spartizione delle briciole parla il linguaggio dell’esclusione

Come ha rivelato il quotidiano ItaliaOggi la Social Card dovrebbe in realtà chiamarsi “Social Master Card” contenendo un regalo di 7.5 milioni di Euro all’impresa multinazionale che gestirà materialmente l’elemosina di stato alle fasce più povere. MeltingPot però rivela un altro dettaglio: l’esclusione dei poveri stranieri.

Che la crisi si abbattesse anche e soprattutto sui migranti non è certo una novità. Contratti di lavoro quasi sempre precari e gestiti da agenzie "interinali", accesso ridotto al welfare ed agli ammortizzatori sociali, nuove norme restrittive dei diritti e onerose per i portafogli (200 euro per ogni pratica legata ai rilasci, ai rinnovi o alle richieste di cittadinanza). La crisi economica che sempre più sta dispiegando i sui effetti e che in futuro diventerà sempre più drammatica, porterà alla perdita del posto di lavoro e con questa anche alla perdita del diritto di soggiorno, per i licenziati e per i propri familiari.

E’ un momento eccezionale questo, uno di quelli in cui si devono e si possono salvare le banche dal tracollo, si dice. Non è lo stesso invece per centinaia di migliaia di lavoratori migranti.

E se le misure anti-crisi proposte dal Governo con la "Social card" per i più poveri sembrano briciole che non possono in alcun modo parare gli effetti di questo epocale disastro economico, finanziario e sociale, la beffa è anche l’esclusione da queste dei migranti ed anche dei cittadini comunitari.

La "Social Card" sarà infatti destinata solamente ai cittadini italiani residenti, con l’esclusione quindi dei non cittadini contribuenti.

E’ una forma di welfare questa perfettamente in continuità con il passato, basata appunto sulla cittadinanza e non sulla redistribuzione della ricchezza tra tutti i soggetti che contribuiscono a produrla.
E’ evidente che nel mondo della comunicazione globale, nell’era dell’economia della conoscenza, della produzione a mezzo cervello, relazioni, affetti, tutte le figure sociali sono oggi produttive. Sono i massimi economisti mondiali a dirlo. Ma qui non si tratta di riconoscere la produttività, e quindi il diritto al reddito, di milioni di studenti, di chi svolge il lavoro di cura non retribuito o di chi è in contaste ricerca di un lavoro tra un contratto a scadenza ed un altro, figure queste esemplificative dell’esclusione dalla redistribuzione del reddito che caratterizza un sistema di welfare ormai inadeguato alla realtà.

Con la "Social Card" si afferma l’esclusione dall’accesso a queste misure di welfare straordinario anche di chi pienamente contribuisce, dal punto di vista fiscale, contributivo, previdenziale, alla spesa dello stato.
Basta ricordare un dato emblematico, ripreso dal Dossier Statistico immigrazione 2008: a fronte di una contribuzione (escluso il dato previdenziale) pari a circa 3.800.000 euro, da parte dei nuovi cittadini (con permesso di soggiorno e carta di soggiorno), la spesa dedicata ai cittadini migranti è solo pari a 1.000.000 di euro.

…anche la spartizione delle briciole parla il linguaggio dell’ esclusione.

Nicola Grigion, Progetto Melting Pot

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