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Working poor

Ho scritto quest’appunto due anni fa. Mi è ricapitato sotto mano per caso ma lo ripubblico perché è paradossalmente ancora più attuale di quando fu scritto. Sul tema, cruciale, dei lavoratori poveri, Google rintraccia questi articoli. Il particolare Rampini qui.

Ho pranzato con un’amica che non vedevo da anni. 34 anni, ricercatrice universitaria da tre anni all’Università di Bologna. Tra poco avrà la conferma. In teoria una discreta carriera, iniziata abbastanza presto e con buone prospettive.

Ma al momento guadagna 1090 Euro al mese. Paga 800 Euro al mese di affitto per un miniappartamento di 60 metri quadri. E come fai? Mi confessa con un po’ di pudore che da almeno un paio d’anni l’aiuta sistematicamente suo fratello. Se non avesse potuto aiutarla non avrebbe saputo come fare.

Si scrive da anni sui “working poor”, i lavoratori poveri, quelli che nonostante vadano a lavorare tutti i giorni poi conducono una vita miserabile nel mondo anglosassone. Ma nell’Italia post-post-post il fenomeno sta tracimando, è tracimato, dalle classi popolari alle classi medie, perfino alle classi medio-alte (almeno come collocazione professionale e prospettive di carriera).

La mia amica NON è precaria, ha un lavoro soddisfacente con il quale probabilmente si pensionerà, per arrivare al quale ha superato una difficile selezione conseguendo una brillante laurea ed un brillantissimo dottorato di ricerca. Partecipa a prestigiosi progetti di ricerca finanziati dall’Unione Europea ed è responsabile di un laboratorio di ricerca di buona importanza.

Tutto questo le garantisce un certo prestigio sociale. Il fruttivendolo come il portiere la salutano ossequiosamente chiamandola Professoressa. Non sospettano neanche che sia una “lavoratrice povera” che con il solo suo stipendio non arriverebbe neanche lontanamente alla fine del mese.

I lavoratori salariati e le classi medie con livelli culturali medio alti sono il principale bacino elettorale del centro sinistra. Inoltre da destra si sostiene che la casa in Italia non è un problema perché l’80% degli italiani vive in case di proprietà. Ma il 20% degli italiani rappresenta pur sempre 12 milioni di persone, almeno 8 milioni di voti.

Urge marcare la differenza listone, ma la differenza radicale, basta parlare del Berluscone, ci vogliono programmi, radicalmente diversi, un cambiamento netto. In ballo c’è il voto della mia amica ed anche il mio. Altrimenti saremmo portati a pensare che su temi così decisivi come la casa e il lavoro, tra l’avere un governo Berlusconi e l’avere un governo di centro-sinistra la differenza sia trascurabile.

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