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Quei titoli in malafede sulla presunta vittoria a metà di Evo Morales

ALLE 11.20 GENNARO CAROTENUTO COMMENTA I RISULTATI DEL REVOCATORIO BOLIVIANO SU RADIO3 MONDO, RAI.

Avrete visto in giro, da Repubblica al Corriere i titoli sulla presunta “vittoria a metà” di Evo Morales in Bolivia. Per capirci è come se, dopo le politiche italiane di aprile, un giornale coreano o uzbeko avesse titolato “Berlusconi: vittoria a metà” perchè in Umbria o in Toscana ha vinto il centrosinistra.

Come scrivo nel pezzo in esclusiva per Latinoamerica, che sarà online a secondi, quello di Evo Morales è un trionfo politico e un plebiscito personale. Nessuno aveva previsto che l’indio riuscisse a guadagnare un ulteriore 10% di consenso portandosi dal 54 al 64% dei voti. E’ quello stesso indio che, negli slogan della destra, considerata pietosamente “l’opposizione democratica” dal governo degli Stati Uniti che la finanzia e dalla grande stampa internazionale, deve essere “ammazzato” (“tumbar el indio” quello vuol dire).

Alcuni giornali hanno perfino fatto finta di non vedere che un terzo dei prefetti oppositori abbiano perso e siano stati revocati e considerano un pareggio il fatto che a Santa Cruz sia stato confermato un governatore eversore che impedisce con la forza e la minaccia al presidente costituzionale di circolare liberamente nella regione.

Ma anche sul carattere apertamente eversivo dell’opposizione non si trova una virgola sui grandi giornali. Alcuni giornali, di quelli che si allineano alla posizione ufficiale della NATO sull’inviolabilità del territorio della Georgia presieduta dal bandito internazionale Mikheil Saakashvili, sono gli stessi che appoggiano il secessionismo strisciante in Bolivia contro l’indio da ammazzare e deridono e calunniano il processo di integrazione latinoamericano sotto gli occhi di tutti. Se fossero persone decenti dovrebbero spiegare perchè quello che è desiderabile per Santa Cruz è criminale per l’Ossetia. Ma nei grandi giornali di persone decenti ne restano ben poche.

I grandi giornali sono oramai stati così drogati dall’era Bush, nella quale, come al tempo dei totalitarismi, la volontà del più forte si impone con la forza, da non riuscire neanche più a capire che la democrazia è fatta di mediazione. E anche qui le cose sono chiare. Da una parte c’è di nuovo la mano tesa del governo di Evo Morales per cercare di trovare un accordo per salvaguardare l’unità del paese, dall’altra c’è il rifiuto totale di cambiare alcunché perchè l’obbiettivo è solo “ammazzare l’indio” in un modo o nell’altro, anche a prezzo della distruzione del paese.

E’ così cinicamente brutale la grande stampa da considerare una vittoria a metà il 64% dei voti (preso oltretutto da Davide contro Golia). Per essere considerata una vittoria piena Morales doveva forse prendere il 99% dei voti? E allora avrebbero parlato di vittoria bulgara del dittatore.

Se il governo legittimo e legittimato (anzi, plebiscitato) dovesse decidere di ristabilire l’ordine in Bolivia, per permettere la libera circolazione dei cittadini (a partire dal presidente) nel paese, oppure fermare la mano dello squadrismo neofascista della UJC (Unione della Gioventù Cruceña), o colpire lo schiavismo ancora vigente nei latifondi, e iniziare a stabilire dei rapporti di produzione non premoderni, sappiamo già come la stampa reagirebbe. Fanno finta di essere equanimi e equidistanti, ma in casi come quello boliviano, la ragione sta da una parte sola e anche stare a metà strada è una colpa.

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