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Si è aperta la breccia, avanti con la distruzione del sistema educativo pubblico

scuola L’approvazione, ieri pomeriggio, del DL 112 ha materialmente aperto la breccia della distruzione del sistema pubblico di educazione. Ieri sono caduti i primi due avamposti, l’obbligo scolastico a 16 anni e le SSIS, perché nessuno si illuda: con la sostanziale connivenza dell’opposizione il governo fa sul serio.

Innanzitutto è caduto l’obbligo scolastico fino a 16 anni, una misura di civiltà alla quale il nostro paese era arrivato buon ultimo in Europa. Dall’imminente prossimo anno scolastico quest’obbligo potrà essere assolto anche nei percorsi di formazione professionale. Va da sé che chi non assolverà più l’obbligo nelle scuole normali saranno i figli delle classi svantaggiate e degli immigrati. E’ in pratica il ritorno classista dell’avviamento, che precocemente divideva chi doveva studiare e quindi aspirare ad essere classe dirigente da chi doveva solo aspirare a impieghi umili.

Dall’altra parte viene “sospeso” (tutto un eufemismo) l’ultimo ciclo delle SSIS, le scuole postuniversitarie che da un decennio, e per la prima volta nella storia di questo paese, preparano gli insegnanti delle scuole secondarie, coniugando lo studio della didattica della materia che si andrà ad insegnare con il tirocinio. Le SSIS non vengono sostituite con nulla, salvo una promessa di riforma.

Le SSIS sono da sempre odiatissime dal corpaccione informe del precariato storico della scuola. Ivi, insieme a bravi docenti ingiustamente vittime del precariato, che meritano di entrare subito in ruolo, convivono decine di migliaia di inadeguati. Gente incompetente ma soprattutto seduta, senza alcuno stimolo culturale (e quindi incapaci di trasmetterne) né voglia di lavorare, che pretendono solamente “il posto”, facendo il meno possibile fino alla pensione, senza essere mai stati esaminati né voler essere esaminati da nessuno. Questi hanno la responsabilità di rovinare, letteralmente, generazioni di studenti. Non è che non vadano a lavorare, vanno a lavorare ma sono inadeguati al loro compito. Stranamente contro questi fannulloni intellettuali, oltretutto non di ruolo,  e che potrebbero essere almeno in parte mandati a casa con un concorso selettivo (quelli che Francesco Giavazzi vuole abolire anche se non se ne fanno più dal secolo scorso) non si scaglia Brunetta. Sono talmente tanti che sono corteggiati da tutti, dai partiti come dai sindacati.

Anche il ministro Gelmini (che sostiene di farlo per evitare ai giovani la precarietà), come già il suo predecessore Fioroni, preferisce i precari storici (buoni e cattivi) agli specializzati SSIS, giovani spesso motivati e qualificati, che hanno seguito un percorso relativamente severo di formazione. Con Fioroni e Gelmini sono i sindacati, la CISL innanzitutto, ma anche la CGIL, che solo in articulo mortis hanno pallidamente difeso le SSIS. La morte delle SSIS crea un danno immediato a una generazione di neolaureati, ai quali viene materialmente e definitivamente impedito di accedere alla docenza, ma soprattutto fa una scelta pericolosissima: il presunto diritto al lavoro (ma dove è scritto che un incapace debba fare l’insegnante) prevale sul diritto allo studio delle nuove generazioni.

In questo si innesta la riforma Aprea che sta arrivando, il vero cuore di tutto. Il Ministro Gelmini ripete in ogni sede frasi apparentemente senza senso come “i tagli sono una grande opportunità” oppure “avere scuole e università di serie A e serie B è un dato di fatto e dobbiamo conviverci”. La riforma Aprea tira fuori lo Stato dal sistema educativo secondo la massima di Tony Blair (si veda a p. 3 del testo allegato) dello Stato che si trasforma “da fornitore a committente”. Per le scuole Fondazioni, sostanzialmente privatizzate ma sempre con soldi pubblici, la figura chiave sarà quella del Preside. Un Preside padrone e un Preside caporale. Sarà lui che pagherà l’affitto dei locali, che riscalderà aule e palestre (secondo il budget disponibile, dove più, dove molto meno, soprattutto col federalismo fiscale) e pagherà gli insegnanti che lui stesso sceglierà uno a uno senza più alcuna graduatoria di merito.

Ed ecco il progetto rivelato della scuola classista e federale che avanza, la scuola di serie A e di serie B che secondo la Gelmini è una realtà con la quale bisogna convivere. Dove credete che andranno ad insegnare i precari indegni, quelli seduti e senza stimoli se non nelle scuole di periferia e per i figli di immigrati? Tutto si tiene e, come dice la ministro: “i tagli sono una grande opportunità”.

* Gennaro Carotenuto è responsabile dell’indirizzo Linguistico-Letterario del consorzio SSIS delle Università di Macerata, Camerino e Ancona.

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