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Ascari italiani in Iraq

“Le nostre truppe torneranno quando lo deciderà e ce lo chiederà un signore che si chiama Allawi” affermano Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e la maggioranza di governo.

Trovo intollerabile che il signor Allawi possa disporre liberamente di 2500 ascari italiani fino a quando lo riterrà opportuno e che questi debbano perfino portarsi il mangiare da casa.

Utilizzo il termine “ascari” con rispetto per delle persone che, pur nel contesto di due guerre criminali, sono morti combattendo per l’esercito italiano, tanto gli etiopi in Etiopia come gli italiani in Iraq.

Il gioco delle menzogne degli ultimi due anni, l’invenzione della santa lancia delle armi batteriologiche, la missione di pace con armi da guerra, poi la missione di guerra con armi di pace, adesso la benedizione di un processo democratico, che non va sottovalutato, ma neanche sopravvalutato acriticamente per giustificare la guerra, portano Berlusconi all’ultimo giro di Valzer: “Le nostre truppe torneranno quando lo deciderà e ce lo chiederà un signore che si chiama Allawi”. 

Non sfugge il contesto di continua manipolazione della realtà nella quale matura una affermazione politica del nostro capo del governo che definire acrobatica è dir poco. La NATO, con tutti i difetti è formalmente un’alleanza tra pari, l’ONU conserva le vestigia di una legittimità internazionale. Ma che la permanenza dei nostri soldati sia demandata al signor Allawi è veramente troppo.

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