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Sulla guerra fredda e la democrazia in Europa Occidentale

Di tutto l’ipocrita dibattito su Yalta in questi giorni, teso soprattutto a svilire l’importanza dell’Unione Sovietica nella sconfitta del nazifascismo e ricondurlo alla guerra fredda e alla vittoria del capitalismo sul comunismo, la più falsa delle idee è quella che l’Occidente corrisponda alla parte democratica e l’orso sovietico corrispondesse alla dittatura.


Giova ricordare -e per carità rimango in Europa, perché se parlassimo di America Latina non ci sarebbe partita- che tra i paesi occidentali, Spagna, Portogallo, Grecia e Turchia soffrirono terribili dittature filo-occidentali. Francisco Franco, colpevole criminale di una guerra civile da un milione di morti, andava a spasso per Madrid con Eisenhower mentre decine di migliaia di spagnoli ancora venivano torturate nelle galere di una dittatura integralmente parte dell’occidente capitalista, liberale e cristiano.


Nessuno spagnolo può dire grazie agli Stati Uniti ed anzi può alzarsi in piedi per accusarli di avere tenuto in piedi artificialmente per 39 anni una tra le più feroci dittatura della storia messa in piedi da Hitler e Mussolini ma che ha saputo essere amica -continuando a torturare ed assassinare- delle migliori democrazie occidentali.


Basta questo, che non assolve per niente i regimi comunisti, ma serve a ristabilire un minimo di verità storica, rispetto al “realismo magico” con il quale la storia della guerra fredda viene raccontata dai vincitori. Sarà per ignoranza o malafede che mentono sempre?


 

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