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Elezioni amministrative 2005: il problema è Berlusconi

Undici regioni per il centro sinistra contro due per il centrodestra. Sei regioni, tra le quali tre importantissime, cambiano colore. Perde Storace con i suoi vescovoni. Perde Fitto, uomo dell’establishment e della governabilità contro l’anomalia del comunista Vendola candidato.
Un centro sinistra monocorde, se si eccettua la provocazione Vendola, vince e vince bene. Ma chi straperde è la maggioranza, e chi va verso un declino che potrebbe essere drammatico per il paese è Silvio Berlusconi.

Da oggi in poi è ufficialmente ostaggio della Lega Nord. Lo era anche prima, ma adesso non c’è più margine. Senza la Lega crollerebbe perfino l’ultimo ridotto del Nordest e senza la Lega lo scacco nel maggioritario sarebbe assoluto. Berlusconi è legato a filo doppio alla Lega, ma vi sono altrettanto legati AN e UDC? Quanto perdono AN e UDC per restare attaccati al carro Berlusconi-Bossi che è sempre più Bossi-Berlusconi? Il lavoro dipendente e quello precario, impoveriti dallo spostamento di ogni equilibrio a favore del lavoro autonomo, ha scoperto le carte e ha forse definitivamente letto il bluff berlusconiano.

Oggi non comincia solo la campagna elettorale per le politiche del 2006. Comincia anche ufficialmente la lotta per la successione a Berlusconi. Se Formigoni non può sfilarsi dall’abbraccio mortale con l’uomo di Arcore, Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini devono fare delle scelte importanti. Il modo migliore per conquistare la leadership del centrodestra è affrontare un anno di feroce campagna elettorale allineati e coperti dietro Berlusconi o è conveniente sfilarsi prima? Se è vero come è vero che Forza Italia non ha mai smesso di essere un partito virtuale, la tentazione di superarla è fortissima.

Con il Centrodestra che vince solo in Lombardia e Veneto, AN e UDC stanno già facendo i loro conti. E stanno scoprendo che il prezzo da pagare a Bossi sarà troppo alto e forse debbono prepararsi alla successione del beneamato con cinque anni di anticipo. Saranno in particolare tentati dal buttare a mare la seconda lettura di una riforma costituzionale generalmente invisa in tutto il Centrosud che sa che la riforma è stata imposta dal Nord contro il Centro e il Sud. Potrebbero farlo semplicemente facendo finire la legislatura prima del tempo. Berlusconi in questi undici anni ha avuto a disposizione eccezionali strumenti per tenere coesa la propria maggioranza e smussare gli angoli di ogni riottosità. Ma al crepuscolo di Berlusconi, una generazione successiva deve cominciare a navigare da sola sapendo che probabilmente passerà attraverso almeno cinque anni di opposizione. I calcoli per il 2011 nel centrodestra sono già più importanti di quelli per il 2006. Il blocco sociale reazionario, ultraliberista e xenofobo, per far sopravvivere il berlusconismo stesso oggi deve già andare oltre Berlusconi.

Nel centrosinistra intanto la vittoria di Nichi Vendola rompe un tabù. Non è vero quello che i moderati hanno sempre sostenuto che bisogna puntare obbligatoriamente su candidati e programmi centristi. La crisi e la deindustrializzazione del paese hanno bisogno di soluzioni radicali e non di meri aggiustamenti di rotta. Questi non verranno da Rifondazione, ma la barra di navigazione del centrosinistra non può più non tenerne conto e pretendere che gli elettori radicali votino senza sentirsi rappresentati.

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