Menu 2

Per Marwa al Sherbini, una donna che indossava la hijab

Marwa al Sherbini, trentenne di origini egiziane, è stata uccisa con diciotto coltellate davanti agli occhi del figlioletto di tre anni e del marito lo scorso 1 luglio nel tribunale di Dresda, in Germania, dove si stava svolgendo il processo contro un giovane tedesco, suo vicino di casa, che lei aveva denunciato per pesanti minacce quali "puttana islamica" e "terrorista" e continue ingiunzioni a togliersi il velo. E’ stato lui, definito dai rari giornali che hanno dato la notizia "fanatico antislamico", ad ucciderla.

Quando – troppo tardi – i poliziotti sono intervenuti, hanno scambiato il marito – che cercava di difenderla – con l’assalitore, sparandogli addosso. L’aspetto "non ariano" dell’uomo è stato probabilmente motivo sufficiente: se l’idea dell’immigrato (un tempo era il "negro") come potenziale stupratore e omicida di donne (leggi: noi donne "bianche") è oramai saldamente radicata nell’immaginario collettivo occidentale, altrettanto lo è l’idea che se una donna indossa il velo è vittima di un marito (o di un padre, un fratello …) fondamentalista e sessista alla decima potenza. Di questa storia ho saputo solo ora leggendo un articolo in Il vento e l’anima, del resto la notizia è girata pochissimo online, e quasi niente sulla stampa cartacea in Italia (ma sembra anche nella stessa Germania). Non so se Marwa al Sherbini debba (o possa) essere definita martire dell’hijab o martire del razzismo, ma so per certo che ad ucciderla è stata una cultura razzista e sessista, che ha individuato nel velo – associato di volta in volta al fondamentalismo (islamico), al patriarcato, al sessismo più becero, all’oppressione e alla violenza sulle donne – il luogo privilegiato sul quale far convergere tutti i peggiori stereotipi e pregiudizi sulle donne e gli uomini "non occidentali", stereotipi e pregiudizi funzionali a quello "scontro di civiltà" che dovrebbe giustificare pratiche discriminatorie, sessiste e razziste, alcune delle quali recentemente sancite in Italia con l’approvazione del vergognoso pacchetto sicurezza. E forse non dovrei neanche stupirmi (e denunciare ancora e ancora e ancora … ) del colpevole silenzio dei media soprattutto mainstream (ma non solo) sulla storia di Marwa. Sappiamo dei silenzi, delle censure, delle diverse maniere di trattare casi di cronaca a seconda delle origini della vittima e dell’omicida. Ma anch’io non posso impedirmi di immaginare cosa sarebbe successo se ad uccidere (e in un’aula di tribunale!) fosse stato un musulmano ("fondamentalista" o "moderato" non importa, del resto un qualsiasi uomo migrante va bene tanto in un certo immaginario sono tutti ugualmente e violentemente sessisti e potenziali stupratori e omicidi). Ad immaginare come alcuni elementi (Marwa era ed è stata uccisa davanti agli occhi del figlioletto di tre anni) sarebbero stati usati per accrescere il carattere bestiale dell’omicidio e il consenso pubblico verso ulteriori probabili misure securitarie/razziste contro i/le migranti. Il problema è che l’omicidio di Marwa al Sherbini non si presta a comode (per il sistema sessismo/razzismo) strumentalizzazioni, come è stato il caso ad esempio di Hina Saleem (ma anche di Giovanna Reggiani). E non si presta neanche ad una lettura in termini di "violenza sulle donne" tout court. Non è un caso allora che a tacere siano anche tante voci femminili/femministe, che senza poter essere assimilate all’isteria antislamica di una Suad Sbai o di una Daniela Santanchè, devono certo compiere una radicale (ma quanto necessaria) rimessa in discussione dei propri discorsi per poter "guardare" il corpo martoriato di questa donna che indossava la hijab.

_________________________

Articoli correlati in Marginalia:

Veli svelati. Soggettività del velo islamico
Protesta con veli e kefiah alla reggia dei Savoia
Musulmane rivelate. Donne, Islam, modernità
Per non tornare alle Crociate
Gaza. Dei vivi che passano
ControStorie: Razzismo_genere_classe online
Classer, dominer. Qui sont les autres?
"Sexe" et "race" dans le dans les féminismes italiens. Jalons d’une généalogie
.

, , , , , , , , , , , , , , ,