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Se l’occidente vuole la pace, deve digiunare

dolom_africaQuesto post non serve a niente, e molto probabilmente resterà lettera morta anche la ben più prestigiosa missiva inviata da Kofi Annan a Silvio Berlusconi in occasione del G8, ma vorrei far presente al governo e in particolare al ministro degli Esteri Frattini, il quale ha affermato (non ritrovo la notizia che avevo letto su Televideo) che nella cooperazione allo sviluppo “non siamo né ultimi né penultimi”, che l’Italia è precisamente all’ultimo posto nella classifica dei donatori europei insieme alla Grecia.

Il che si può evincere dalla seguente tabella, ricavata dal sito del Comitato di Aiuto allo Sviluppo dell’Ocse (Dac). La tabella che segue riporta la percentuale Aiuti pubblici allo sviluppo / Reddito nazionale lordo (%ODA/GNI): tutti i principali paesi sono in ritardo rispetto agli obiettivi chiesti dall’ONU (0,7%), ma l’Italia è proprio in coda. Aldilà delle promesse roboanti provenienti dall’Aquila nei giorni scorsi, la realtà nuda e cruda è questa, e non ci si venda l’alibi della crisi economica (i dati sono del 2008, e in linea con quelli del 2007).

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Tabella proveniente dal sito dell’OCSE, dove ODA sta per "total net official development assistance" e GNI per "gross national income".

Il ministro Frattini non è il solo nel nostro governo ad avere un rapporto difficile con i dati statistici; un altro donchisciotte è il ministro Tremonti, e qui mi riferisco alle sue recenti critiche all’ISTAT (*) in tema di disoccupazione: evidentemente, quando le cose non tornano, l’unica soluzione che resta è quella di provare ad illuderci che tutto vada per il meglio, al costo di minare la credibilità di istituzioni serie come l’ISTAT.

Sulla boutade di Tremonti si legga questo intervento ("La ciambella e il buco") di Ugo Trivellato, ex-preside della Facoltà di Scienze Statistiche di Padova. Le conclusioni dell’ articolo sono le seguenti: “Non servono dati graditi; servono dati veri. Servono a governo e Parlamento per prendere le decisioni giuste. E servono per essere comunicati con trasparenza all’opinione pubblica, perché il paese intero abbia cognizione delle difficoltà e concorra nell’impegno per contrastare la crisi e poi per avviare una non flebile ripresa.
A meno che non ci si illuda e ancor più si voglia illudere l’opinione pubblica con finzioni. Anche cercando di ridurre gli spazi di autonomia di istituzioni con cruciali funzioni tecniche e scientifiche. Tra queste vi è l’Istat. L’ormai prossima nomina del suo nuovo presidente è una importante cartina di tornasole per capire se la scelta obbedirà ai criteri-guida della competenza, dell’autorevolezza e dell’indipendenza di giudizio.”

In alto ho inserito le due fotografie dell’evento "Le Dolomiti abbracciano l’Africa", a cui ho partecipato qualche giorno fa, perchè è giusto non perdere la speranza.

Le Dolomiti abbracciano l’Africa: Tre Cime di Lavaredo, 5 luglio 2009; Immagini prese dal gruppo "Dolomiti abbracciano l’Africa" su Facebook.

(*) Tremonti all’assemblea della Confcommercio di qualche giorno fa: «Voi avete idea di come si fanno la statistiche dal lato dell’Istat?» «Con un campione con mille telefonate. Ti chiamano a casa e ti dicono: “Sei disoccupato?”. (Reazione:) “Vai a quel paese”. Risposta (cioè, quel che sarebbe il risultato della rilevazione): “Molto disoccupato”». Per il video si veda qui.

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