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Elezioni giugno 2009

Elezioni giugno 2009- Bene, anzi male. Si può dire come al solito tutto e il contrario di tutto. Ognuno ha vinto, nessuno ha perso.
Io personalmente dico bene, perché è stato scongiurato il Berlusconi pappatutto, boss anche in Europa e con la forza tracotante per imporre leggi ad personam, per favorire interessi di pochi e per chiudere sempre di più gli spazi democratici. Forse il mancato plebiscito, il fallito raggiungimento del 45% del partito del predellino, gli spunterà un poco le unghie e continuerà a mantenergli qualche difficoltà che le ultime vicende personali gli hanno procurato, specie in chiave internazionale. Forse è vero che una parte dell’elettorato ubriacato si sta svegliando. Forse.

Male però perché aumenta il consenso razzista alla Lega, che comunque fa parte del blocco di destra, e che consentirà a Bossi e i suoi di tenere sempre di più per le palle (scusate ma mi piace questa espressione) il Cavaliere Nero. Con pericolose accelerate sulla questione sicurezza, ronde, clandestinità ecc.
Male anche perché essendo un voto per l’Europa, vedere la grande affermazione dei partiti di destra, in qualche caso xenofobi, non può far piacere, e fa temere per quelle importanti sentenze che in ambito di salute dell’uomo e dell’ambiente, spesso si sono rivelate un utile baluardo nelle lotte dei vari comitati civici, tipo la privatizzazione dell’acqua, la questione rifiuti e quella delle energie rinnovabili.
Poi c’è la pagina triste della sinistra, che non c’è più, o che c’è ma si nasconde, che si divide e si frantuma nelle migliori tradizioni.
Non si capisce perché quei gruppi che una volta si dicevano extraparlamentari, se accettano la logica della presenza nei parlamenti, non cerchino di creare schieramenti tali da essere in grado di prendere qualche deputato. La continua litigiosa voglia di farsi il proprio orticello porta a non essere più rappresentati, anche come conseguenza logica dell’incapacità di radicarsi e incidere nel territorio.
L’unica nota positiva è la crescita dell’Italia dei Valori, di Quel Di Pietro, -che con buona pace di tutti gli avversari vicini e lontani che alla sua verve accusatoria, non sanno che opporre il termine spregiativo di populismo-, è l’unico che con coerenza non perde occasione per attaccare in maniera articolata la politica del governo.
Sarà populismo insistere sulla questione del Parlamento con troppi inquisiti e condannati; sarà populismo denunciare i giochetti delle tre carte nell’utilizzo di fondi pubblici, spostati di qua e di là, secondo la necessità dello spot del momento; sarà populismo schierarsi apertamente a favore del fotovoltaico e delle energie alternative e contro il nucleare. A me questo populismo piace, ora si tratta di vedere se: son rose che firoriranno o se saran lucciole prese per lanterne.

Gianluigi Radaelli

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