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"Caro Direttore…" – lettera alla direzione di "Repubblica.it" e per conoscenza alla redazione di "Repubblica"

Alla cortese attenzione della Direzione di "Repubblica.it"

e per conoscenza alle redazioni di "Repubblica.it" e "Repubblica"

Rimini, 12 maggio 2009

Gentile direttore,

mi chiamo Barbara Magalotti e le scrivo in merito all’articolo sul carcere San Pedro di La Paz, uscito il 24 aprile su Repubblica.it

( http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/esteri/carcere-bolivia/carcere-bolivia/carcere-bolivia.html?ref=search ) .

Ho impiegato alcuni giorni a “digerire” la lettura dell’articolo. Adesso finalmente vi scrivo le mie riflessioni.

Non mi voglio dilungare troppo (chissà se mai leggerete o pubblicherete la mia mail), ma sento forte dentro di me il desiderio di farvi arrivare il mio profondo disappunto: bazzico il San Pedro personalmente da circa 7 anni come volontaria e forse ho qualche nozione, informazione, consapevolezza in più sulla realtà di questo carcere, sui suoi paradossi, le sue contraddizioni, le sue “stranezze” (così appetibili per certa stampa scandalistica) e anche perché mi sento coinvolta in prima persona nelle vicende che lo riguardano.

In questi anni mi sono impegnata a sostenere e coordinare le attività del Centro Educativo per i bambini, figli dei detenuti, sorto nel 2002 all’interno delle mura del San Pedro, in stretta collaborazione con Padre Filippo Clementi, cappellano delle 4 carceri di La Paz, e collateralmente il mio impegno è stato rivolto anche al sostegno psicologico dei detenuti con i quali ho instaurato uno stupendo rapporto di stima e di fiducia, e dai quali ho ricevuto non solo affetto sincero, ma continui stimoli per la mia crescita interiore. Sulla mia esperienza di volontariato ho anche pubblicato un libro, una raccolta di lettere inviate durante un anno e mezzo di presenza a La Paz (“Di’ a qualcuno che io sono qui” edizioni Erickson – 2006), nel quale descrivo la condizione dei detenuti e dei bambini che vivono all’interno del San Pedro e cerco di rielaborare le esperienze vissute.

La situazione del carcere San Pedro è sicuramente particolare (polizia corrotta, alcol e droga che girano, bambini e intere famiglie che vivono con i detenuti, turisti e tanto altro ancora!), ma la corruzione della polizia, la situazione dei bambini che vivono all’interno del carcere con i loro padri, la relativa “anarchia” che vige all’interno di questa struttura, non possono essere letti senza una adeguata considerazione del contesto storico, culturale, politico, economico di un paese come la Bolivia. Ma non è chiaramente questa la sede per discuterne.

La grande rabbia che ho provato leggendo l’articolo da voi pubblicato è aumentata a dismisura scoprendo il link su un video girato da alcuni “turisti” durante un “San Pedro tour”… Tante volte ho visto entrare turisti al San Pedro, con le loro macchine fotografiche, le loro videocamere, farsi immortalare vicino ai detenuti in cambio di qualche spicciolo (come fossero la scimmia o la tigre dello zoo… che tristezza, che schifo!) e vi posso assicurare che la rabbia era tanta: verso i poliziotti corrotti che per 35 dollari facevano entrare orde di turistelli alla ricerca di emozioni e di situazioni strane da raccontare agli amici e verso i turisti (“los gringos”, come li chiamano i latinoamericani) che, come spesso accade, quando viaggiano in paesi più poveri credono di poter comprare tutto e tutti con i loro soldi… dimostrando una sensibilità e una intelligenza vicina o sotto lo zero assoluto. I gringos lo sanno bene che entrare al San Pedro è fuori legge, sanno che pagano 35 dollari per un servizio illegale e non ricevono certo fattura, sanno che vanno ad alimentare il circolo vizioso della corruzione eppure… eppure fanno sempre quello che vogliono! E di fronte ai loro viziatissimi capricci “primo mondisti”, la polizia penitenziaria chiaramente abbozza (chiediamoci anche quanto può guadagnare un poliziotto prima di giudicarlo) perché sicuramente quei soldi fanno comodo alla fine del mese. Non sto difendendo la corruzione della polizia penitenziaria: per carità!!! Sto puntando il dito sui turisti che nonostante infrangano consapevolmente la legge per una loro malata curiosità, non solo non vengono puniti ma pubblicano “da eroi” i loro “reportages mediatici” su youtube e su giornali web…

Credo che la stampa abbia un grande valore, una importantissima missione di informazione e di “coscientizzazione”, di stimolo alla riflessione. Mi urta quindi constatare che, come al solito, è la notizia che crea scandalo, che shocca la gente, che fa scalpore ad avere qualche chance di essere pubblicata. E mi indigno ancora di più quando a pubblicare articoli degni di giornaletti scandalistici sia una testata come la vostra, che ho sempre reputato intelligente ed obiettiva…

E mentre si parla di gringos, droga, e Brad Pitt che si scomoda a produrre un film sul San Pedro, ci si dimentica proprio di coloro che al San Pedro ci vivono e forse, dico forse, avrebbero qualcosa di un po’ più urgente e interessante da dire, riguardo alla loro situazione umana, al loro abbandono, alla loro condizione di emarginazione e stigmatizzazione…

Magari, anziché uno spot pubblicitario sulla cocaina a basso prezzo venduta ai gringos, sarebbe interessante pubblicare un bel servizio riguardante i detenuti del San Pedro, sulle loro attività lavorative, sull’auto-organizzazione interna del carcere, sulle attività svolte nel centro educativo con i bambini. Dare finalmente un’immagine a 360° di questa realtà, che, vista solo attraverso l’articolo che avete pubblicato, viene caricata di “fascino esotico” fomentando una curiosità malata nelle menti dei “turisti in cerca di emozioni forti”…

Forse scrivere un articolo un po’ più completo su questa realtà potrebbe far rinsavire quelle persone che trovando sulle guide il “San Pedro Tour”, si possano rendere finalmente conto della gravità di questa “opzione” e comincino a spezzare la catena della corruzione, facendo il primo passo rifiutandosi di alimentarla (o magari scrivendo a chi “pubblicizza” questi tour che non è esattamente una cosa “buona e giusta” farlo…).

L’articolo da voi pubblicato mi sembra non solo scadente e superficiale ma di una volgarità che rasenta la pornografia… con la differenza che mentre gli attori porno vengono pagati e anche profumatamente per mettere in mostra gli attributi, ai detenuti del San Pedro nemmeno viene chiesto il “consenso” alla pubblicazione di notizie che “forse” riguardano un po’ più loro che alcuni gringos affamati di adrenalina e cocaina a poco prezzo.

Caro direttore, le mezze verità alle volte nascondono ancor di più, anziché fare emergere, la realtà dei fatti… e lei che di mestiere fa il giornalista lo sa sicuramente meglio di me!

Sono una sciocca romantica, idealista, utopica forse. E il mondo va esattamente nella direzione opposta, lo so! Ma credo anche che l’opinione di un lettore, chissà, magari possa far riflettere e migliorare la qualità del lavoro del giornalista…. e gli faccia portare i suoi passi verso una informazione più sana, equa, giusta.

Buen trabajo a todos!

Barbara Magalotti

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