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Ricchi e poveri e sensazione termica

Michele Fronterre’: Per Zincone ‘spendo dunque sono’. Bene. […] Quello che blocca la nostra economia dei consumi privati, che non fa decollare la cosidetta domanda interna è il fatto che larghi strati della popolazione, non il cetro medio insomma, se per ceto medio si intende chi percepisce più di 70 mila euro annuo, non ha la percezione di un futuro roseo e quindi non fa progetti a lunga scadenza. […]
L’altro aspetto che sfugge a Zincone è che l’universo dei poveri è molto differenziato. C’è il povero povero, il povero e basta che lotta per i bisogni fondamentali, non ha una casa e non ha un pasto caldo ogni giorno. Ma poi ci sono il povero, che è povero perchè non è ricco, ovvero colui che ha una casa, ha l’indispensabile per vivere ma si sente comunque povero perchè non riesce a fare la cosidetta ‘bella vita’. […]

Gennaro Carotenuto: Rispetto a questo dibattito mi viene sempre in mente l’idea (per me balzana) della "sensazione termica". Il termometro segna +5 gradi, ma se la sensazione termica (boh!) è -5 gradi, siamo autorizzati ad abbaiare alla glaciazione incombente. In questo contesto continuo a pensare che il vero dramma dell’epoca neoliberale (che non si allenta per una finanziaria timidamente redistributiva) che ci tocca vivere, sia quello delle nuove generazione che sono più freddolose rispetto ai loro genitori.
Ma purtroppo non sono più freddolose a causa di una sensazione termica peggiore rispetto ai loro genitori, ma perché il loro destino è oggettivamente peggiore. Posseggono mille oggetti di consumi voluttuari, infinitamente di più rispetto ai loro genitori, ma non è il possesso dell’ i-pod a generare una sensazione termica positiva. Una sensazione termica positiva è data dalla stabilità delle aspettative lavorative, dalla stabilità delle aspettative di consumi, dal poter pagare un mutuo sulla casa, dal poter metter su famiglia ed avere dei figli senza pensarlo come un Everest da scalare.
Zincone, o chi per lui, fa finta di non capire che la società della precarietà è lungi dall’essere la società delle opportunità che millantano loro ma è -almeno per la sensazione termica della gente comune- quella dell’insicurezza.


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