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Terremoto: il sentimento di un Paese

A margine del terremoto, di tanto disastro, di tanta rovina, morte e disperazione, c’è una cosa che mi è saltata agli occhi. Sono rimasto molto impressionato nel vedere come questo Paese, nelle sue reazioni, sia ancora una volta diviso in due polarità estreme.
Da un lato c’è la solidarietà, la compassione, la partecipazione al dolore; enormi folle di volontari, di donatori di sangue, di offerte di ospitalità, di aiuto.
Dall’altro c’è già chi "si è stufato di piagnistei", chi tira dritto, con atteggiamento "pragmatico", ben rappresentato da due esempi che vorrei segnalare.

Il primo esempio è il tono di un certo numero di commenti a un toccante post di Anna. Anna è sfollata, ha perso tutte le sue cose. Lei manda un grido di protesta, di disperazione, di angoscia. Esprime con tutte le sue fibre il senso di ingiustizia, di solitudine, l’impossibilità di capire ed accettare quello che è successo e quello che sta vivendo ora. Alcuni le rispondono col calore, la solidarietà, la vicinanza; altri fanno le pulci alle sue affermazioni sul numero di morti o di senzatetto. Pare che non possano capire il dolore, che non abbiano mai provato la disperazione, e mettono tra loro stessi e la testimonianza di Anna un diaframma, che non faccia trapelare i sentimenti, il messaggio che veramente Anna ci manda, e ne estrapolano i "dati": quanti morti? quanti sfollati? quali sono le tue fonti? ti prendi la responsabilità delle notizie che fornisci?

Il secondo è l’intervista dalla tendopoli del Presidente del Consiglio Berlusconi (ancora?!) all’emittente televisiva tedesca N-TV (di cui trovate qui la versione in italiano non tradotta), nella quale, certamente con tono grave e fronte aggrottata, si dicono le testuali parole: "Si trovano bene, qui c’è una grandissima assistenza (…) Non manca niente, qui c’è la cura medica, ci sono i medicinali, ci sono i pasti caldi e c’è… la copertura per la notte, che tuttavia deve essere assolutamente provvisoria, ecco, bisogna prendere questo come un camping da fine settimana, e poi bisogna arrivare su soluzioni che ci sono, sono pronte, e che sono gli alberghi".

Non mi scandalizzo tanto per la solita battuta alla Berlusconi che vorrebbe sdrammatizzare ed invece sminuisce la condizione di quelli che sono lì accampati – verrebbe da chiedere al Presidente perché lui per primo non fà il cambio con quei vacanzieri, partecipando allegramente al camping e offrendo loro un soggiorno nelle sue ville sparse in giro per l’Italia. Io mi sento profondamente ferito ed addolorato da quel "non manca niente", da quella incapacità totale di compassione, di condivisione di sentimenti.
Alle persone che stanno lì, considerato quello che hanno passato, sotto l’aspetto materiale forse non manca niente. Ma sotto l’aspetto umano, hanno perduto tutto, e nulla e nessuno può risarcirli.

Oltre a tutto il resto, è necessario essere loro vicini anche col cuore.
Il cuore, signor Presidente!
Il cuore, maggioranza degli Italiani!
No, non il muscolo.

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