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Riusciremo anche in Italia ad avere un dibattito serio sulla neutralità della Rete?

netneutrality La recente proposta di legge in tema di neutralità della rete, presentata da Vincenzo Vita e Luigi Vimercati, entrambi senatori del PD, potrà finalmente aprire il dibattito politico/legislativo su un tema che in altri Paesi, europei e non, è da molto tempo in primo piano.

Gli “attori” di questo dibattito sono vari: i fornitori di servizi Internet (ISP), che, a fronte di usi sempre più complessi della Rete, quali ad esempio quelli legati alla circolazione di video o ai sistemi di Voice over IP, stanno cercando di ottimizzare l’uso della banda di rete; gli utenti della Rete stessa, che non accettano che alcuni dati veicolati sul Web possano essere “discriminati” a favore di altri; i titolari di diritti (specialmente diritti d’autore) che sostengono che gli ISP debbano aiutarli a scoprire e sanzionare, anche con limitazioni di accesso a alla Rete gli utenti che usano applicazioni che normalmente trasportano file coperti da privativa; i “regolatori”, che devono decidere se e come intervenire per affermare o meno la possibilità per gli ISP di sospendere la connettività di un utente o di filtrare un’applicazione, un servizio, un contenuto.

Affermare la Neutralità della Rete significa che un Internet Service Provider non può filtrare i dati presenti sul web, di qualunque natura essi siano. I fautori di questo orientamento paventano, in caso contrario, una Rete nella quale gli ISP (e possibili oligopoli nel mercato degli ISP) diventino progressivamente arbitri di come e cosa debba circolare nella Rete. I sostenitori di un ruolo non neutrale degli ISP, invece, affermano che il filtro dei contenuti apporterebbe un sensibile calo nelle violazioni della normativa sui diritti d’autore ed una maggiore capacità di banda per altri servizi.

Le discussioni più interessanti sul tema si svolgono forse negli Stati Uniti e in Francia, ma il dibattito è aperto un po’ ovunque.

Negli Stati Uniti la questione è giunta alla ribalta della cronaca con il recente caso Comcast. L’ISP Comcast, infatti è stato accusato di aver filtrato e rallentato i dati che erano veicolati in Rete attraverso l’applicazione di file sharing “Bit Torrent”: la questione, giunta di fronte alla Federal Communication Commission, si è risolta con l’affermazione del principio di neutralità della rete e della possibilità per i consumatori di accedere ad ogni contenuto legale di Internet e alle applicazioni di loro scelta, senza filtri da parte dell’ISP. Questa possibilità è fondamentale per preservare un mercato aperto e l’innovazione che caratterizza Internet.

Sul tema della network neutrality ha preso posizione anche Barack Obama che in campagna elettorale ha insistito molto sulla neutralità della rete (rinvio a questo filmato e alla parte del programma elettorale in cui Obama ha trattato delle nuove tecnologie): Internet deve essere una rete aperta, non deve privilegiare alcune applicazioni rispetto ad altre. Deve continuare ad essere un mezzo che non penalizza le voci minori.

Di fronte alle varie implicazioni e significati che possono essere attribuiti alla locuzione “net neutrality“, la questione che più fa discutere è quella relativa a quale ruolo attribuire agli Internet Service Provider ai fini della tutela del diritto d’autore nel controllo dei contenuti, dei servizi, delle applicazioni che circolano sul Web. La posizione francese, quella che ormai è nota come “Dottrina Sarkozy” è probabilmente quella maggiormente dibattuta. A fronte del fenomeno di scambio di file coperti da privativa, il governo francese ha cercato una soluzione che tutelasse gli autori, incoraggiando un accordo tra i professionisti della musica, del cinema e degli audiovisivi e i fornitori di servizi Internet per operare congiuntamente a dissuadere il download illegale, quindi proponendo la legge icasticamente definita come quella dei “Tre colpi e sei fuori” secondo la quale una autorità indipendente ad hoc potrà far pervenire al titolare dell’abbonamento ad Internet due ammonizioni a non utilizzare la rete per scaricare materiali coperti da diritto d’autore. Alla terza violazione applicherà le sanzioni che comprendono la sospensione dell’ accesso alla Rete per un periodo da tre mesi a un anno accompagnato da un divieto di sottoscrizione per lo stesso periodo ad un altro qualsiasi contratto con un altro operatore ISP. L’Assemblea nazionale sta approvando il testo di legge relativo proprio in questi giorni.

Auspichiamo che anche in Italia sia aperto un serio ed allargato dibattito sul tema, allo scopo di evitare una pedissequa imitazione di soluzioni avanzate da altri, anche alla luce delle estemporanee uscite di alcuni deputati sulle modalità di filtro dei contenuti della Rete (vedi emendamento D’Alia al “pacchetto sicurezza”), della avvenuta costituzione – invero senza il dovuto risalto da parte dell’informazione – presso la Presidenza del Consiglio di un Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale (la cui composizione è stata criticata in quanto non prevede nessun rappresentante degli utenti o degli ISP) e delle dichiarazioni di qualche tempo fa del Presidente del Consiglio che ha annunciato la presentazione, alla prossima riunione del G8, di una proposta di regolazione di Internet su scala mondiale.

Elda Brogi

Teutas.it

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