- Gennaro Carotenuto - https://www.gennarocarotenuto.it -

Guerrilla pink per tutte

In provincia di ragusa non c’e’ solo un problema di barbarie contro la razza canina [1] (cani abbattuti indiscriminatamente, descrizioni di ridicoli riconoscimenti – esistono foto segnaletiche dei cani cattivi? – castrazioni per ammansirli, logica identica a quella che impone la castrazione chimica per gli immigrati). Esiste anche una speculazione tra feudatari che sfruttano manodopera a prezzi differenti a seconda della etnia cui appartengono. Come ci dice un buon servizio rai [2] dapprima c’erano i nordafricani che avevano raggiunto un equilibrio di relazione tra costo del lavoro e sfruttamento. Ora che sono arrivate le rumene (moltissime donne) che si fanno pagare meno per lavorare nelle serre e che nel frattempo vengono ab-usate anche per altri scopi allora cresce il clima della concorrenza.

Per fortuna c’e’ emilio fede che da una settimana manda in onda su rete quattro in replica ogni notte un servizio scoop sui facili costumi delle rumene, sulla loro disponibilità a lavorare per i locali a luci rosse e sul fatto che rubano i mariti alle italiane. Se non ci fosse lui a dire baggianate in effetti in italia potremmo rischiare di annoiarci. Ma alla gente piace pensare così. E’ più facile.

Esattamente come è più facile per la lega nord sfuggire alle domande delle imprese che si occupano di tessile a prato, tutte in via di tracollo finanziario, per attribuire la responsabilità della crisi ai cinesi. Troppo scomodo andare a indagare sulle persone, italiane, che preferiscono sfruttare la manodopera cinese a basso costo per comprare abiti a un euro da rivendere a trecento. Il problema è che volevano un liberismo non esattamente libero o libero solo per gli italiani. Tanto export e niente import.

Un amico mi diceva che nella azienda per cui lavora stanno facendo un contratto di solidarietà collettiva. Niente contratto nazionale. Un accordo tra datore di lavoro e operai per lavorare tutti guadagnando meno. Molto meno. Ho chiesto se la formula del contratto di solidarietà l’avesse suggerita il datore di lavoro. Mi ha risposto di no. L’hanno suggerita gli operai. Poi ha aggiunto che avrebbero accettato in ogni caso anche se hanno capito che questo tipo di contratto potrebbe essere un ulteriore sistema, per gli imprenditori, di ottenere il massimo della produzione con il minimo della retribuzione. Una sorta di sciacallaggio – con l’alibi della crisi – autorizzato dal fatto che il contratto nazionale è stato svuotato di senso e di ruolo. Gli ho chiesto allora chi siede al tavolo delle trattative con l’imprenditore per stipulare il contratto di solidarietà. "Il sindacalista" mi ha detto. "E voi vi fidate?" ho ribattuto. "Dobbiamo fidarci" ha risposto lui "in ogni caso non abbiamo alternativa".

Non hanno alternativa infatti. Gli imprenditori disonesti (tra quelli onesti che certamente ci sono) forse stanno cavalcando l’onda della crisi per evitare di garantire ogni diritto ai lavoratori. In tempi di crisi tutto è concesso. Sarà una forma di deformazione diffidente ma quando penso ai contratti di solidarietà – il noto "lavorare meno lavorare tutti" – mi viene in mente anche che mi piacerebbe controllare i libri o il libro unico contabile dell’impresa per sapere se davvero è in fallimento, se le entrate sono inferiori alle uscite perchè potrebbero esserci trucchi di bilancio (lo yacht scaricato tra le spese aziendali), perchè tanti soldini potrebbero essere stati messi in un conto all’estero esentasse, perchè alla base potrebbe esserci un furto che ricade sulla povera gente mentre gli esattori rincorrono padri e madri di famiglia per pignorare anche i peli delle sopracciglia perchè per sopravvivere non hanno saldato le rate del mutuo.

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E’ osceno immaginare che il governo decida di ricapitalizzare le banche, ovvero consegna soldi agli istituti di credito che di credito non ne fanno proprio per niente e che invece continuano a calcolare i debiti fatti dalle persone per campare. Io non credo proprio che i soldi dati alle banche verranno poi trasformati in contributi alle persone. Che senso ha coprire la quota del tasso di interesse medio di un anno di mutui per le banche mentre la gente continua a subire licenziamenti e non sa neppure da dove prendere i soldi per mangiare?

Perchè non dare allora i soldi direttamente alle imprese? Anzi, ai lavoratori che tengono in piedi le imprese? Di cosa hanno paura: che la gente comune prende i soldi e scappa? Invece ci fidiamo di più delle banche che di soldi fino ad ora se ne sono fregati una montagna senza che sia stato individuato un solo responsabile?

A milano, sicuramente lo ricorderete, è stato ammazzato di botte un ragazzo nero per il colore della sua pelle e perchè aveva preso senza pagarlo un biscotto. Tutti i giorni non facciamo che sentire la lega e i fascisti che ci dicono di odiare lo straniero perchè ci ruba il lavoro. Nessuno parla di dirigenti, caste, banche, ricchi, che ci hanno rubato tutto, compreso il futuro.

Come può brunetta tacciare di terrorismo gli studenti che lottano ancora sperando di recuperare almeno la speranza per un pizzico di prospettiva. Come possono tutti ordinarci con arroganza in che punto bisogna star fermi ad aspettare le briciole, le elemosine, sperando di non morire di fame e di freddo. Come possono usare la polizia per picchiare gli operai, gli scioperanti. Come si permettono di piegare la nostra volontà e di ordinarci persino come gestire e su chi indirizzare la nostra rabbia.

Non è lo straniero, non è il rom, non è il povero disgraziato come noi che ci toglie il futuro. Per chi ha chiara questa prospettiva è offerto lo stesso destino riservato ai cani affamati della provincia di ragusa: saremo abbattuti/e, noi, il nostro dissenso, la nostra analisi lucida e realistica del presente.

Cosa volete che importi al mondo in questo momento del fatto che le donne povere comunque non smetteranno di essere picchiate e stuprate. Perchè nel corso della storia è sempre stato così: che le donne vivano in un castello o dentro un tugurio, comunque non vengono risparmiate. E’ la nostra unica certezza. Anzi ci viene richiesta maggiore responsabilità. Dobbiamo prenderci cura dei nostri familiari perchè c’e’ crisi. Il mio amico mi ha detto che non è un gran momento per le rivendicazioni. La lotta contro il patriarcato è persino più rischiosa della battaglia per mantenere un posto di lavoro.

Mettere sottosopra il welfare, pretendere un ruolo differente per le donne, un pizzico di libertà di scelta, due millimetri di pari opportunità, qualche grammo di responsabilità collettiva è come sovvertire il mondo intero.

La famiglia è un ammortizzatore sociale [4]. Le donne sono il perno della famiglia, quelle alle quali è destinato tutto il lavoro di cura. Per farci restare in casa ci hanno precarizzate, ci obbligano a fare figli, ci inducono a credere che fuori ci sono tanti pericoli dai quali solo un uomo amorevole e devoto può salvarci. Questo è il momento durante il quale il nostro ruolo è quello di fare le schiave con convinzione e senza lamentarci. A noi non spettano neppure i contratti di solidarietà collettiva. I nostri corpi hanno una destinazione d’uso. Siamo carcerate in semi libertà (giusto per andare a fare la spesa e accompagnare i bambini a scuola). Il nostro destino sembrerebbe segnato.

Eppure è proprio nei momenti di maggiore crisi che le donne trovano la forza di riemergere e di creare, inventare qualcosa di diverso.

Brunetta dice che gli studenti sono guerriglieri?

Evidentemente non sa di cosa sono capaci le donne.

Buona pink guerrilla a tutte!

Li sconfiggeremo con la forza delle parole, con il potere dei nostri pensieri, con l’intelligenza delle nostre azioni … volendo, anche con la puzza dei nostri piedi. Abbiamo calpestato secoli di storia: l’odore della schiavitù può far soccombere chiunque a parte noi! (anonima)

Consiglio di lettura:

—>>>Chi ha cucinato l’ultima cena [5] – di Rosalind miles

—>>>La foto – Roma 1977 "siamo tutte a piede libero" – è di Tano D’Amico

da femminismo a sud [6]