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Gli ex e quell’opzione sulle vite di mogli e figli/e

Riassunto delle puntate precedenti: QUI le violenze delle ultime giornate e QUI una analisi sulla ultima speculazione politica che anche oggi si può trovare in giornali come la padania (l’omicidio di treviso di madre e figlia che pur di non ammettere che appartiene alla serie stranumerosa dei delitti in famiglia vorrebbe essere relegato al delitto per conflitto di tipo culturale e religioso).

Le vicende emerse negli ultimi giorni hanno chiarito che le violenze avvengono maggiormente in famiglia o tra conoscenti. Il bambino di napoli è stato violentato da un signore che conosceva il quale solo qualche anno fa aveva più volte abusato della nipote della sua convivente senza che la bambina fosse creduta. Stessa cosa, ripetiamo, è accaduta a Pistoia. Un signore è stato beccato a molestare un bambino. Anni prima era riuscito a fare passare per bugiarda una ragazzina che aveva subìto lo stesso trattamento. Di oggi la notizia che ci dice che a Napoli è stato arrestato un altro pedofilo, denunciato in ottobre per aver abusato per tre anni di una bambina vicina di casa. Era indispensabile che fosse evidente quanto è scarsa l’attenzione per le denunce di abusi che riguardano le bambine per dare la svolta anche a questa indagine? Quattro mesi a fronte dei due giorni usati per arrestare il pedofilo quando stupra un bambino? Perchè si dedica tanta attenzione ai pedofili virtuali, quelli che guardano foto e video, con titoli su mega operazioni di bande criminali pedofile sgominate qui e la’, e poi quando ce n’e’ uno vero, reale, lo si lascia tranquillo? Perchè le bambine non vengono credute?

Ieri si è anche diffusa la notizia dell’omicidio di un bambino nei locali di un consultorio, servizio minori. Il padre ha ucciso il figlio in uno di quei momenti che si definiscono "incontri protetti". Protetti non si capisce da cosa e da chi dato che il bambino è morto. Il punto vero però non è la responsabilità di un consultorio familiare che è luogo all’interno del quale figli e padri possono incontrarsi in presenza di una figura (assistente sociale, psicologo) nel momento in cui il padre è ritenuto non affidabile. Il punto, come diceva ieri anche un rappresentante degli avvocati matrimonialisti italiani, è che troppi omicidi vi sono nell’ambito familiare proprio in fase di separazione e i figli diventano per il marito violento un mezzo di coercizione per ciò che reputa suo: moglie ed eventualmente figli.

L’avvocato diceva che la legge andrebbe rivista per impedire agli uomini violenti di avere accesso a ex mogli e figli attraverso gli incotri protetti, gli affidi condivisi. Gli uomini violenti non dovrebbero avere contatti con i figli.

E’ questa una dichiarazione fortissima (sebbene scaturisca dalla constatazione che non sono solo le donne ad essere uccise – come già non bastasse questo – ma anche i figli) che dice con chiarezza un fatto serio: incontri e affidi condivisi in moltissimi casi vengono usati dagli ex mariti come si trattasse di una opzione sulla ex moglie. Gli uomini che non riescono ad ottenere qualcosa che considerano suo diventano veramente pericolosi. Perciò ammazzano mogli, figli e poi provano a togliersi la vita, spesso senza riuscirci. Non riescono a concepire che moglie e figli/e siano altra cosa da se’, persone altre con una vita propria.

In questi ultimi anni si sono costituiti in italia alcuni gruppi di padri che hanno trovato una maniera organizzata di rivendicare ciò che ritengono di loro proprietà. Non di rado si può leggere, da parte di questi uomini livorosi e ostili, che le ex mogli sarebbero donne cattive, che si sono inventate tante brutte cose pur di tenergli lontano i figli. Non neghiamo che questo possa accadere ma si tratta di eccezioni e non della regola. Generalizzare situazioni nelle quali c’e’ una evidente incapacità di affrontare i conflitti in maniera adulta e civile e senza un uso spregiudicato dei figli e delle figlie significa attribuire alle donne la maggior parte dei mali dell’umanità. Significa fomentare misoginia e sessismo. Significa alimentare il pregiudizio, ancora una volta come già accade per gli stupri, che le donne inventano tutto, che le denunce per percosse, per molestie, per violenze, non sono supportate da verità dimostrabili. Significa agire in un terreno facile dove, come abbiamo visto, le bambine e le donne non vengono credute perchè le forze dell’ordine sono composte soprattutto da uomini. Uomini che forse trovano giustificazioni per se stessi quando picchiano mogli e figli o che comunque considerano le questioni di violenza familiare fatti dei quali non ci si deve occupare perchè atterrebbero ad una sfera privata dove conta più la strizzata d’occhio e una stretta di mano tra maschi che un gesto di ascolto e attenzione nei confronti delle donne.

E poi, diciamolo: a tanti padri dei figli e delle figlie non frega veramente nulla. L’egoismo è tale che pensano solo a ucciderli per soddisfare un bisogno che rimane nella loro testa. Il bene del bambino è l’ultima cosa della quale intendono occuparsi.

Quanti sono i padri che considerano una ingerenza da parte della ex moglie il fatto che lei tenga a regolare la vita dei figli e delle figlie, a provare a cercare serenità per loro, a pretendere che il padre si assuma responsabilità anche di tipo economico.?

Quanti sono gli uomini che si perdono in discorsi miserabili del tipo: "quella puttana i soldi li spende per lei, i soldi per i miei figli li do a loro quando e se saranno con me!"

Così rimandano il momento di assunzione di responsabilità e trovano un alibi al loro profondo egoismo.

Il personale è politico, così insegna la pratica femminista, senza generalizzare, dunque riparto da me (lo stesso dovrebbero fare gli uomini): se non fosse stato per i miei mia figlia e io avremmo avuto seri problemi. Il padre di mia figlia non si è MAI occupato di lei. Ha preteso di vederla i primi tempi e poi mi ha rinfacciato di non averle permesso di stare con lei negli anni futuri. In realtà non si è mai presentato ad un compleanno, non ha mai neppure fatto una telefonata, non si faceva vivo se non per tornare a picchiarmi o a pretendere che io mettessi fine alle sue "sofferenze". Non ho mai detto nulla a mia figlia per darle modo di realizzare con suo padre un rapporto libero da condizionamenti. Alla fine è stata lei, oramai adulta, che all’ennesima latitanza del padre cui lei aveva offerto la possibilità di costruire un rapporto che non c’era mai stato, mi ha chiesto cosa fosse accaduto. E io le ho raccontato tutto quello che c’era da raccontare. Quell’uomo era ed è rimasto un irresponsabile che da la colpa di tutto quello che lo riguarda a tutti meno che a se stesso. E’ riuscito a dare la colpa della assenza di relazione con sua figlia a lei che pure lo ha continuamente cercato. E’ riuscito a continuare a perseguitare me per venti lunghi anni, nonostante io vivessi in città diverse e con persone diverse.

Come me un milione di altre donne che nel corso della vita ho conosciuto hanno vissuto la stessa identica storia. L’unica differenza è che alcune di loro non sono più vive per raccontarla. Di queste storie prima o poi [email protected] dovrà tenere conto. Prima o poi. Prima che le donne, i bambini, le bambine, muoiano tutti/e. Ora, adesso, subito. Anche domani andrebbe bene. Senza scuse. Datevi da fare.

Infine un’ultima cosa: Pangea lancerà nei prossimi giorni una campagna che dovrebbe essere utile alle donne che vogliono "ricominciare" dopo essere uscite da situazioni di violenza. Tempo fa avevamo pubblicato una cosa sulla certezza del reddito per le donne maltrattate. Una cosa che sta a mezzo tra la provocazione e la proposta politica. Certo non immaginavamo che vi fosse chi invece potesse approfittare del clamore mediatico per mettere in piazza una proposta che a mio parere ha veramente molti punti ambigui.

Spieghiamo: microcredito è quella cosa che è stata sdoganata anche in italia e che permette senza garanzie di offrire mutui di bassa o media cifra per permettere all’economia di girare (bisogna spendere spendere spendere perchè l’economia non gira, così diceva il presidente del consiglio berlusconi qualche anno fa). Quando Pangea dice che c’e’ una offerta per donne che hanno subito violenza alle quali non viene richiesta alcuna garanzia a parte che la sicurezza (morale) che la individua sia affidabile in termini di solvibilità (altri che dovrebbero assumersi il ruolo di garanti per far fronte al debito semmai la malcapitata non riuscisse ad estinguerlo), dice una cosa parecchio poco trasparente. Microcredito non è gratis!

Una donna che esce da situazioni di violenza, in un momento nel quale non ha sicurezza di un lavoro ne’ di una casa o di qualunque altra cosa vorrà attivare una impresa con un prestito (si tratta di questo e non di un regalo, chiaritelo!)?

E semmai vorrà fare una cosa del genere quale sarà il tasso di interesse? E perchè mai una associazione che si occupa di cooperazione, mondo che è alquanto in crisi per tante ragioni che non staremo qui a spiegare, vorrebbe inguaiare le donne (e le persone che fanno loro da garanti), che hanno già abbastanza problemi, attivando percorsi di microcredito?

Dove sta la differenza tra il microcredito offerto da Pangea alle donne che hanno subito violenza e quello che viene "offerto" ai pensionati con "qualche problemino" nelle pubblicità televisive?

Spero in una risposta da chi ne sa di più. Scusate la diffidenza ma sapete com’e’, oggigiorno non ci si può fidare proprio proprio di [email protected] Grazie.

da femminismo a sud

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