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Nessuno tocchi la mia vita!

L’Italia, oggi, sta vivendo tragicamente gli anni più bui della sua storia politica e morale. Assistiamo, giorno dopo giorno, allo sgretolamento delle colonne portanti della nostra democrazia, alla riforma violenta e amorale dello Stato, per mano di omuncoli ignoranti e accecati dalla conquista di potere e di immunità; personaggi tetri, che legiferano in funzione della creazione di una realtà politica priva di qualunque garanzia democratica e costituzionale.
Non possiamo dimenticare, in quanto cittadini elettori, che nel passaggio dallo Stato liberale di diritto allo Stato sociale di diritto, il criterio della “separazione di poteri” ha continuato a svolgere, almeno fino ad oggi, un ruolo fondamentale nel sostentamento delle libertà democratiche evitando, in Italia come in altri paesi, la possibilità di una degenerazione tirannica dovuta alla concentrazione, nelle mani di una singola istituzione, di tutti o di gran parte dei poteri dello Stato. Lo scontro con il Quirinale portato avanti in questi giorni dal presidente del Consiglio Berlusconi evidenzia chiaramente la volontà di sconvolgere l’equilibrio stabilito da questo principio, mettendo a repentaglio l’intero impianto costituzionale del nostro Paese, che garantisce formalmente la tutela dei diritti e delle libertà individuali di ogni singolo cittadino. Il concetto dello Stato di diritto presuppone che l’agire dello Stato sia sempre vincolato e conforme alle leggi vigenti: dunque lo Stato sottopone sé stesso al rispetto delle norme di diritto, e questo avviene tramite una Costituzione scritta. Ma nel momento in cui si cerca di attuare un superamento della tripartizione dei poteri, in nome di una presunta funzione sociale dello Stato, ma di fatto solo in funzione di una personale e pericolosa volontà riformatrice dello stesso, lo Stato di diritto si sgretola trascinando con sé i presupposti per il mantenimento di una società democratica e libera.
In tal senso il caso Englaro, nella tragicità delle sue dinamiche, ha dimostrato quali siano i veri intenti del programma politico nostro attuale presidente del Consiglio: l‘assalto allo Stato e lo sconvolgimento dell’assetto costituzionale del Paese, esautorando il controllo di legittimità della Corte costituzionale e del Presidente della Repubblica; l’indebolimento della magistratura tramite il sovvertimento del potere giurisdizionale la cui funzione è quella di interpretare e attuare le norme stesse applicandole ai casi concreti; l’imposizione di una linea politica dalle evidenti volontà dittatoriali e sorretta di una palese ideologia neofascista.
Sul caso di Eluana, una volta pronunciatasi positivamente la Corte di Cassazione nei confronti di Beppino Englaro e del vuoto legislativo che caratterizza in questo momento il problema del testamento biologico, un governo, in piena assunzione dei principi democratici e liberali, non può e non deve tentare di annullare ex abrupto, tramite lo strumento del decreto-legge, la cui funzione dovrebbe essere di tutt’altra natura, una sentenza formale, che oltre a essere una conquista del singolo cittadino, gode anche del principio di insuscettibilità; non per niente la forza di pronuncia giurisdizionale consiste nell’idoneità della sentenza a divenire “cosa giudicata”, affermare, cioè, che la controversia ha ricevuto una regolamentazione definitiva e irrevocabile.
Berlusconi è fondamentalmente un uomo ignorante senza il minimo senso dello Stato e della legge. Sfruttare il caso Eluana per camuffare i propri sporchi intenti è indubbiamente un atteggiamento esecrabile, degno di un posto d’onore nella peggiore storia politica del nostro Paese. Il suo intento principale, quello di voler sovvertire l’ordinamento giuridico a colpi di maggioranza, non abolendo direttamente l’assetto democratico del paese, ma bensì mutandone il contenuto e gli equilibri, si fa scudo con il corpo inerme di Eluana e con la tragedia vissuta dalla sua famiglia, nell’assoluta mancanza di rispetto per il dolore di queste persone.
A favore di Beppino Englaro la Cassazione ha sentenziato avvalendosi, oltre che di buon senso a mio avviso, dell’impianto giuridico costruito sulla Costituzione del nostro paese: nel testo dell’art. 2, infatti, si dice che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo….”. Tali diritti sono considerati diritti naturali, non creati giuridicamente dallo Stato ma ad esso preesistenti (vorrei fare notare che tale interpretazione è agevolmente rinvenibile nella parola “riconoscere” che implica la preesistenza di un qualcosa). Ora chi può stabilire che tra i diritti inviolabili dell’uomo non sia considerato quello di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte, in caso di malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali e che impediscono una normale vita di relazione? Chi può stabilire che io, libero cittadino di un paese “democratico”, non possa disporre della mia vita perché essa, in definitiva, appartiene allo Stato? Beh! La risposta è semplice: nessuno, in una democrazia reale. Ecco perché i giudici si sono espressi favorevolmente sul caso Englaro; ecco perché la nostra Costituzione è l’unica arma pulita a difesa delle nostre libertà, che non può essere abbandonata alle riforme di questi omuncoli e ladri di galline, uomini subdoli, che occupano le poltrone politiche del nostro Paese; ecco perché forse dobbiamo ringraziare Eluana e Beppino per aver intrapreso, e mi auguro vinto, una battaglia contro l’arroganza, la volgarità, la violenza di una politica senza scrupoli e profondamente antidemocratica.

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